Gli evoluzionisti credono di essere Dio

Nata come teoria scientifica, l'idea darwiniana si è ormai trasformata in giudizio universale sulle filosofie e le teologie che vorrebbe annullare. Raggiungendo forme primitive di intolleranza

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Chi vuol dimostrare scientificamente l’inesistenza di Dio è, scientificamente parlando, un cretino. Sono pronto a riconoscere anche l’osservazione inversa: la prova scientifica dell’esistenza di Dio è rigorosamente stupida. Due atti opposti di demenza militante e presuntuosa. Credo che di Dio si possa discutere sul piano teologico, filosofico, poetico, sentimentale, come pensiero, intuizione, atto e fede. Ma non sul piano scientifico e sperimentale.

Nei giorni di bufera sul Papa e sulla Chiesa in tema di pedofilia, negli anni dell’ateismo esibizionista, c’è un grosso scimmione che si aggira per i laboratori, i libri, la tv e i giornali: è lo scimmione di Darwin che impone con le zampe della scienza e i barriti dei mass media l’indiscutibile verità evoluzionista. E lo fa non come una teoria scientifica, ma come una risposta assoluta, irrevocabile e generale al senso della vita, dell’umano e del divino. Ne sanno qualcosa Piattelli Palmarini e Jerry Fodor che hanno osato dubitare in un loro testo dell’infallibilità di Darwin. Ne sa qualcosa Roberto de Mattei, del quale è stato chiesto lo scalpo e la rimozione dagli incarichi scientifici ai vertici del Cnr perché sostiene argomenti critici verso il dogma darwiniano. Ma ne sanno qualcosa perfino i religiosi, dal Papa in giù, che nel nome della scimmia dovrebbero chiudere bottega e dichiarare la chiesa superata dal laboratorio.

Non dirò una parola sull’evoluzionismo, non ho la minima autorità e competenza né per gloriarlo né per confutarlo, e nemmeno per spiegarlo. E dunque mi asterrò rigorosamente dal violento diverbio tra gli scienziati che sta riducendo la cultura a una disputa tra macachi, bertucce e babbuini.

Parlo soltanto dell’implicazione assurda che la teoria evoluzionista comporta quando viene applicata oltre i confini della scienza, alla condizione umana, alla storia, al pensiero e al senso del divino. Nessuna scienza spiegherà mai perché un tipo di scimmia si è fatta uomo e altre specie no. E nessuna scienza potrà mai escludere che il seme della differenza, lo specifico di quella specie che poi è evoluta in umana, sia un misterioso Dna, un inalienabile destino, insomma un germe o un codice di cui nessuna teoria scientifica spiegherà mai la genesi, la comparsa e la radicale differenza. Nessuna scienza potrà mai applicare l’evoluzionismo alla vita intera, alla storia, al destino umano e all’anima, facendola debordare dall’osservazione delle specie animali. Perché la realtà, prima ancora di ogni altra teoria, insegna che l’evoluzione è solo uno dei moduli in cui si sviluppa la vita; ce ne sono altri opposti come il declino, la decadenza, il graduale invecchiamento o la degenerazione. O semplicemente l’alternarsi di stagioni e stati della vita, tra crescita e decrescita, tra potenziamento e indebolimento, tra piccole rinascite e piccole morti, tra giorni e notti, primavere e inverni. Ci sono i ritorni o i corsi e i ricorsi, della storia e della natura; e ci sono le parabole, c’è l’asse delle ascisse che cresce e quello delle ordinate che decresce, c’è l’acme di una vita, di un’epoca, di un popolo, situata a cavallo tra un’evoluzione e un degrado.

La maturità, per esempio, è il punto più alto nella traiettoria umana, situato nel centro fra una crescita graduale detta progresso e un invecchiamento altrettanto graduale detto regresso. La storia delle civiltà segue lo stesso percorso evolutivo e involutivo e si sottrae al determinismo progressista. Conosce espansioni e decadenze, sviluppi e degradi, incivilimenti e imbarbarimenti. E sul piano dei saperi e delle arti, ci sono campi, come la scienza e la tecnica, in cui la crescita sembra progressiva, e altre che hanno punti di eccellenza situati e seminati in epoche diverse che a volte sembrano inarrivabili ai posteri: chi ha più eguagliato il pensiero di Platone e di Aristotele, la scultura di Fidia e di Michelangelo, la concentrazione di un Sufi o di un Bodhi, l’abilità danzante di un derviscio o la potenza erotica di un maestro tantrico, la forza fisica di erculei antichi e perfino l’abilità manuale di alcuni inarrivabili artigiani? E quante scoperte, quante tecniche hanno accresciuto una sfera di poteri, atrofizzando o mortificando altre? Si pensi al rapporto tra scrittura e memoria, di cui scriveva già Platone.

