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domenica 24 febbraio 2008, 10:22

Fini: "Gli italiani non voteranno i piccoli"

L’ex vicepremier: "Non ci saranno frammentazioni, avremo una maggioranza solida in tutti e due i rami del Parlamento"

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da Roma

Veltroni come l’illusionista Houdini. «Vuol far sparire, magari nascondendolo nel pullman, quello che è il risultato di due anni di governo di centrosinistra». Gianfranco Fini arriva a Verona per un convegno sul fisco e non manca di far rilevare le incongruenze del partito concorrente. Anche perché il leader pd continua a parlare «come se al governo in questo momento ci fossimo noi: se bisogna rilanciare i consumi, intervenendo sull’eccessivo prelievo fiscale, sul deficit infrastrutturale e sul potere d’acquisto dei salari, Veltroni non è per niente credibile. Onestamente dovrebbe dire che al governo c’è stato Prodi, presidente del Pd...».
Non è importante che i programmi dei due maggiori schieramenti si assomiglino, prosegue Fini, «perché diversi sono i valori di riferimento». Il Pdl è «una grande formazione europea di centrodestra: poco interessa se viene definito di centro, di destra o di centrodestra. Appartiene alla famiglia politica in cui convivono per adesione ai medesimi valori i gollisti francesi, i conservatori britannici, gli eredi italiani della Dc. Abituiamoci a guardare i contenuti della politica». Con la vittoria alle elezioni, il Pdl perciò «riprenderà il cammino che è stato interrotto, con una strategia di rinnovamento del Paese». Del tutto differente è invece il dna dal quale proviene il Pd, prova ne sia che soltanto adesso «finalmente anche Veltroni ha capito che fra capitale e lavoro ci deve essere concordia e non lotta di classe. Evidentemente il tempo è galantuomo e si incarica di far aprire gli occhi a chi certe cose prima non le vedeva». Da questo ritardo derivano scelte non del tutto efficaci, come le liberalizzazioni fatte dal ministro Bersani, spiega, perché non si può «partire dai taxi o dai farmaci di banco: le liberalizzazioni che si devono fare sono quelle di alcune municipalizzate che gestiscono luce, gas e acqua».
Ottimista, Fini, sull’esito delle elezioni. A Veltroni che parla di risultato al Senato come di un «terno al lotto», il leader di An replica che magari è «Veltroni che dà i numeri al lotto: gli italiani non sono fessi e sanno bene che non ha senso votare chi in qualche modo non governerà mai. Questa è una partita che non finisce in pareggio, ma con una squadra che vince e l’altra che si deve riposare sul pullman, con il quale farà un altro giro per l’Italia. Un giorno c’è la bicicletta di Prodi, un altro il pullman di Veltroni, la verità è che sia la bicicletta che il pullman conoscono solo la retromarcia. Con loro si torna indietro».
Nessun dubbio sull’esito delle urne: «Non ci saranno frammentazioni, avremo una maggioranza solida alla Camera e al Senato. Escludo un pareggio con la successiva formazione di un governo di larghe intese: sono ipotesi di scuola a praticabilità zero». Del tutto «fantasiose», anzi una vera «sciocchezza» le ricostruzioni giornalistiche sul ritorno di Storace nel Pdl. La questione delle alleanze è chiusa, assicura Fini. Che risponde anche sul nodo delle «liste pulite», ovvero la non presentabilità di chi è stato condannato o ha procedimenti in corso. «Si è fatto molto rumore per nulla: nel nostro ordinamento è previsto in modo esplicito quando si perde la possibilità di essere eletti o di essere elettori a seguito di sentenze passate in giudicato. In questo caso, è chiaro che non si può essere né candidati né elettori. Nel nostro ordinamento si è innocenti fino al terzo grado di giudizio, ma ciò non vuol dire che i partiti non debbano sentire l’opportunità politica di valutare caso per caso. Un conto è un reato di opinione di tipo politico, un altro il reato connesso a particolari specie di reati infamanti o gravi».
1 commenti
#1 clembeni (1) - lettore
il 24.02.08 alle ore 8:20 scrive:
E’ stupefacente il disprezzo di Fini verso una storia che è stata comune. Solo un trasformista smemorato può gettare veleno contro generazioni, che amano bandiere, che lui abbandona per una poltrona. Meglio le bandiere che le banderuole, gli diranno ad aprile milioni di donne e uomini di destra. Così, alla fine, lo scioglimento di AN è arrivato. Finita la gloriosa avventura di Alleanza Nazionale, senza un Congresso, senza nemmeno un dibattito, un caffè con Berlusconi, l'annuncio. L'intera classe dirigente di AN messa davanti al fatto compiuto, preoccupata solo della riconferma di un seggio, balbettante nel patetico tentativo di far credere ai militanti, a coloro che non hanno stipendi da parlamentare da mantenere, che i valori