Gb, burqini obbligatorio nelle piscine

Nei centri sportivi inglesi, in un determinato orario, anche i clienti non musulmani devono indossare il costume islamico

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di Francesco De Remigis

Nell’Inghilterra della regina, da qualche anno diventata l’isola dei tribunali coranici – fenomeno che il ministro ombra per gli Affari sociali, Sayeeda Warsi, ha già definito «apartheid legale» –, il processo di islamizzazione che investe l’Europa abbatte un nuovo muro. Le restrizioni ispirate alla legge coranica hanno infatti raggiunto alcune piscine dove, alle specifiche sessioni dedicate ai musulmani, presenti già da anni, si è aggiunto un altro tassello: il divieto di presentarsi in abiti non conformi alle tendenze musulmane è stato esteso a qualunque natante, dunque anche ai non-islamici. A darne notizia è il quotidiano inglese Daily Telegraph, che racconta cosa accade in queste speciali turnazioni, in cui donne e uomini non possono nuotare nella stessa vasca in alcune ore della settimana. Più precisamente, ogni sabato e domenica per circa un’ora e mezza, molte piscine si trasformano in luoghi pubblici dove il codice di abbigliamento proviene direttamente dalla tradizione coranica più intransigente, non consentendo l’esposizione del corpo della donna, anche parziale, al di fuori del contesto privato e matrimoniale.
A Sud di Londra, presso il Thornton Heath Leisure Centre, è stato infatti vietato l’ingresso in piscina ad alcune ragazze sprovviste dell’ormai diffusissimo burqini, l’abito che cinge dal collo alle caviglie fino ai polsi; mentre agli uomini che nuotano separati dall’altro sesso è stato richiesto uno speciale abbigliamento che copra il corpo dall’ombelico al ginocchio. Regole simili, secondo il quotidiano britannico, si applicano anche allo Scunthorpe Leisure Centre, nel North Lincolnshire, dove tutti gli utenti devono seguire lo speciale codice di abbigliamento in vigore durante queste sessioni: T-shirts e calzoncini che coprono fino al ginocchio.
Non è però soltanto questione di abbigliamento. A far discutere gli inglesi, e a preoccupare le famiglie e buona parte dei politici che apprendono dalle statistiche come nelle scuole e nei licei d’Oltremanica si parli l’arabo ormai al pari dell’inglese, c’è soprattutto la possibile diffusione di un sentimento di separazione fra culture, che genera una diversa interpretazione della legge per i musulmani già oggi, come testimoniano i circa ottanta tribunali islamici nati dal 1982. Si tratta di corti che operano a porte chiuse e contemplano, tra l’altro, poligamia, ripudio della moglie e prevenzione dei matrimoni misti; finanche una più rigida separazione dei sessi nella società simile a quella in vigore in Arabia Saudita o in Iran.
Nelle piscine di Glasgow, per esempio, sessioni per soli uomini sono regolarmente promosse presso il North Woodside Leisure Centre e organizzate da un’associazione che anima la locale moschea. Un gruppo di islamici tradizionalisti che, in nome del rispetto dei culti e delle tradizioni, ha ottenuto che il divieto sia esteso a tutti i clienti: chi accede alle vasche deve nei periodi da loro promossi obbligatoriamente restare con il corpo coperto dall’ombelico al ginocchio. L’abbigliamento da bagno conforme alle tradizioni dell’islam più intransigente fa discutere in ogni parte d’Europa, dove si accendono polemiche legate anche ad altre tradizioni e precetti musulmani. Tra pochi giorni, per esempio, si apre il mese sacro del digiuno di Ramadan. I braccianti agricoli di fede islamica del Nord Italia saranno obbligati a bere anche durante il periodo di digiuno, per evitare malori sul posto di lavoro. Ad obbligarli è una prescrizione del Comitato per la sicurezza in agricoltura di Mantova costituito dai rappresentanti delle organizzazioni imprenditoriali agricole Coldiretti e Confederazione italiana dell’agricoltura e dei sindacati agricoli di Cgil, Cisl e Uil. Dai braccianti agricoli e il Ramadan alla preghiera nelle strade di Milano, dal costume integrale alle nozze «segregate» che hanno infastidito un ministro del governo britannico, le reazioni europee agli usi e costumi islamici degli immigrati variano da Paese a Paese. È stato il caso di una ragazza musulmana allontanata da una piscina pubblica nei pressi di Parigi nei giorni scorsi a riaccendere per esempio in Francia il dibattito sul velo islamico. Cuffia, tunica e burqini fino alle caviglie, abbinati in modo non adeguato, hanno infatti convinto i responsabili della struttura francese a non accettare la cliente, non considerando i capi conformi allo standard igienico-sanitario della piscina.
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COMMENTI