Ma anche nell’ambito dell’evoluzione e del progresso, quando si dice che noi vediamo più dei nostri avi perché siamo nani sulle spalle di giganti, il taciuto è che se scendiamo dalle spalle dei giganti antichi siamo nani e non vediamo nulla; ovvero fuori dalla tradizione c’è il nulla. L’evoluzione spiegata alla luce della tradizione assume altri significati e altre implicazioni.
L’evoluzione non è una teoria generale e assoluta di vita. Non spiega il nostro destino, non spiega l’assenza di Dio o dell’anima, come la sua demolizione non ne spiega la presenza; non si sostituisce il disegno intelligente con lo schema evolutivo. Si può applicare ad alcuni, anche vasti contesti. Lo scienziato che scaccia sdegnato il filosofo, il teologo, il credente dai suoi ambiti e poi si avventura a trasformare una teoria scientifica in un giudizio universale, vive lo stesso delirio, compie lo stesso sconfinamento filosofico, teologico e fideistico che condanna. Non si tratta dunque di essere pregiudizialmente avversi all’evoluzionismo, confesso candidamente la mia radicale ignoranza in materia; ma quando vedo una teoria tracimare dal suo ambito, debordare, farsi dogma e schema totale di vita, fino a generare conformismo e perfino intimidazione verso chi sostiene percorsi opposti, allora insorgo. Temo per la libertà e per il libero pensiero, per la libera teologia e la libera fede, ma temo anche per la ricerca scientifica e per la capacità di rimettere in discussione i saperi acquisiti per proseguire nella ricerca.

Le teorie vanno continuamente falsificate, come dice Popper, nel senso di verificate; o revisionate, come dicono gli storici, nel senso di riaprire le pagine chiuse e proibite. La miscela di relativismo e di intolleranza, di nichilismo e di fanatismo, mi spaventa più dei vecchi dogmatismi autoritari. Abbiate passione di verità fondata sul senso della realtà. Lo dico a voi che vivete la scienza come fede e a voi che vivete la fede come scienza.
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COMMENTI

94 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#94 Michele B. (12) - lettore
il 20.04.10 alle ore 19:43 scrive:
Se Veneziani pensa che Palmarini e De Mattei siano fortemente criticati perché osano mettere in dubbio "l'infallibilità di Darwin", provi a liberare la mente dalle ideologie e informarsi chiedendo a qualche esperto nel settore. Per chi vuol ragionare e capire con la propria testa e non con quella del Veneziani di turno, un ottimo punto di partenza è "IL GENE EGOISTA" di Dawkins. Buona lettura.
#93 Michele B. (12) - lettore
il 20.04.10 alle ore 19:27 scrive:
Parecchia confusione nella testa del Veneziani. O forse non è stupido come può sembrare ed è solo ideologizzato, e la confusione la vuol mettere nelle teste dei lettori?...
#92 claudio.cal (1) - lettore
il 10.04.10 alle ore 16:16 scrive:
Veneziani si dimostra semplicemente troppo candido. Non si può discettare sull'evoluzionismo arrivando a fare dichiarazioni come: "Nessuna scienza spiegherà mai perché un tipo di scimmia si è fatta uomo e altre specie no." e contemporaneamente: "...evoluzionismo, confesso candidamente la mia radicale ignoranza in materia". Scritto bene l'articolo ma sono parole al vento dal retrogusto stucchevolmente propagandistico. Se è vero che l'evoluzionismo darwiniano è rigidamente dogmatico, per non parlare della sua volgarizzazione popolare che lo rende perfino stupido come avviene per tutte le volgarizzazioni, è altrettanto ovvio che una teoria del 1800 va aggiornata e non riportata capziosamente tale e quale a sostegno di ideologie la cui sola base è puramente fideistica, oltre che di moda. Non è scimmia il nostro antenato ma un primate molto più antico che nulla ha a che spartire coi quadrumani oggi sopravvissuti, il mistero che a Veneziani pare tanto oscuro non lo è più tanto, si documeti.
#91 Costarom (62) - lettore
il 09.04.10 alle ore 19:37 scrive:
Yuri è il Creatore (inteso come entità personale) chi l'ha creato allora? Basta dire che si è creato da sé o, ancora meglio, che non ha bisogno di crearsi perché è increato per bypassare a piè pari il problema? allora mi basta attribuire tale proprietà di "increatibilità" a un qualcosa di impersonale che sta prima degli atomi, prima del big bang e di qualsiasi altra cosa e il problema è bell'e che aggirato anche da parte del non credente. Che all'inizio del Tutto si debba per forza mettere un che di primordiale che come proprietà ha semplicemente quella di esistere e basta è un fatto scontato ,sia per il credente che per il non credente (anche ipotizzando una catena infinita di cause effetto la "qualcosa" sarebbe a questo punto l'infinitezza stessa) il problema sorge quanto a questo qualcosa di primordiale vogliono attribuire in nuce imprescindibilmente proprietà personalistiche come la volontà o l'intelligenza creatrice.
#90 Costarom (62) - lettore
il 09.04.10 alle ore 19:35 scrive:
Toby la teoria dell'evoluzione si limita soltanto ha fornire una descrizione su basi scientifiche e non metafisiche di come si può essere sviluppata la vita sulla Terra. Forse sei tu che, nella foga di volerla assolutamente confutare, hai la pretesa che faccia ciò che chi l'ha formulata non ha mai avuto.
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