lunedì 22 gennaio 2007, 09:00
Epifani, l’ex craxiano che non sa resistere ai cambi di casacca
Per non perdere il treno della successione a Cofferati, nel ’98 declinò l’incarico che D’Alema gli aveva proposto nei Ds
Quando i cellulari erano pressoché sconosciuti, Guglielmo Epifani ne possedeva già uno. All'epoca era un sindacalista di medio calibro, ancora lontano dalla segreteria generale della Cgil. Un giorno ammannì un arioso discorso a un'ampia platea. La sua voce educata di romano senza inflessioni stava dolcemente addormentando gli uditori allorché il telefonino cominciò a squillare. Mentre l'oggettino gli ballonzolava impazzito nella tasca, i trilli amplificati dal microfono investirono la sala. «Drinn, drinn», ululava il cellulare prigioniero del calzone. La folla si risvegliò impaurita per quel suono ignoto che pareva venire dalla viscere della terra. «Che diavolo succede?» rumoreggiò la prima fila, trasmettendo il panico alle altre. I più anziani andarono col ricordo agli allarmi del tempo di guerra. L'unico impassibile nel trambusto generale era Guglielmo. Accennò solo a una grattata di capo. Ma lieve, per non scompigliare la scriminatura. Con perfetta faccia tosta continuò a parlare, sperando che la gente non capisse che il suono usciva da lui. Era in realtà al colmo dell'imbarazzo, ma non sapeva come uscirne. Avrebbe potuto comportarsi con più naturalezza: rispondere al telefonino o spegnerlo, oppure mostrarlo ai presenti spiegando con un sorriso che, prima o poi, lo avrebbero avuto anche loro. Epifani invece fece il nesci. E in questo fare il nesci c'è tutto Epifani.
Attualmente, il Nesci ha un grattacapo. È incerto se la Finanziaria sia un bidone o no. La faccenda lo preoccupa di persona perché l'ha fatta lui a quattro mani col ministro dell'Economia, Tps, e da questo concorso di cervelli sono nati tagli e tasse. Varata la legge, Epifani si è detto molto soddisfatto del risultato. Ma subito sono nati i pasticci. I tagli agli enti locali non sono piaciuti ai sindaci di sinistra, ossia agli amici stretti del Nesci. Il sindaco di Roma, il ds Walter Veltroni, ha fatto sapere che si sarebbe rifatto raddoppiando le tasse comunali. Idem il sindaco di Bologna, il ds Sergio Cofferati, detto il Cinese per l'aria da Mandarino del Celeste impero.
L'annuncio ha lasciato di stucco Epifani. Le nuove tasse infatti divoreranno i micragnosi benefici fiscali previsti dalla Finanziaria per le rendite basse. E lui, che li aveva sbandierati, ci farà la figura del pirla. Una bricconata che da Sergio non si aspettava. I due sono compari di vecchia data. Quando Cofferati era il capo della Cgil, Guglielmo era il suo vice. Fedele, obbediente, mai un attrito. Al punto, che il Cinese lo designò suo successore. Ma la faccenda delle nuove tasse mandava tutto all'aria.
Messo alle corde, Epifani ha reagito. Ha detto che non si possono tartassare i bolognesi per compensare i minori introiti statali. Non è giusto, non è di sinistra, non è solidale. Il Cinese gli ha risposto a brutto muso: «Se la Finanziaria fa ribrezzo è colpa tua. Tu hai tagliato i fondi. Tu mi costringi a nuove tasse. Se invece di vantarti di avere scritto questo scarabocchio a quattro mani con Tps, avessi controllato il ministro, non saremmo a questo punto». Più che uno sfogo, una lezione di etica sindacale: la Cgil non deve partecipare al governo; suo compito è tampinarlo. Ecco perché ora Guglielmo è sulle spine. Teme che le magagne della legge, ricadano su di lui che l'ha voluta. Ma nel profondo, è tranquillo. Conosce le sue attitudini anguillesche. Se le cose si metteranno male, farà quel che fece col cellulare. Si sfilerà, facendo il nesci.