Egitto, troppa fretta Il voto è un pericolo

I militari guidano il Paese da cinquemila anni e non molleranno facilmente. E forse è meglio così: le elezioni favorirebbero solo i fondamentalisti islamici

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I militari hanno dominato l’Egitto per cinquemila anni, figuriamoci se adesso hanno intenzione di abbandonare il potere. Senza entrare nelle finezze etno- storiche per cui forse gli egiziani di oggi non sono proprio gli egizi di ieri, tuttavia insieme ai faraoni di cui ci sono rimaste vivide pitture e statue, appaiono sempre cerimoniosi generali, di cui ci sono rimasti nomi e notizie. Al tempo nostro, Nasser era un militare, come Sadat e Mubarak e dietro di loro si sono sempre intraviste solide figure marziali di supporto. Tantawi, oggi energico generale 76enne, era sodale di Mubarak, e adesso che la folla in piazza Tahrir ne urla con odio il nome, resiste galleggiando sul caos: ma se anche lui cade sotto la spinta della piazza, il futuro sarà peggiore.

Le elezioni parlamentari che si devono tenere lunedì per il parlamento in una selva di norme incomprensibili dureranno fino a gennaio, con tempi lunghi per i brogli più che per la riflessione; intanto si deve disegnare la Costituzione e le elezioni presidenziali. Ma quando? Il primo accordo dice non prima del 2013, ma già lo si contesta. E quando la Costituzione? Prima, dopo le elezioni presidenziali? I militari dicono prima, la folla il contrario, e vuole intanto anticipare l’elezione del presidente per cacciare i militari. Tantawi ha fatto varie mosse da gettare nelle fauci del popolo infuriato, protagonista oggi di una rivoluzione diversa da quella di febbraio che era densa, oltre che di povera gente sfruttata, di laici stanchi della dittatura, di professionisti, di studenti, di bloggers.

Ormai è sovrastante la componente islamista (a sua volta in lotta al suo interno, fra Fratellanza Musulmana e salafiti) che, riorganizzatasi dopo i divieti di Mubarak, ora si batte contro l’impostazione laica della Costituzione. La protesta nata venerdì e a cui l’esercito ha risposto sparando, aveva avuto come spunto il testo del Primo Ministro Al Selmy (ora dimessosi) per la nuova costituzione: non prevede nessun controllo parlamentare dell’esercito, quindi gli dà un potere assoluto;dà all’esercitoil potere di definire le minacce alla sicurezza, comprese quelle civili, quindi preoccupa la Fratellanza Musulmana; decide che devono essere due terzi del Parlamento ad approvare la commissione che stabilisca definitivamente chi scrive la Costituzione, quindi i tempi diventano egizi.

La folla ha ottenuto che, oltre a far dimettere tre ministri, Tantawi anticipi a giugno le elezioni presidenziali. Ma non sappiamo se questo placherà la piazza: i laici hanno interesse a creare caos perché non sono pronti a gestire la situazione politica, i religiosi perché vogliono rovesciare il potere militare che li tiene a bada rispetto alle aspettative di introdurre in Egitto la sharia.

Dunque, le elezioni, né quelle di lunedì né quelle presidenziali rappresentano una soluzione. Quando George Bush nel 2006 insistette perché Hamas partecipasse alle elezioni, questo portò alla costruzione di uno staterello terrorista, Gaza. I militari sanno che le elezioni dovrebbero creare, oggi come oggi, un Parlamento protetto, mentreunacommissione parlamentare avvia la strada per un potere esecutivo in cui i diritti civili e religiosi vengano rispettati, le donne salvaguardate, la pace con Israele mantenuta. Insomma, le elezioni non sono una garanzia, quando si pensa che l’Alleanza Musulmana può,secondo le previsioni, prendere il 40 per cento dei voti. Dunque, rallentare, prego, non si gioca con l’Egitto, il paese arabo più importante.