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#31 Mario Leone (2309) - lettore
il 18.08.09 alle ore 15:49 scrive:
Salvini, dopo tutto, è solo un giullare, ma questi fanno sul serio. Gran fracasso per il nostro onorevole della Lega, mentre i musulmani interferiscono pesantemente nella nostra vita quotidiana senza che i "soliti" si facciano sentire. Io ritengo di avere abbastanza anni, ma tremo per mia figlia che ne ha solo 24.
#30 ManuelBettineschi (194) - lettore
il 18.08.09 alle ore 15:41 scrive:
@#22 michele-vendetta Da come scrive un po IGNORANTE lo è anche lei, ma nel vero senso della parola, visto che non sa coniugare il verbo pensare, PENSEREBBERO?!? Ma per piacere, poi viene qui a dare dell'ignorante agli altri!!!
#29 ElCimbro (300) - lettore
il 18.08.09 alle ore 15:38 scrive:
@ #22 michele-vendetta: Perdona, ma dovresti correggere "persone la penserebbero come voi" in "persone la pensassero come voi". Lieto di accoglierTi nel nostro grande gruppo degli "ignoranti"! Io non ho paura, ma ritengo che se una legge è valida e applicabile per me, risultato di generazioni di contadini analfabeti polentoni che sono morti di fame per rendere questa terra più giusta e vivibile, allora DEVE valere anche per tutti coloro che vengono a lavorare e viverci. Non accettano di bere acqua naturale durante le giornate di lavoro sotto il sole, per rispetto del loro credo e del Ramadam? Vuol dire che l'Italia è poco rispettosa e non è un posto adatto a loro. Io non vado in Arabia Saudita a bere la grappa, rispetto le loro convinzioni!!!
#28 Alfaber63 (8) - lettore
il 18.08.09 alle ore 15:25 scrive:
Beh, caro michele-vendetta, non così ignoranti da scrivere che "siamo rovinati se tutte le persone la PENSEREBBERO come voi" . Lei, nel suo intervento, usa molto il "Voi" .. dice anche "avete paura". Si compiace di queste forme alla secnoda plurale e dei suoi toni. Lettori questo giornale, siamo (perdoni se le scrivo come se lei si trovasse dall'altra parte del fiume) colti, tolleranti (magari ai suoi occhi appariamo senza il coraggio di divenire quei ribelli che "diventeranno combustibile per l'inferno") nonchè costruttori del tessuto sociale che molti emigrati apprezzano solo per i propri bisogni, senza integrazione e dialogo su altro. Lei palude chi incute paura agli altri. Giusto per aiutarla a vincere i suoi limiti linguistici e di comprensione di chi ha di fronte, legga il Carme in Morte di Carlo Imbonati di Manzoni: imparerà un pò di lingua italiana e qualche idea diversa sui "voi lettori" a cui era indirizzato il suo intervento.
#27 Sylvia Mayer (8996) - lettore
il 18.08.09 alle ore 15:19 scrive:
In Inghilterra sono al delirio.Questa ne e'l'ennesima dimostrazione.L'ennesima. Tutti i discorsi sull'integrazione,considerata opportuna e giusta,si schiantano contro l'evidente volonta' degli inglesi (ed a livelli diversi anche di altri Paesi europei),che ad integrarci dobbiamo (e sottolineo dobbiamo) essere noi a loro,e non loro a noi.Una societa' che si autodistrugge:bel risultato di millenni di civilizzazione! Gli europei stanno dimostrando di essere gli stupidi eredi di una mentalita' socialistoide che da Marx in poi li caratterizza e che li sta portando a diventare il fanalino di coda del mondo civilizzato.Gli Stati Uniti d'America hanno una quantita' altissima di musulmani,i quali vivono in pace con i cittadini di ogni altro credo,e nessuno di sognerebbe mai di prendere a loro favore decisioni deliranti come quelle inglesi.Ultima questa.Se va avanti cosi',tocchera' a noi emigrare.Negli Usa,in Canada,in Australia...Dove a chi governa non sia andato in fumo il cervello.
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