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lunedì 19 ottobre 2009, 08:51

Giovanardi: "I miei quattro no all’ora d’islam nelle nostre aule"

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio: "In Italia serve l’integrazione, non la ghettizzazione"

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Roma - Sottosegretario Giovanardi è favorevole a introdurre l’insegnamento della religione islamica nella scuola italiana?
«Sono contrario. Il mio è un no deciso e definitivo».

Perché?
«I figli dei musulmani che vivono nel nostro Paese non devono essere separati dagli altri ragazzi. L’ora di islam a scuola si trasformerebbe immediatamente in una sorta di ghetto. Un’altra forma di separazione, un altro muro oltre a quelli già eretti dalle stesse comunità islamiche che vivono in Italia. Ma ci sono anche altri motivi».

Quali?
«Gli stranieri che vengono nel nostro Paese per restare, vivere qui ed avere figli devono conoscere la nostra cultura, che affonda le sue radici nella cristianità. A un italiano che scegliesse di vivere in un paese islamico senza dubbio consiglierei di avvicinarsi al Corano, di approfondire quella cultura. Sia chiaro che non sto dicendo che dovrebbe convertirsi all’islamismo ma che dovrebbe conoscere il Paese dove ha scelto di vivere. E così devono fare gli stranieri che vengono in Italia. Senza conoscenza non c’è integrazione possibile».

L’idea di chi sostiene la proposta è sottrarre i giovani al rischio di finire nelle mani di predicatori radicali, ipotizzando anche l’istituzione di un albo cui far iscrivere insegnanti islamici «abilitati».
«Questo è il terzo motivo per il quale sono contrario. Quali insegnanti? Quale islam far entrare nelle scuole: sciita, sunnita o halawita? Sappiamo che sono realtà tra loro fermamente contrapposte. E dunque con quale criterio scegliere?»

Oltre alla comunità islamica, che è la seconda in Italia dopo quella cattolica, sono presenti anche fedeli di altre religioni.
«Il quarto motivo per il quale ritengo la proposta impraticabile. Perché i musulmani e non i buddisti? Si dovrebbe dare diritto d’accesso nella scuola pubblica ad insegnanti di tutte le religioni. Una scelta controproducente per i processi di integrazione».

Potrebbe essere una soluzione introdurre un’ora di storia delle religioni? Oppure, come chiede qualcuno, abolire l’ora di religione, insegnamento facoltativo al quale la maggioranza delle scuole non riesce ad offrire insegnamenti alternativi per chi sceglie di non frequentarlo?
«Assolutamente no. Il 90 per cento delle famiglie italiane professano la religione cattolica. L’ora di religione nelle scuole non è un’ora di catechesi ma un’ora di conoscenza alla quale non dobbiamo rinunciare. Penso ai nostri emigranti che sono andati all’estero, integrandosi senza rinunciare alla loro fede».

Dunque da dove può passare l’integrazione?
«Guardiamo alla comunità ebraica. Gli ebrei sono a pieno titolo cittadini italiani, perfettamente integrati pur mantenendo le loro tradizioni e la loro fede. Dico no alle separazioni. Primo dovere della scuola pubblica è unire ed integrare non dividere».

Il dialogo però appare sempre più difficile. Anche questa proposta che nasce in modo trasversale da maggioranza ed opposizione ha immediatamente alzato la temperatura della discussione. Sembra impossibile confrontarsi con toni pacati.
«Questo accade perché se si sbaglia le conseguenze potrebbero essere irreparabili. Una ricetta di integrazione sbagliata è un rischio che non possiamo permetterci. E mi sembra molto superficiale chi, come Massimo D’Alema, liquida le ragioni dei critici con sufficienza, trattandoci da sempliciotti. Semmai è lui che semplifica una questione assai complessa».

