In 13 uccisi dalle tasse Ancora un suicidio Salviamo chi crea lavoro

Gli imprenditori sono disperati, ma nessuno li difende.  Burocrazia lenta a saldare, ma pronta a riscuotere distruggendo le aziende. Dipendenti pubblici a rischio taglio: sono 3,5 milioni e costano 165 miliardi l'anno, anche se lavorano solo 10 mesi

di -

Negli ultimi due mesi una dozzina di piccoli imprenditori si è tolta la vita. Quando una crisi economica morde, il fallimento dell’azienda per un piccolo imprenditore è il fallimento della propria vita. Una caduta che sembra irreversibile. Purtroppo non è la prima crisi economica che affrontiamo e il fenomeno dei suicidi è una costante. Ciò che cambia è che l’urlo di disperazione e di rabbia dei nostri concittadini questa volta ha un indirizzo ben preciso: lo Stato. E ciò è molto pericoloso.

In Italia non esiste quella fumettistica divisione tra capitale e lavoro, che qualche reduce degli anni Settanta vuole ancora raccontare. Il 90 per cento delle imprese italiane è di dimensioni microscopiche: i dipendenti e i datori di lavoro sono sulla stessa barca. Frequentano gli stessi bar, vivono nelle stesse piazze, lavorano nei medesimi spazi. Per un’impresa che muore, crolla la famiglia che ha pensato la bottega e chi ci lavorava dentro. Tra il leader di un’impresa e i suoi collaboratori non ci sono filtri.

È più facile attribuire responsabilità e censurare cattive pratiche.
Quando una piccola impresa attende sei mesi per essere pagata dallo Stato (e non solo, anche le grandi imprese pagano con ritardi mostruosi) e nel frattempo si vede consegnare con rigore e puntualità le cartelle esattoriali, perde la pazienza. Quando ad una piccola impresa non è riconosciuta la possibilità di un minimo errore formale, ma la pubblica amministrazione ragiona con metodi prussiani, perde la pazienza. Quando una piccola impresa subisce un controllo al mese e vede che per ottenere una qualsiasi licenza deve avere quantomeno buone relazioni, perde la pazienza. Quando una piccola impresa compete con tutto il mondo e vede che i burocrati pubblici le affibbiano oneri e regole da multinazionale, quando cioè un parrucchiere deve trattare i suoi rifiuti come quelli dell’Eni, perde la pazienza.

Per anni ci siamo disperati per l’occupazione in Italia. Abbiamo pensato, e in parte continuiamo a farlo, che il lavoro sia un diritto. Bene, benissimo. Ma chi lo deve assicurare questo diritto? Berlusconi, ora Monti? Non diciamo sciocchezze. Quel diritto esiste solo se riconosciamo un superiore diritto ai medesimi cittadini di fare impresa. Pensiamo alla tutela della salute del lavoro e imponiamo spesso regole minuziose a tutela dei dipendenti. Perfino il calcolo per legge del loro potenziale stress. Forse sarebbe bene ribaltare l’ordine delle priorità.

Sono le imprese che fanno occupazione e dunque reddito. Sono loro che debbono essere tutelate. Non servono quattrini. Smettiamola con i sussidi, che poi vanno a finire solo a coloro che hanno le relazioni migliori. Bisogna fare una 626 (la legge sugli infortuni) delle imprese.

Sovraordinare l’interesse degli imprenditori a quello della burocrazia, che fino a prova contraria dovrebbe esserne al servizio.
Sostituire il mito del diritto al lavoro con il diritto dell’impresa. Lo statuto dei lavoratori con lo statuto delle imprese. Vi sembra normale che lo Stato pretenda puntualità sui suoi crediti fiscali da parte delle imprese, e non applichi lo stesso rigore ai suoi pagamenti? Basterebbe una piccola norma che vietasse pretese fiscali a imprese in credito dallo Stato. Questo è il diritto dell’impresa.

La crisi economica è seria. Ma se pensiamo che la soluzione sia quella di tutelare i posti di lavoro e non il posto delle imprese, continuiamo a sbagliare strada. I cittadini che se la prendono con Equitalia sbagliano (anche se i blitz natalizi a Cortina fanno pensare). Guardano al dito e non alla luna. È lo Stato con le sue regole ideologiche modellate sull’imprenditore cattivo ed evasore ad essere il colpevole.

