Fecondazione, Parlamento e popolo espropriati dai magistrati

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Il Parlamento e il Paese hanno discusso a lungo sulla legge relativa alla procreazione assistita. Vi era alla base della discussione uno dei più delicati problemi che si pongono oggi alla coscienza occidentale: lo statuto umano dell’embrione. I problemi della vita e della morte sono entrati nella sfera delle istituzioni. Alla legge sulla fecondazione assistita corrisponde quella sul testamento biologico. Chi deve decidere su tali questioni, che riguardano il principio e la fine della vita umana?

La risposta storica dell’Occidente a tale domanda è che tali questioni vengono decise nella libertà dalla democrazia. Il principio risale alla nascita dello Stato moderno che separò la Chiesa dallo Stato, la religione dalla politica e fece della società civile il soggetto della decisione. Oggi questo principio originario delle soluzioni politiche imposto in Francia, Germania e Inghilterra dalla guerra di religione, si realizza con il fatto che è la democrazia a decidere come forma matura della società civile. Decide il popolo o decide una corporazione di giudici? Questo è il problema che solleva l’attuale intervento della Corte costituzionale sulla legge 40. Si può discutere se la sentenza della Corte abbia modificato sostanzialmente o no l’impianto della legge, se l’abbia migliorato o peggiorato. Ma sta il fatto che la decisione dei giudici si è imposta alle decisioni del Parlamento, sostenuta dal fallimento di un referendum diretto contro di essa.
Il popolo e il Parlamento hanno dibattuto e accettato le divisioni, anche dolorose, che l’elaborazione della legge ha imposto. Fatica sprecata. La decisione è stata modificata con una sentenza che tocca però un punto vitale della legge: quello appunto sullo statuto dell’embrione.

La legge tendeva a limitare la produzione di embrioni per rispetto alla dimensione umana dell’embrione. La Corte ha modificato proprio il punto su cui il Parlamento e il Paese si erano espressi. Si può dunque dire che la costituzione materiale del nostro Paese prevede il governo dei giudici nel senso che ad essi spetta l’ultima decisione sulla politica. La connessione tra il potere delle procure della Repubblica e dei tribunali con la Corte costituzionale ha presieduto alla fine della Repubblica dei partiti nel 1993. E il meccanismo che salda la magistratura ordinaria alla Corte costituzionale mediante l’incidente processuale è il filo diretto che congiunge magistratura ordinaria e magistratura costituzionale.

Sorge ora il problema: il governo dei giudici ha cambiato la forma politica delle istituzioni? La Repubblica italiana è ancora una democrazia? Questa domanda va alla radice della Costituzione italiana alla cui base sta il concetto che era la Costituzione e non la sovranità popolare a dare figura alla politica. Cattolici di sinistra e comunisti hanno prodotto la prima parte della Costituzione come il vincolo della democrazia e hanno fatto del testo costituzionale la forma della politica. Non a caso i pensieri dei costituenti erano stati influenzati, particolarmente dai cattolici di sinistra che ebbero tanta parte nella scrittura della Costituzione, dal pensiero del fascismo sullo Stato etico. La prima parte della Costituzione ha un carattere ideologico e l’ideologia è la forma politica dello Stato etico.

Il presidente della Camera dovrebbe cercare non a Montecitorio ma alla Consulta le radici dello Stato etico. Non a caso la legge ora modificata su un punto essenziale dalla Consulta è stata elaborata soprattutto grazie all’impegno della Chiesa italiana per lo statuto umano dell’embrione. La Chiesa e la democrazia hanno operato nella medesima direzione che ora lo Stato etico ha colpito con il potere della Consulta e il governo dei giudici.

