La crisi c'è e non c'è. Un senatore, l'altro giorno, mi ha chiesto senza ripensamento: Ma quale crisi?. In effetti è vero. Abbiamo case e terreni (uno di noi quasi un centinaio!) e facciamo una vita da Patroni, ma senza Griffi per la testa. Ci divertiamo, il mondo ci sorride, ci plaude, ci vezzeggia, come alla buvette con il campari prepagato o quando ho fatto avere il buono-casa all'intero palazzo, fatiscente struttura proprio di fronte a un immobile antidiluviano da cui cadono calcinacci ogni giorno. Anfiteatro Flavio, mi pare si chiami. Sconto per tutti, anche per la portinaia che ora, quando esco, si inchina fino a terra. Privilegio? No, diritto: lo sanno anche le pietre che tra questi ruderi bivaccavano fin dal Medioevo ogni sorta di topacci e mendicanti. Anche ora, per la verità: a due passi da qui, proprio alle spalle della chiesa che contiene un perplesso e silenzioso Mosè, s'è installata la Caritas, richiamo di frotte disperate. Non è facile vivere con questi sbandati che sporcano per terra, si lavano i denti alla fontanella del '600 che vedo dalla mia Jacuzzi e che mangiano direttamente dai cassonetti della spazzatura. Che orrore. Quando succede, alzo a palla la modalità «sauna», fino ad appannare completamente i vetri. Sarò pure un tecnico, ma di sensibilità rara.
A volte mi capita persino d'essere Malinconico. In quei casi, cambio aria. Filo all'Argentario, in un posticino delizioso suggerito da un conoscente (altrimenti a che cosa servono, questi seccatori sempre a caccia di un appalto o di un parcheggio per l'elicottero?). Dalla terrazza, quando la veduta non è oscurata dal transatlantico che passa per salutare - must offerto da Sottocosta Crociere - si gode un panorama delizioso. Long-drink, compagnia adeguata, un tuffo nella piscina della suite. Sobrietà innanzitutto. Il bello arriva a mia insaputa, quando riparto. Il direttore è persona così garbata e affettuosa, che con grandi cerimonie mi accompagna fin dentro l'auto, e chiude la portiera prima che riesca a chiedere il conto.
E dire che di conti noi ce ne intendiamo. Facciamo pulci a tutti, e quelle (le pulci) neppure ringraziano. Com'è capitato alla mia amica Elsa (Fornero, ndr) che, andata a festeggiare la stampa davanti a una sala zeppa di precari, proprio mentre l'editoria è in crisi e chiudono giornali, ha detto che una delle caste privilegiate da bastonare sono i giornalisti. Credete che l'abbiano ringraziata, le villiche jene dattilografe? O a quell'altra mia amica senatrice che, avendo sentito parlare di tagli (ce ne guardiamo bene, per carità), ha convocato il giorno stesso il suo portaborse a 900 euro in nero per licenziarlo. «Non ce la faccio più a pagarti», ha detto in lagrime. D'Alema, che dice di dare al suo tutti i 4mila euro che gli passa la Camera, ieri ha chiesto di fare nomi e cognomi dei furbi colleghi che s'intascano quanto viene loro dato per i portaborse. Bastava che prendesse l'elenco completo di deputati e senatori.
Ma questi da dove pensano che scendiamo, da Marte? Per carità, non siamo di un altro pianeta. No, veniamo dalla luna: per questo a volte sembriamo un po' stralunati. Siamo Patroni della terra, mari e Monti, e ce la teniamo».
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