Andiamo avanti. Alle interrogazioni quel 27 settembre il governo risponde. E lo fa con l’autorevole voce del ministro Arturo Parisi, titolare della Difesa, nonché grande confidente del premier. Parisi con il piglio del tamburino sardo risponde così a Galante: «L'interrogazione dell'onorevole Galante ripropone la nota questione della richiesta del Governo statunitense per l'utilizzazione dell' area civile dell'aeroporto Dal Molin, ai fini dell'accorpamento della 173ª brigata presente a Vicenza». È vero che il nostro è un Paese senza memoria storica, ma come può «una nota questione» diventare dopo quattro mesi «un iter troppo riservato»? Dimostrando di conoscere molto bene il dossier Vicenza, Parisi spiegava a Galante che «a tutt'oggi, con la controparte Usa non sono stati sottoscritti impegni di alcun genere. La disponibilità di massima manifestata dal precedente Governo non si è tradotta, infatti, in alcun accordo sottoscritto». L’interrogante cita una riunione propiziata dal ministero della Difesa, tenuta il 6 luglio precedente con militari italiani, americani e il sindaco di Vicenza. Con candore, Parisi risponde: «Confermo il suo svolgimento, così come la conoscenza da parte del ministero. Si è trattato di una riunione di carattere meramente tecnico volta a verificare la fattibilità di uno specifico piano di transizione, con la partecipazione di tutte le parti in causa.
Per la Difesa, alla riunione hanno preso parte i vertici tecnici di settore e, in particolare, il direttore generale del demanio militare, oltre a rappresentanti dello stato maggiore della Difesa e del gabinetto del ministro. Erano inoltre presenti i rappresentanti militari statunitensi ». Si trattava di una riunione segreta, svelata da Galante? Macché, Parisi smentisce e tranquillizza: «Rassicuro l'interrogante che non risulta che la riunione sia stata in alcunmodo connotata da spirito di segretezza, con il fine di adottare iniziative in contrasto con gli intenti dell'autorità governativa. Autorità che resta indiscutibilmente competente per l'assunzione della decisione finale. Escludo altresì con perentorietà l'ipotesi di ogni indebita pressione sulle autorità civili da parte di soggetti militari, italiani o stranieri, al fine di ottenere l'assenso al progetto». Rispondendo poi all’interrogazione di Elettra Deiana, il ministro Parisi ribadisce: «La richiesta americana di utilizzo di una parte dell'aeroporto Dal Molin si inquadra nel piano complessivo di ristrutturazione delle forze degli Stati Uniti all'estero, per ragioni di razionalizzazione delle risorse. Si tratta, pertanto, di un intervento, lo ripeto, che non modifica la natura dell'insediamento, bensì unicamente la sua dimensione rispetto agli elementi che sono a nostra disposizione, elementi su cui fonderemmo e fonderemo ogni decisione». E meno male che era un «iter troppo riservato»...
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