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COMMENTI

27 commenti su  1  2  3  4  5  6   pagine dal più vecchio | dal più recente
#27 km_fbi (1187) - lettore
il 04.04.09 alle ore 9:13 scrive:
In principio c'erano i diritti naturali, inalienabili, dell'uomo, poi vennero gli stati, poi le relative istituzioni e costituzioni, e le costituzioni democratiche, che dovrebbero essere tali da garantire quei diritti che sono e restano originari e prevalenti. Se le costituzioni non garantiscono quei diritti, si cambiano le costituzioni, che non sono testi sacri, ma rappresentano il contratto che gli uomini accettano per avere la salvaguardia di alcuni di quei diritti, che singolarmente potrebbe essere difficile garantirsi (sicurezza,giustizia, protezione contro nemici esterni,servizi pubblici organizzati, ecc.). Le costituzioni "democratiche" sono tali perchè rette da leggi espresse dalla maggioranza, e la maggioranza si esprime attraverso regole accettate, e anch'esse modificabili. La consulta dovrebbe dunque limitarsi a definire quali punti di una legge democraticamente approvata richiedono adeguamenti della costituzione, non il viceversa.
#26 vincenzoaliasilcontadino (2509) - lettore
il 04.04.09 alle ore 8:48 scrive:
UNA SCELTA PERSONALE IN BASE ALL’EDUCAZIONE Io credo che un legislatore, oltre ad avere cuore, testa, cervello e educazione, deve interpretare il desiderio e bisogno dei cittadini non del Popolo, nel senso come della scelta nucleare che; è si stata bocciato, ma chi era il pilota ad indirizzarlo contro quella scelta scellerata? Guardiamo la chiusura dei casini non il Gianfranco, ma le case di tolleranze, che hanno fatto di tutte le città e periferie bordelli o casini a cielo aperto, questo vi sembra giusto o che il Politico legislatore, qui sia deragliato, no? Certo, che Fini sbaglia, ma lo fa alla luce del sole in vista del congresso ed accettazione in società, dato sue origini che, sono nobili, ma ditemi; quanto pelo ha sullo stomaco questa Sinistra, fare diventare possibile una candidatura di un terrorista solo dal fatto che entrava dalla porta di Caino, dimenticandosi di Abele e fregandosi altamente, di quei Valori che devono avere gli Onorevoli, se si vuole chiamarsi tale: questo solo operazione di un marketing, che guarda al botteghino dei voti niente di più, come la storiella del Di Pietro, che si spaccia per la sua alta moralità di VALORI, dimenticando che è uguale o peggio, se guarda i regali, casa e di rigirare la morale a suo comodo, quando riguarda Cristiano o quando assume l’altro istrione come De Magistris, che permettendo milioni di intercettazioni definendo un Paese da quarto mondo: “ L’Italia - ha denunciato a margine di un comizio a Pescara - è divisa su tante cose e unita solo: ” De Magistris, “ Italia unita solo nel malaffare ” sul malaffare; è evidente il degrado etico di questo paese“. Dimentica l’alto di Valori aggiunti: che l’Italia, grazie alla Magistratura politicante, di cui lui ne fa parte; è diventato, la più lenta del pianeta, un mal costume, diventata una casta, strapagata rispetto alla resa, datosi che per avere giustizia, passano anni di s******amento, poi se non muori si ha giustizia! Io vi dico non eleggetelo, poiché avremo altro mezzo Politico al servizio si, ma solo per la sua carriera! vincenzoaliasilcontadino@gmail.com Matera.
#25 Petrarca (201) - lettore
il 03.04.09 alle ore 21:54 scrive:
L'articolista non tiene conto di una cosa: il pilastro della democrazia non è affatto il voto popolare o parlamentare, ma la presenza di un sistema di regole uguali per tutti che stabilisce cosa ciascun organo di potere può fare e cosa non può fare, nonchè di un nucleo di diritti individuali che sono inalienabili, a prescindere dal volere di qualsivoglia maggioranza. In Italia tutto questo sta nella Costituzione e la Consulta deve fare in modo che non venga disattesa, percò il suo parere vale più di quello di qualsiasi parlamento o referendum, perchè nessuna maggioranza, per qunto larga, può violare con una legge i princpi costituzionali.
#24 bolinatore (1824) - lettore
il 03.04.09 alle ore 19:34 scrive:
#20 Dario40, non meni il can per l'aia. Di fatto quel referendum bloccò la costruzione delle centrali nucleari e tutta la campagna pro e contro fu giocata in questo senso. Io a quel referendum ho votato seguendo il consiglio di Felice Ippolito, il padre del nucleare, che suggeriva caldamente di votare NO, quindi per cortesia non mi venga a spiegare cosa si sia votato in quel referendum. Del resto anche un bambino si rende conto che abrogando quelle norme si bloccava automaticamente al costruzione delle centrali. Inoltre un referendum con la domanda: "Volete il nucleare SI o NO" non sarebbe stata possibile dal momento che il referendum da noi è solo abrogativo di una legge esistente o al massimo confermativo.
#23 roberto.rosati1@alice.it (549) - lettore
il 03.04.09 alle ore 19:07 scrive:
Baget Bozzo: sui temi etici e sulle libertà personali non può esserci maggioranza che tenga....non si può e non si deve legiferare....si deve lasciare libertà di scelta secondo quanto stabilito dalla carta fondante della nostra repubblica......altrimenti tutte le maggioranze si sentirebbero in dovere di legiferare eticamente secondo secondo una particolare visione......e chi oggi è maggioranza deve sapere che domani sarà minoranza.........
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Alessandro Sallusti
Gli Stati Uniti lo salutano come il "salvatore d'Europa", lui elogia Berlusconi "statista" ma poi sale in cattedra  continua..
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