domenica 21 settembre 2008, 11:25
Epifani fa il doppio gioco. Ecco le prove
Il leader della Cgil prima scrive: firmo. Pochi minuti dopo scrive: non firmo. I fax spediti a Colaninno rappresentazione delle anime di sinistra e sindacato. Come abbia vinto la logica del "tanto peggio, tanto meglio" resta un mistero. Lettera/1 Lettera/2
Alla ricerca della firma perduta. Un tempo lo chiamavano Harrison Ford e forse per questo Guglielmo Tell Epifani s’è convinto di potersi lanciare in un'operazione così spericolata che al confronto Indiana Jones è un pantofolaio. Nel giorno dei lunghi macelli, quello in cui i sindacati hanno deciso di mandare in rovina un’azienda e diverse migliaia di lavoratori, infatti, il segretario della Cgil s'è sdoppiato: ha inviato una lettera a Colaninno per dire che aveva accettato l’intesa e, pochi minuti dopo, ha inviato un’altra lettera a Colaninno per dire che quell’intesa non l’avrebbe accettata mai. Ora i casi sono due: o in quei pochi minuti a Epifani è apparso Che Guevara sotto forma di colomba rossa per convincerlo a cambiare idea, oppure l’uomo ci nasconde qualcosa. Propenderemmo per la seconda ipotesi.
Sono le 14.30 di giovedì 18 settembre. Il segretario Cgil spedisce alla cordata di imprenditori che vuole rilevare Alitalia il fax che pubblichiamo in queste pagine. Dice: «Caro presidente, come d’intesa le confermo la nostra adesione alla firma dell’accordo quadro...». E poi ancora: «La Cgil conferma il proprio impegno perché sia evitato il fallimento e perché la difficile scommessa di dare un futuro all'azienda abbia successo». Infine parla di «adesione pressoché generale» raggiunta «su quel testo».
Toni dolci come il miele, una colata di melassa, un sì in carta semplice e senza ricevuta di ritorno. Di questa lettera, per altro, il medesimo Epifani pare vada molto fiero. È lui stesso che la esibisce in un’intervista alla Concita De Gregorio, direttrice dell’Unità: «Sull’accordo quadro c’era la mia firma. C’è la lettera, i fatti sono questi», sostiene. Come a giustificarsi: non sono stato io a far saltare tutto. Pensate: avevo già firmato. Ma bravo: e poi, allora, che cosa è successo? Perché si è rimangiato quella firma come se fosse un bignè alla crema?
Quello che Epifani dimentica di dire è che pochi minuti dopo la sua lettera, a Colaninno ne è arrivata un’altra, anch’essa firmata dalla Cgil, oltre che da altre cinque sigle sindacali. Questa seconda lettera, dai toni assai più duri, respinge ufficialmente l’accordo, rifiutando alcuni passaggi chiave, come il contratto unico, e chiedendo anche un nuovo confronto sugli esuberi. Di fatto, si tratta della bocciatura integrale di quell’intesa a cui, nell’altro fax di pochi minuti prima, Epifani dava piena e convinta adesione.
E dunque che è successo fra un fax e l’altro? Com’è possibile che Epifani approvi e la Cgil no? Vogliamo escludere che la Cgil prenda posizione senza l’assenso del suo segretario, altrimenti il suo segretario dovrebbe dimettersi immediatamente. E allora: come fa Epifani a essere d’accordo con l’intesa e, nello stesso tempo, anche con quelli che respingono l’intesa? Siamo di fronte al primo caso di sindacalismo schizofrenico? Di sdoppiamento di personalità contrattuale? E il prossimo segretario della Cgil allora chi sarà? Dottor Jekyll/Mister Hyde? O Giano bifronte?
Bisognerebbe capire che cos’è passato nella testa di Epifani in quei minuti. Noi non lo sappiamo. Non sappiamo se sia apparso in sogno Veltroni con in una mano un cocktail newyorkese e nell’altra un seggio a Strasburgo. Non sappiamo se il diavoletto tentatore abbia fatto balenare davanti agli occhi di Guglielmo la mela avvelenata della possibile e sospirata candidatura all’Europarlamento. Non sappiamo se quell’apparizione avesse le forme piacevoli della fata turchina o quelle ributtanti del biblico serpente. Per quel che ci riguarda poteva anche assomigliare al mago Otelma o a Rintintin. O magari non esserci per nulla e non portare in dono un fico secco.