Da Verdone alla Mannoia: cantanti e comici si improvvisano "scienziati" anti nucleare

Dopo la predica di Celentano sul "Fatto", cantanti, scrittori e comici s’improvvisano esperti contrari all’atomo e sostengono i referendum

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Se è vero che per parlare di ippica non occorre essere dei cavalli, perché stupirsi se a discettare di fisica nucleare vengono chiamati solo menestrelli, cabarettisti e giallisti? È la stampa, bellezza, quella che al valore legale del titolo di studio sostituisce il valore mediatico dell’incompetenza. Capita così che L’Unità e Il Fatto Quotidiano scelgano come autorevoli voci anti-atomiche esperti di ogni tipo: il trionfatore di Sanremo, maestri di moda e turismo, maghi del best-seller. I requisiti richiesti sono due: la convinzione che tutte le centrali nucleari producano pesci con tre occhi come quella dei Simpsons e l’assoluta mancanza di autorevolezza sul tema.

Il primo è stato Celentano, che per aver scritto nel ’66 «là dove c’era l’erba ora c’è una città», da quarant’anni veste i panni verdi dell’ecologista. Ieri è stato il turno di Raffaella Carrà: «Il nucleare è una scelta sbagliata: mette un peso insostenibile sul futuro dei nostri figli». Carramba, non saranno mica gli stessi figli che oggi, novelli trentenni, ringraziano sentitamente le isterie collettive post-Chernobyl dei loro genitori tutte le volte che devono pagare una bolletta? Ma a Raffaella che importa delle tariffe? Se per caso cadesse il mondo, lei si sposta un po’ più in là. E «tanti auguri» ai clienti Enel. Certo, poi la Carrà propone una sorta di Lodo Alfano, chiedendo «lasciamo governare Berlusconi e vediamo i risultati», ma questo al Fatto interessa meno...

Nel team di ricerca assoldato dai due quotidiani in effetti uno scienziato c’è. È Carlo Verdone, con la sua laurea in medicina honoris causa. Oddio, gliel’hanno data per l’ipocondria cronica, che lo porta ad aver paura di prendere la leptospirosi pure leggendo «Topolino». Chiedere a lui un giudizio sul nucleare è come chiedere a Galeazzi un parere sulle diete.

Con l’acceleratore di particelle sempre a tavoletta, sale in cattedra anche Giobbe Covatta, all’urlo di «per rovesciare Berlusconi basta poco, che cce vo’?». Seguito dal rapper Frankie Hi-Nrg, tutto concentrato sul panegirico del Molleggiato. Poi Emilio Solfrizzi, che da «dottor Linguetta» di Striscia la Notizia si reinventa dottore in politologia applicata, a cui occorre ricordare che l’astensione al referendum ha un legittimo valore politico. Chiudono la carrellata le pasdaran anti-berlusconiane dai belli capelli, Fiorella Mannoia e Monica Guerritore: la prima ansiosa di dare «un segnale contro Berlusconi e il suo governo delle barzellette»; la seconda - che interpretò Veronica Lario nelle scenette di Annozero con un astio degno del metodo Stanislavskij - invece getta la maschera: «Voterei qualsiasi cosa, anche per decidere se i gatti possono dormire sui letti».

Ecco, sta in questa ammissione il nucleo della faccenda. Perché il fine - ovvero il disarcionamento del Cavaliere - giustifica i mezzi. Ogni scusa è buona. Altro che nobile interessamento per il futuro ecosostenibile dei nipotini, altro che chiare, fresche e pubbliche acque: l’essenziale è votare contro il governo sempre e comunque, sull’oliva nel Martini, sui sandali con o senza calze, sul Pallone d’Oro a Messi o Ronaldo. E va da sé che per emettere dei «no» a prescindere mica serve un master in cromodinamica quantistica. Sono pareri, chiacchiere da bar travestite. Quindi perché dar voce a scienziati veri come Veronesi o Margherita Hack, politicamente avversi a Berlusconi ma favorevoli a uno sviluppo nucleare con tanto di argomentazioni? Meglio schierare improbabili guru utili e preconcetti.

 

Anche perché quanto inciderà sulle tasche di Matteo Marzotto, aristocratico manager di Valentino e presidente dell’Enit, il fatto che in Italia abbiamo l’energia elettrica più costosa d’Europa? Lo zero virgola niente, quindi può aggiustarsi il gessato, ordinare una cassa di Perrier e correre a firmare per L’Unità. Insieme a Vecchioni e Battiato, poeti del pantheon radical chic. Ma l’ateneo è vario, i professori tanti. E quindi ecco Neffa schierato per «un’Italia di sana e robusta Costituzione» (è una coincidenza che abbia scritto l’inno del Pd); ecco gli scrittori Scurati, Magrelli, Belpoliti e De Cataldo, ecco Dacia Maraini affermare «l’orgoglio di essere un Paese denuclearizzato» alla faccia delle decine di impianti in Slovenia, Francia e Svizzera. Ecco l’attore Neri Marcorè (o forse è la sua imitazione di Di Pietro?), ecco Antonio Cornacchione, quello di «povero Silvio», e la sua collega di «Zelig» Teresa Mannino. Tutti improvvisamente esperti di quark, millisievert e neutrini.

A questo punto tanto valeva chiamare Alvaro Vitali: con le flatulenze dei suoi film, sai che intervento a favore del biogas?

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COMMENTI

69 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#69 02121940 (7430) - lettore
il 02.05.11 alle ore 14:17 scrive:
Due "artisti" sulla via del tramonto. Lasciamoli parlare. Cercano di trovare credito negli ambienti della sinistra ecologista.
#68 jacksony (129) - lettore
il 01.05.11 alle ore 20:10 scrive:
se i cosiddetti esperti sono quelli che hanno deciso di costruire una centrale nucleare in riva al mare del paese che ha inventato il termine tzunami (qualcosa vorra pur dire ?) credo che chiunque possa arrogarsi il diritto di sentirsi esperto sull'argomento !
#67 Andrea 68 (1189) - lettore
il 01.05.11 alle ore 20:00 scrive:
vi rendete conto che voi vi affidate ad un Battaglia che ad Annozero è stato davvero imbarazzante? meglio gente ignorante di buon senso
#66 eddie01 (438) - lettore
il 01.05.11 alle ore 19:36 scrive:
#56 killkoms E su questo le do ragione, purtroppo sempre più persone tendono ad aggredire od insultare chi la pensa diversamente. Saluti
#65 gibuizza (1268) - lettore
il 01.05.11 alle ore 19:15 scrive:
Non si può cavar sangue dalle rape!
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