restano ...forse, ma comunque diluiti in un minestrone dove si potrà trovare di tutto. Tra questi valori gli italiani non troveranno certo la coerenza, e men che meno il coraggio. Fini ha avuto paura di contarsi in un Congresso del suo partito. Ora ha paura di contarsi alle elezioni e per questo, cede "l'azienda" al valore di massimo realizzo e, con i suoi veti nei confronti di coloro che credono ancora in quei valori sui quali ha fondato le sue fortune personali e politiche, butta a mare la Casa delle Libertà preferendo nascondersi nell'accogliente Casa Berlusconi. Per chi ha lottato, per chi ci ha creduto, tutto ciò ha solo il sapore della sconfitta e dell'abbandono. Non posso credere che il popolo di An possa tacere e accettare tutto questo passivamente, senza un moto di orgoglio. E francamente faccio a fatica a capire Berlusconi che, perse le precedenti elezioni per soli 24.000 voti, ora pensi di vincerle rifiutando l'alleanza con chi non lo ha tradito, anzi, per la serie "facciamoci del male", mettendosi in casa chi lo ha già pugnalato alle spalle e chi gli augurava la pace eterna fino a poche ore prima. Perchè vuole riconsegnare l'Italia a Prodi? Per dimostrare di essere più coraggioso di Veltroni? E da quando in qua Berlusconi deve farsi dire da Veltroni e Prodi cosa deve fare? Il Pdl sarà un nuovo partito di centro, come dice Berlusconi che lo ha fondato o un partito di centro-destra come invece dice Fini che vi ha aderito. L'etichetta non ha importanza. In questa operazione è evidente che è ben altro ciò che conta: non la passione, non la speranza, non la forza delle idee, ma la cinica forza del potere, l'arroganza, la pretesa di condurre a forza tutti gli italiani a non avere alternative per il loro futuro, a dover scegliere per sempre tra due sole opzioni di centro, dove, a ben vedere, non vi sono differenze di sostanza: una presa in giro. Politica estera: identica. Politica interna: meno tasse o più pensioni? Tutto qui? E sarebbe questa la risposta a un'Italia in profonda crisi e in decadenza? Sarebbe questa la risposta all'esigenza di futuro dei nostri giovani devastati e lasciati soli nell'assenza di valori? Meno tasse o più pensioni? E' questa la risposta in coro di Fini e Berlusconi, di Prodi e Veltroni?clembeni Ma siamo proprio sicuri che tutti, dei 4 milioni che hanno votato An alle politiche del 2006, siano d’accordo con Fini sullo scioglimento? Il Capo, come sempre fa quando le spara grosse, ha dato ordine di organizzare assemblee sul territorio per far digerire la sua decisione. E c’è da giurare che la sua classe dirigente riferirà anche stavolta che “tutto è sotto controllo”, pur sapendo che non è così. Gli yes-men devono dire sempre di sì. Sennò che yes-men sarebbero? Loro, col Presidente che li ha elevati, spesso dal nulla, a classe dirigente hanno solidi legami di riconoscenza. E di sussistenza. Non lo possono deludere. Quindi, anche di fronte allo scioglimento, sono costretti a giustificare ciò che essi stessi non capiscono. E per coprire Fini arrivano a smentirlo dicendo “no, non ci siamo sciolti…”, negando l’evidenza. Con questa patetica pantomima si chiude il ciclo di Alleanza nazionale. Nel modo peggiore. Nell’ipocrisia. Senza uno slancio né un moto di ribellione. Come se l’elettroencefalogramma fosse piatto e la morte “clinica” fosse già avvenuta da un pezzo e Fini l’avesse semplicemente certificata. Eppure tra quei 4 milioni che votavano An – e sottolineo “votavano”, perché adesso, anche volendo, non lo potrebbero più fare, dato che quel simbolo sulla scheda elettorale non c’è più- ci sarà pure qualcuno che non è d’accordo. Qualcuno che si sente ancora di destra e questo suo sentire lo vuole affermare politicamente votando un partito che è e si dichiara di destra al punto da farne la propria ragione sociale. A sentire i sondaggi qualcuno c’è. E forse anche più di qualcuno. Lo dice Mannheimer, sondaggista tra i più accreditati, certamente non sospettabile di tirare la volata a La Destra. Secondo un suo studio pubblicato sul Corriere della Sera gli italiani che prendono in considerazione di votare per il partito di Storace e della Santanchè sono il 12%. Guarda caso tanti quanti quelli che alle ultime politiche avevano votato Alleanza nazionale. Ciò non significa che tutti gli ex elettori di An ora voteranno La Destra, anche se dal sondaggio risulta che ce ne sono tantissimi. Tuttavia il dato politico che se ne ricava è incontrovertibile: non è affatto vero che la decisione di Fini di sciogliere An e annullarla nel contenitore di Berlusconi incontra l’approvazione di chi aveva votato per quel partito. Anzi, stando a Manneihmer, sembrerebbe proprio il contrario. Con buona pace degli yes-men di Fini.clembeni
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