Un operaio
Un operaio
Ingrandisci immagine

ANNUNCI GOOGLE

COMMENTI

106 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#106 gguazzaroni (10) - lettore
il 04.01.12 alle ore 21:28 scrive:
Stiamo alacremente segando,dal lato del tronco, il ramo su cui stiamo seduti.
#105 maroseng (1) - lettore
il 04.01.12 alle ore 19:16 scrive:
Condivido tutto quello che hai detto su gli imprenditori medi /piccoli cioè l'ossatura della produzione Italiana quelli che mettono a rischio tutto il capitale, la famiglia, il suo modo di essere sempre sentirsi mai a in regola dove la paura e il rispetto ,troppo rispetto ,di questi enti che Tu hai menzionato che sono severi quando vengono in fabbrica a controllarti ,manca la virgola qui ,non c'è il punto là, ci vuole il SISTRI entro al tal mese quindi Tecnici costi €. 15.000,00 ,poi esce un CUCU che ti dice guarda che al momento è sospeso e andra in vigore a gennaio 2012,.Essendo un fornitore di prodotti per Ditte che Hanno esenzione IVA , chiedo rimborso IVA all'Ufficio dell'Entrate ,dopo presentazione della documentazione necessaria,per avere e miei Euri devo presentare una fidejussione e attualmente questo rimborso viene erogato da EQUITALIA con un tempo di cinque 5 anni per erogare con un tasso di intersse del 2% non al giorno come fanno loro ma all'anno .
#104 lamwolf (832) - lettore
il 04.01.12 alle ore 18:13 scrive:
Quando il popolo soffre e gli scempi sono arrivati a questo punto inizia la fase delle ribellioni. E poi dicono che nascono le rivoluzioni!!!!!!!!!!!!!!!!
#103 giuseppe61 (9) - lettore
il 04.01.12 alle ore 18:06 scrive:
No,illustre "andrearm"Il buon Porro parla di me,di me che,per aprire una attività piccolissima come discoteca,per un max di 150 persone di agibilità,ha dovuto aspettare la bellezza di 2 anni,rpt,due anni,pagando però la bellezza di 27 mesi di affitto a 2.200 euro mensili,lavori interni per circa 20.000 euro,cambio di destinazione d'uso per la modica cifra di 27,700 euro,la SIAE che,assieme allo stato italiano,si prendono il 50% dei miei introiti,diventando cosi,soci di maggioranza a rischio zero.Del fatto che,avendo incassato "solamente"23 euro di bar in una serata,rischio una segnalazione all.uff.delle entrate,perchè questi "geni"non lo ritengono congruo,come se io potessi obbligare la gente a bere. Se il Buon Porro mi leggesse,vorrei tanto mi contattasse,altro che intervista gli farei fare,darei un bello scoop per lui e il Giornale,altro che leggere le Sue idiotissime considerazioni,faccia impresa andrearm,e poi mi dica se mai riscriverà le stesse cretinate di oggi. Buon anno.
#102 giamartix (1) - lettore
il 04.01.12 alle ore 17:25 scrive:
in mia fanciullezza mi sono dilettato, anzi nutrito, sui libri di storia, tanto da poter pensare di aver respirato l'aria di parigi dell'89. un dubbio mi corre per la mente: ma questi avranno capito che il tempo per "scherzare" è finito? il fatto è che nessuno pare avvertire la necessità di cambiare veramente registro. o meglio, non ci sono segni di reazione alle intemperanze (vorrei definire così le decine di migliaia di euro prese per la pensione mensile da un "big", contro le 1300 al mese che dovrebbero sfamare un "poveraccio"). non entro neanche nel merito: evidente la sproporzione megagalattica, che tronca qualsiasi discussione. e tra 50 anni saremmo comunque lì, da capo a 12, alla faccia della costituzione! il rischio è che poi scoppi tutto d'un botto. dovremo trovare nuove vie, meno sanguinarie, più moderne, democratiche. magari lavori socialmente utili, magari qualcos'altro. vedremo, cominciamo a pensarci (io intanto ho in serbo l'articolo 1).
106 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine RSS commenti | Cosa sono?
- correlati
+ correlati