Franzoni: un altro carcere per stare vicina ai figli

Terzo giorno in cella per la donna che potrebbe essere trasferita a Venezia in una struttura meno dura con spazi dove passare più tempo con Davide e Gioele

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Bologna - Annamaria Franzoni si affida alla preghiera: ha chiesto di incontrare il cappellano del carcere della Dozza, a Bologna, dove è rinchiusa da tre giorni. L’incontro con padre Franco Musacchi, un frate francescano, avverrà probabilmente oggi. Ieri la mamma di Cogne, la cui condanna a 16 anni per l’omicidio del figlio Samuele è diventata definitiva dopo la decisione della Cassazione, ha ricevuto altre visite importanti: quella del marito, accompagnato dal padre Mario.

Stefano Lorenzi e il padre sono arrivati alla Dozza intorno alle 11.30, assieme all’avvocato Paola Savio. Poco prima delle 16 hanno lasciato il carcere in auto: una visita lunga la loro, di due ore al posto dei 60 minuti usuali, grazie a una autorizzazione concessa dalla direzione della casa circondariale. I due se ne sono andati senza rivolgere parola ai giornalisti che attendevano fuori. Dopo tanti anni di esposizione mediatica, continua la consegna del silenzio di Annamaria e della sua famiglia. «Prima che Stefano possa tornare a parlare di questa storia, credo che passerà tanto, tanto tempo», aveva detto don Marco Baroncini, il parroco di Ripoli Santa Cristina, il paesino sull’Appennino bolognese dove vivono i Lorenzi, che si è sempre battuto per l’innocenza della donna.

La seconda giornata di detenzione è trascorsa tutto sommato tranquilla, mentre fuori dal carcere, sulla strada, è apparso un altro cartello innocentista: «Sbagliare è umano, perseverare diabolico. Fate parlare le vostre coscienze. Liberatela». Sempre guardata a vista dalle guardie, Annamaria ha passato la mattinata con la tv accesa e leggendo. Ora la mamma di Cogne, che potrà vedere i figli Davide e Gioele per sei colloqui al mese, deve adeguarsi alla vita da detenuta. Avrebbe voluto acquistare un pacco di biscotti, ma non aveva abbastanza soldi. Solo ieri il marito le ha lasciato una banconota da 50 euro per le piccole necessità. E tuttavia la Franzoni potrebbe non doversi abituare al carcere di Bologna, che pure è il più vicino a dove vive la sua famiglia: potrebbe infatti chiedere il trasferimento in un carcere femminile, meno duro e con strutture più adatte a trascorrere del tempo con i figli. Il più vicino a Bologna è quello della Giudecca di Venezia.

Intanto ieri alcune detenute (sono 39 in tutto), le hanno anche fatto avere delle riviste, tra cui un numero di Famiglia Cristiana. Un clima ben diverso da quello che avrebbe trovato la notte del suo arrivo in carcere, quando sarebbe stata presa a male parole. Una circostanza negata dall’avvocato Desi Bruno, il Garante per le persone private della libertà personale del Comune di Bologna: «Ho incontrato alcune detenute che mi chiedono di fare una fortissima smentita rispetto a quanto è apparso su alcuni giornali – ha spiegato - e cioè che Annamaria Franzoni sia stata accolta da insulti e ingiurie al suo arrivo. Non è successo niente di tutto ciò». Diversa la versione di Flavio Menna, responsabile per il sindacato Ugl della Polizia penitenziaria: «C’è stato un lieve casino – ha confermato -. È una cosa normale che accade in tutte le carceri d’Italia quando arrivano persone che hanno commesso dei reati che per il codice carcerario non sono belli».

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COMMENTI

9 commenti su  1  2   pagine dal più vecchio | dal più recente
#9 Alexandro72 (129) - lettore
il 24.05.08 alle ore 13:05 scrive:
Chi parla per Samuele? Hanno lasciato mesi in galera a scopo cautelativo gente come Ricucci e Tanzi per reati solo finanziari e ora vogliono la grazia dopo 2 giorni di carcere per un'omicida? Se almeno confessasse e mostrasse pentimento se ne potrebbe parlare, altrimenti no. Mi auguro che i media non ci facciano una cronaca giornaliera sulla Franzoni, fino al prossimo mostro da sbattere in prima pagina, ora, è il momento del silenzio.
#8 gigigi (1245) - lettore
il 24.05.08 alle ore 12:54 scrive:
Pur non essendo pratico di queste vicende, mi rifiuto di credere che la signora Anna Maria Franzoni sia stata trattata come afferma il responsabile Ugl della Polizia Penitenziaria Flavio Menna e se anche fosse, sicuramente solo da qualcuno senza un minimo di cuore, ne' di pieta'! Ma ripeto: non ci credo. Ma come si fa a pensare che gente disgraziata per quanto sicuramente e' successo loro, possa infierire su una madre di famiglia che da sei anni piange e dichiara la sua innocenza su un fatto incredibile quale appunto l'uccisione del piccolo suo figliolo Samuele! Spero tanto che qualche anima pia della magistratura venga illuminata e aiuti la mamma dei due figli che chiedono soltanto di starle un po' piu' vicino. Coraggio signora Franzoni, coraggio e preghi. Da parte nostra, le saremo sempre vicini e pregheremo anche noi per lei.
#7 aculus (606) - lettore
il 24.05.08 alle ore 12:44 scrive:
@antocagliari: la vedo esattamente come te! una assassina di primordine che ha connessioni e protezioni politiche...uno squallore incredibile ... i giornalisti che la compatiscono o ne descrivono il suo dolore anche mi fanno schifo!
#6 antocagliari (121) - lettore
il 24.05.08 alle ore 12:02 scrive:
Scusate ma...tutta questa attenzione verso una donna che ha ucciso il figlioletto non la sopporto proprio. E non capisco perchè a lei spetta un trattakmento diverso dagli altri assassini. Deputati di sinistra che chiedono la grazia, giornalisti che si sbracciano alla ricerca di una via d'uscita senza carcere. E basta !!! è colpevole perchè così risulta dopo tre gradi di giudizio. E già si può dire contenta di avere avuto 16 anni anzichè 30. Punto. Ma ancora una volta la giustizia italiana dimostra quanto sia ancorata agli umori e ai sentimenti dei giudici. Se sei mediaticamente visibile, terrorista rosso o islamico, sfasciavetrine noglobal o politico di sinistra ti salvi. Altrimenti stai in galera, con buona pace dei tuoi figli che hanno bisogno di te.
#5 porthos (2397) - lettore
il 24.05.08 alle ore 11:57 scrive:
Non vorrei sembrare un giustizialista, Non lo sono, nè lo sarò mai, ma per favore cerchiamo di spegnere i riflettori mediatici su questo caso.Se non altro per tutti gli altri casi simili o assimilabili, chiusi dai media con poche righe di cronaca giudiziaria. Non trasformiamo questa ulteriore fase della vicenda in una ennesima triste e squallida telenovela. Oltretutto, non credete che in un ambiente vincolato e vincolante quale quello carcerario, un tenere sempre le luci accese su questa vicenda, possa, alla lunga, sviluppare nelle altre detenute, un senso di fastidio, rivalsa, invidia, o altro che l'animo umano può elucubrare o distillare in un clima di detenzione, che possa sfociare in comportamenti negativi verso la stessa Franzoni.? Lasciamo una buona volta decantare il tutto, e cerchiamo di voltare pagina, se non altro per rispetto alle vittime di questa faccenda, i bambini, tanto i due che ci sono, che per quello che non c'è più. Non trasformiamo insomma la Franzoni in Dreyfus.
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