Funerali Sanaa, la madre: "Colpa del fidanzato"

Massimo De Biasio, il 31enne che aveva una relazione con la giovane uccisa dal padre, presente alle esequie. Ma la madre: "Non voglio parlare con lui, ha rovinato la mia vita e la mia famiglia". Lo ritiene responsabile della tragedia. Il giovane: "Lei è più dura del padre"

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Pordenone - "Non voglio parlare con il fidanzato di mia figlia. Con il suo comportamento ha rovinato la mia vita e la mia famiglia". Queste le parole di Dafna Charuk, madre di Sanaa, la ragazza marocchina uccisa dal padre martedì sera. La donna ha parlato prima di partecipare al rito funebre di lavaggio della salma della figlia. Dafna ha fatto sapere di ritenere Massimo De Biasio responsabile di quanto successo. La ragazza, infatti, era andata a vivere con lui, cosa che avrebbe scatenato la furia omicida del padre. In segno di distensione, invece, l’imam di Pordenone, Mohammed Ouatik, ha dato il permesso "a quanti lo vogliano" di vedere la salma di Sanaa dopo il rito della purificazione, "a patto che nessuno la tocchi". L’inumazione si terrà invece in Marocco dove sarà trasportata la salma. Davanti alla camera mortuaria di Pordenone erano presenti la madre, lo zio della vittima e il fidanzato di Sanaa.

Il fidanzato Un commosso abbraccio alla sorellina di Sanaa, Wafaa, e la ferma volontà a non perdonare il padre-assassino: così De Biasio, il fidanzato di Sanaa, all’uscita della sala mortuaria dell’ospedale di Pordenone, dove oggi si sono svolti i funerali con rito islamico della ragazza, ha voluto sottolineare i suoi sentimenti. L’abbraccio con Wafaa è stato molto intenso e commovente. Entrambi sono scoppiati in lacrime. Poi de Biasio ha detto "di non voler perdonare Dafani e suo fratello. Sapevano che stava male e non sono intervenuti. La famiglia non hanno fermato il massacro". De Biasio ha poi confermato che "Sanaa e io eravamo pronti a sposarci. Lo avevamo concordato lunedì sera in una cena a Lignano Sabbiadoro - ha detto il ragazzo - e avevamo anche deciso di dichiararci alla famiglia. Poi martedì il dramma".

"Volemo sposarci" "Volevamo presentarci ai suoi genitori. Magari solo alla madre, quando il padre era fuori per lavoro. Ma lei era ancora più dura" ha raccontato De Biasio in un breve incontro con l’imam di Pordenone, Mohammed Ouatik. Il loro è stato un incontro molto breve, prima del rito islamico della "purificazione". "Dovevate parlarci - ha detto l’imam - perché noi questi tipi di problemi li possiamo risolvere". "Io e Sanaa volevamo sposarci - ha ribattuto De Biasio - e volevamo presentarci alla famiglia. Avevamo pensato di andare solo dalla madre, ma lei era ancora più dura del padre".

Nessun simbolo "Sul posto dell’omicidio voglio porre un simbolo di Sanaa. Di sicuro non sarà un simbolo cattolico. Voglio rispettare la sua religione" ha detto ancora De Biasio, all’uscita della cella mortuaria dell’ospedale di Pordenone. "Io conservo molti simboli di Sanaa - ha aggiunto De Biasio - e penso a uno di questi. Lo metterò sul luogo del massacro. Sulla via che dovrò fare per tutta la vita".

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COMMENTI

102 commenti su 1  2  3  4  5  6  7   8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#67 sukran (731) - lettore
il 20.09.09 alle ore 5:42 scrive:
Sig.ra Mayer (#44), si definiscono culture anche le aberrazioni piu' crudeli, quando sono condivise da popoli. Ancora una volta, mi sembra che le generalizzazioni nascondano insidie molto pericolose. Si legga i commenti a questo articolo, le attestazioni di odio viscerale e a mio avviso estremamente discriminante. Un musulmano assassino non significa che tutti i musulmani siano assassini, le colpe sono sempre individuali, anche quando si possono in qualche modo riconnettere ai dettami di una tradizione.
#66 Carlos d'Amore (111) - lettore
il 20.09.09 alle ore 3:18 scrive:
Questa genitrice (perché non si puó chiamarla Madre!) deve essere stata la principale artefice di questo delitto infame, sicuramente ha aizzato il marito contro la figlia, gridando il nome del loro dio, usato per giustificare arretratezza di cultura. In vero segno di distensione, invece, l'iman dovrebbe dichiararsi vergognato degli usi del suo popolo. Rispettiamoli solo dopo che ci rispetteranno!
#65 davide74703 (41) - lettore
il 20.09.09 alle ore 2:54 scrive:
...nel lontano 1959 ero pilota di una piccola e privata Compagnia Aerea la quale operava nella Penisola Arabica, parte del Medio Oriente ed Africa Orientale...conobbi ed ebbi un ottimo rapporto di amicizia, una Hostess nativa di Beirut la quale, lavorava con la compagnia aerea M.E.A. (Middle East Airline). Fui ospite per sei giorni a casa sua: Il Padre era un architetto, la Madre insegnava in una scuola. Sei fratelli. Fui trattato come e meglio di un figlio, di un fratello. Il sesto giorno, la sera sarei ripartito, suo Padre mi convocò nel suo studio e mi disse: Caro Davide, sono molto orgoglioso di averti conosciuto ed apprezzo la tua bella amicizia con mia figlia. C'è però un problema: tu sei Cristiano, lei è Musulmana. Non potrà mai essere la tua donna, tua moglie ! Se lo facesse, mi troverei obbligato ad incaricare i figli maschi per sopprimerla. Potresti tu diventare Musulmano ma, a quel punto, perderesti il mio rispetto inquanto "rinnegato". Se vuoi bene a mia figlia, Dimenticala
#64 Francocesco59 (64) - lettore
il 20.09.09 alle ore 2:10 scrive:
provo sgomento per le parole della madre
#63 SCHOLAR (408) - lettore
il 20.09.09 alle ore 1:03 scrive:
Bisogna riflettere su cosa si intende per integrazione . Integrazione vuol dire accettazione di chi ti ospita non il superbo distacco del conquistatore che abita nel ribaat. La mentalità di molti islamici che vengono in Europa è simile a quella dei conquistadores spagnoli in sudamerica: "useremo la vostra democrazia e la nostra religione per sottomettervi". La povera Europa è disarmata, prigioniera di un imbec ille "politically correct" che ci obbliga alla politica dello struzzo. Il dato di fatto è che non ci può essere integrazione con chi non la vuole e che anche la convivenza deve avvenire con dei principi ben saldi senza compromessi ; chi non li accetta può tornare al suo paese .
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