11 commenti su  1  2  3   pagine dal più vecchio | dal più recente
#11 leo_polemico (109) - lettore
il 19.10.09 alle ore 19:47 scrive:
Nei Paesi a maggioranza islamica, si può impunemente insegnare la religione cristiana o cattolica? Non mi risulta. Come mai gli immigrati islamici in Italia hanno e pretendono solo diritti e nessun dovere? Già i servizi sociali dei comuni spendono metà del loro bilancio a loro favore: molti italiani, anche se in difficoltà aconomiche, per pudore, non vanno MAI a chiedere. Gli immigrati, con auto nuovissime (e non utilitarie), vanno a fare la spesa (non a caso) alla Coop con i buoni spesa forniti dal comune, che poi paga anche loro l'affitto e le bollette di luce acqua e gas. Intanto, come dice Totò, "....e io pago"
#10 edith (4) - lettore
il 19.10.09 alle ore 15:30 scrive:
Invece l'insegnamento di una materia quale Storia delle Religioni (quale materia obbligatoria) sarebbe la soluzione ottimale, materia che oltre a spiegare le radici cristiane del nostro paese permetterebbe anche di effettuare una comparazione tra le diverse religioni rilevando le differenze, legate ai paesi di origine e il comune denominatore, l'amore per se stessi e il prossimo e la tolleranza. Solo così due culture così diverse possono avvicinarsi e rispettarsi reciprocamente, non con una ulteriore separazione. Per i nostri figli esiste la catechesi per l'approfondimento della religione cattolica e altrettanto possono fare i musulmani organizzando ore di religione islamica, ma fuori dalla scuola. La scuola deve unire, non separare.
#9 mangiargiu (356) - lettore
il 19.10.09 alle ore 14:08 scrive:
Ma che nesso ci vogliamo per forza far incastrare con l'insegnamento della reogione cattolica e la castroneria dell'introduzione dell'insegnamento del corano nelle nostre scuole? Che c'entra una cosa con l'altra? Certo che si può discutere sull'opportunità dell'insegnamento della religione cattolica (che comunque è una scelta volontaria e a cui sino favorevole) ma non vedo perché ciò lo si debba legare al presunto diritto di parità dell'insegnamento dell' Islam. Loro sono gli unici ,nonché gli ultimi arrivati che avanzano pretese in casa nostra e sì che di persone che hanno un Dio diverso dal nostro ce ne sono tante e da tanto ; ma che tornino a casa loro se vogliono insegnare l'Islam ai loro figli ; ne riparleremo, semmai , quando sarà assicurato l ' insegnamento del Cristianesimo nei Paesi arabi. Anzi rimettiamo i Crocefissi nei luoghi pubblici e lasciamo che i nostri bimbi tornino a cantare le canzoni natalizie : non hanno mai fatto male a nessuno.
#8 sebasebausen (22) - lettore
il 19.10.09 alle ore 13:55 scrive:
chi a destra non la pensa come i talebani cattolici diventa automaticamente un compagno. è una cosa abbastanza curiosa. si può dissentire, senza diventare comunisti? ci può essere una destra moderna, dialogante e non codina?
#7 Roberto C (224) - lettore
il 19.10.09 alle ore 12:56 scrive:
Istituiamo una laurea in scienze religiose (esiste in molte università straniere) - togliendo alla Pontificia Università Gregoriana - espressione oltre che di una specifica fede religiosa anche di uno stato estero - il monopolio su tale disciplina. Organizziamola come qualsiasi facoltà, con insegnanti assunti per concorso e senza alcuna discriminazione in base all'appartenenza religiosa. E reclutiamo di lì i futuri insegnanti di religione - che non dovrà più intendersi come esclusivo insegnamento/indottrinamento della religione cattolica. Chiaramente il cattolicesimo avrà poi più spazio del buddismo così come in storia al Risorgimento si dedica più tempo rispetto alla storia dell'India. Chi esce da tale facoltà, a prescindere dalla sua religione, possa essere abilitato all'insegnamento di tale disciplina. Così sarebbe davvero un arricchimento culturale compatibile con uno stato laico. Prof nominati dal vescovo = catechismo...
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