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COMMENTI

6 commenti su  1  2   pagine dal più vecchio | dal più recente
#6 marco963 (102) - lettore
il 25.11.11 alle ore 17:22 scrive:
Anzichè pubblicare i deliri di questa colona giudea perchè non pubblicate questi articoli :" Dai francescani della Custodia di Terra Santa giunge notizia di un episodio vergognoso: alcuni frati che nella serata di giovedì stavano rientrando al convento della Flagellazione al termine di una celebrazione religiosa, sono stati aggrediti e bersagliati di sputi da un gruppo di fanatici ebrei. I francescani denunciano che episodi del genere, con cristiani vittime di aggressioni da parte di ebrei, sono purtroppo frequenti. Sconvolgente la testimonianza di padre Rosario Pierri, un frate docente presso lo Studium Biblicum Franciscanum di Gerusalemme. MANIFESTAZIONE. "Stavamo tornando dal Getsemani dove ci eravamo riuniti per celebrare il rinnovo dei voti – racconta il francescano -, dopo aver partecipato a una bella e serena celebrazione presieduta dal Custode. Al ritorno, lungo la strada, c’erano diversi gruppi di poliziotti che presidiavano la strada, mi riferisco al tratto che va dalla Porta
#5 lot (2175) - lettore
il 24.11.11 alle ore 11:30 scrive:
La democrazia è il frutto di una precisa cultura e pensiero filosofico, quella greca-romana. Il potere è inteso come nazionale, cioè basato sul territorio di appartenenza e coloro che devono gestire tale potere sono gente temporanea destinata ad arricchire il territorio con l'uso del potere temporaneo che gli viene concesso dal popolo a tale fine. In Medio Oriente, esclusa Israele, tutto ciò non esiste e non ha senso. Il potere non è inteso sul territorio ma su una persona al potere o su ciò che detta la fede islamica che in questo non vede alcun bisongo di territorio nazionale tranne che per i fedeli dell'islam mentre tutti gli altri sono dei nemici da assoggettare prima o poi. Di conseguenza se i potente di turno agisce fuori dalle rotte della fede, cosa cui spesso sono costretti a fare per adeguarsi alla realtà vigente, come ha fatto Gheddafi, Mubarak e altri, il fondamentalismo tenta di scalzarli. Le elezioni democratiche servono a tale scopo ma non sono "democratiche".
#4 maxlife (201) - lettore
il 24.11.11 alle ore 10:31 scrive:
Preferire un governo militare non eletto dal popolo (dittatura?!?...) ad uno di qualunque tipo liberamente espresso, mi sembra assurdo. Ma la sig.ra Nirenstein ci ha abituato a giudizi del genere. Forse dirò una cattiveria, ma il suo anti islamismo è quasi simile all'anti ebraismo della seconda guerra mondiale e che ancora oggi purtroppo è presente in alcune minoranze.
#3 Memphis35 (1020) - lettore
il 24.11.11 alle ore 10:09 scrive:
I militari, dalla Turchia all'Egitto, hanno sempre rappresentato con la loro ostentata laicità uno spauracchio ingombrante per governi a forte connotazione teocratica e,a tutt'oggi, costituiscono il miglior antidoto alle fregole integraliste dei vari Erdogan e Fratelli Musulmani.Chissà se non sarà dovuta alla loro spietatezza repressiva la più che auspicabile mancata metastatizzazione di Al Qaeda sull'intera sponda meridionale del mediterraneo. Con buona pace dei nostri progressisti in servizio permanente effettivo.
#2 giuseppe zanandrea (164) - lettore
il 24.11.11 alle ore 9:51 scrive:
già l' Europa ha commesso un grave errore eliminando il pur odioso e odiato Gheddafi, in favore di una piu' che probabile islamizzazioine del Paese mediterraneo. Ora è il turno del colosso Egitto (che conta 80 milioni di abitanti, 15 volte quelli della Libia) che ha garantito fino ad oggi la stabilità politica dell' area, e che minaccia di cadere nelle mani di un governo islamico. Non possiamo dimenticare che la cosidetta "primavera dei gelsomini " è in realtà una manovra politica che intende destabilizzare tutto il medioriente in funzione anti- israeliana ed anti-occidentale. G. Zanna
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