Già, i Democratici: il loro exploit elettorale risale alle Europee del '99, con conseguenti rimborsi fino al 2004. Usati come? Andrea Armaro, da sempre braccio destro di Parisi, è pronto a rintuzzare ogni sospetto: «Gran parte di quei soldi, per volontà di Parisi, che si scontrò su questo con altri esponenti, vennero dati alla Margherita». La fetta rimanente è servita a pagare la sede di Piazza Santi Apostoli (che fu anche quartier generale di Prodi) fino alla fine del 2011, e a finanziare campagne elettorali e referendarie, fino a quello sul sistema elettorale appena bocciato dalla Consulta. Nel 2001, anno in cui debuttò la Margherita con - grazie alla leadership di Rutelli, candidato premier - un esaltante 15%, sui soldi si accese una furibonda discussione. «Ci fu una riunione interminabile dei partiti fondatori a Rocca di Papa - ricorda Armaro - in cui gli esponenti del Ppi (Castagnetti, Bindi, Marini) minacciavano di andarsene se la Margherita non gli avesse dato una quota di finanziamento. Alla fine Rutelli e Parisi cedettero, e così i Dl salvarono i Popolari, che erano nei debiti fino al collo».
Ora Parisi è uno dei grandi accusatori del «sistema Lusi», e ha il dente avvelenato con Rutelli: «Lusi era un avversario politico messo a guardia delle risorse, e a garanzia del fatto che fossero spese a sostegno della linea rutelliana», dice a Repubblica. Linda Lanzillotta, rutelliana, ammette che «il caso Lusi apre una questione politica nell'Api», ma se la prende anche con Parisi che i bilanci li ha votati. Intanto l'ex Dl Rino Piscitello accusa su Libero: «Avevamo il sospetto che quei soldi venissero divisi tra gruppi, correnti e leader che contavano nella Margherita. Come? Lo decideva il tesoriere: tu mi stai simpatico e ti finanzio». Dentro «una rete di complicità». E invita: «Tutti quelli che hanno avuto soldi da Lusi per le loro attività politiche lo dicano». Sul Fatto, invece, Mario Adinolfi chiama in causa i Ds e le primarie di Bersani: «Come fai a stare dentro il tetto dei 250mila euro dichiarati se la tua faccia è in tutte le stazioni d'Italia?». Sui soldi delle primarie 2009 lo scontro finì anche sui giornali. Fu Franceschini a denunciare l'operato dello staff di Bersani, capeggiato da Filippo Penati, con una lettera aperta ai competitor. Gli spazi a pagamento (muri, tv, giornali, fiancate dei bus) erano invasi dai manifesti con la faccia di Bersani. «Uno spreco enorme - protestò Franceschini - I militanti vivono tra mille difficoltà finanziarie e capiscono a fatica perch´ vengono impiegate risorse e costosissimi spazi pubblicitari per la competizione tra noi, anzich´ essere utilizzati per il partito». «Solo manifesti e attacchinaggio saranno costati 200mila euro», stimò Roberto Cuillo, capo della comunicazione per Franceschini. Il tetto per i candidati era di 250mila euro. «Qualcuno in questo Pd si sente proprietario del partito, ora si capiscono le resistenze a mollare le sedi, a mischiare le casse e i patrimoni, il proliferare di fondazioni», aggiunse Francesco Saverio Garofani, braccio destro di Franceschini. Ricorda Cuillo: «Altro che 4 milioni di euro, come dice Lusi. Con i 250mila stanziati, riuscimmo a fare dieci iniziative pubbliche in giro per l'Italia, un librettino di propaganda e un solo manifesto. Convinsi io Dario a farlo, negli ultimi giorni di campagna, perch´ eravamo sommersi da quelli di Bersani». E il tutti contro tutti minaccia di allargarsi.
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