"Con questi farmaci le aziende non fanno business"

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Abbiamo chiesto a Stefano Iacobelli, oncologo e professore di oncologia medica all’università Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara (oltre che direttore della Mso, la scuola di specializzazione oncologica “Mediterranean School of Oncology” con sede a Roma) un parere sulla donna guarita da tumore al seno senza intervento chirurgico. Iacobelli ha visto l’abstract della storia clinica della paziente presentato da Giuseppe di Bella a diversi convegni mondiali e pubblicato su riviste scientifiche (una storia simile a quella di altre 13 italiane nelle stesse condizioni che hanno seguito scrupolosamente la cura Di Bella).

Gli esami clinici hanno evidenziato la scomparsa della massa tumorale in un paio d’anni. E ora le pazienti seguono una terapia di “mantenimento” e stanno bene. Il primo commento è sottovoce “non vorrei che passasse l’idea che ci può curare dal cancro senza intervento chirurgico… là dove è possibile”. Il secondo commento è a voce alta: “Tra i farmaci che la donna ha preso c’è anche un inibitore dell’aromatasi (un farmaco ad attività antiestrogenica con il quale l’oncologia tradizionale cura i carcinomi ormonodipendenti ma che Di Bella usa anche quando il tumore non è sensibile agli ormoni femminili). È un principio attivo molto efficace sui tumori ormonosensibili, anch’io ho curato così – e soltanto con l’inibitore dell’aromatasi - diverse pazienti anziane che rifiutavano l’intervento e ho ottenuto, in alcuni casi, la remissione completa del tumore”.

Età delle pazienti? “Da 80 a 90 anni”.

In questo caso però la donna aveva 51 anni al momento della diagnosi, tre focolai di tumore nella stessa mammella. Anche le altre suppergiù hanno la stessa età…
“Non possiamo sapere quello che succederà fra qualche anno, per me è un azzardo non operare là dove è possibile”.

Oltre all’inibitore dell’aromatasi gli altri farmaci impiegati da Di Bella sono efficaci contro il cancro?
“Indubbiamente. Di Bella usa principi attivi, naturali e chimici, che hanno una potente attività biologica sulle cellule tumorali, conosciuta da tempo. I retinoidi ad esempio favoriscono la differenziazione cellulare, vuole dire che una cellula maligna può tornare sana. La somatostatina inibisce la proliferazione cellulare e l’angiogenesi (la formazione di nuovi vasi sanguigni).

Se è così perché gli oncologi non dicono ai pazienti che hanno un cancro che ci sono anche questi farmaci oltre alla chemioterapia?
“La questione è semplice: se la multiterapia Di Bella vuole ascendere a terapia anti-tumorale riconosciuta deve passare attraverso una sperimentazione ufficiale, altrimenti la sua cura verrà sempre considerata come quella della pinna di squalo.”

La sperimentazione del ’98 ha arruolato solo pazienti o terminali o in fase di malattia molto avanzata, senza gruppo di controllo, in alcuni casi sono stati impiegati farmaci scaduti (c’è relazione dei Nas), in altri abbinati maldestramente i principi attivi…
“Si potrebbe pensare a una nuova sperimentazione che rispetti tutti i passaggi previsti dall’attuale normativa: prima test in vitro e su animali. Poi, se non c’è tossicità, applicazioni sull’uomo. Stabilita la dose del farmaco, si testa il prodotto su diverse neoplasie. E poi se ne confronta l’efficacia con altri farmaci”.

Ma chi deve richiedere una nuova sperimentazione e a chi? “Non è compito del ministero della Sanità, nel ’98 il governo accettò questo incarico perché la pressione popolare era fortissima e fu fatta un’eccezione. Le sperimentazioni le fanno le industrie farmaceutiche, servono molti soldi. O Di Bella trova un ricco mecenate o si affida a un’industria. Quest’ultima ipotesi è altamente improbabile perché un’azienda si muove soltanto se ha la possibilità di acquistare un brevetto di un principio attivo che poi venderà”.

E non si possono brevettare i farmaci dibelliani?
“Quelli naturali, tipo melatonina e vitamina E, non si possono per legge brevettare. Gli altri, somatostatina, bromocriptina, cabergolina sono prodotti che risalgono a cinquant’anni fa e il brevetto è scaduto”.

E l’Aifa (agenzia italiana del farmaco) che pubblica ogni anno un bando per finanziare la ricerca indipendente? “Dubito che l’Aifa possa fare qualcosa perché c’è un principio base da rispettare e cioè che il principio da brevettare sia specifico per una malattia (esempio: inibitore aromatasi per tumore mammella e non per stomaco e così via). I farmaci di Di Bella non sono registrati dal ministero come antitumorali, per questo non c’è la prescrizione gratuita”

La chemioterapia è da considerarsi superata? “E' molto probabile che tra qualche anno la chemioterapia non verrà più utilizzata e verrà sostituita da farmaci più intelligenti che colpiscono con maggiore selettività le cellule tumorali ma, al momento, è l’unico metodo riconosciuto che abbiamo a disposizione”.

Il Professor Stefano Iacobelli
Il Professor Stefano Iacobelli
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COMMENTI

6 commenti su  1  2   pagine dal più vecchio | dal più recente
#6 giovanna rabaglia (8) - lettore
il 08.03.12 alle ore 18:02 scrive:
Oggi ho visto una pubblicità di un farmaco da prendere se sei stressato.....un farmaco che ti promette di combattere contro il tuo stress. Ci hanno raccontato a tutti che siamo stressati ed ecco un bel farmaco (senza ricetta) per ovviare a questo problema dilagante. Auguro alla casa farmaceutica grossi guadagni.
#5 felicefranca (70) - lettore
il 20.01.12 alle ore 8:33 scrive:
Per 2 Puppet. La cura Di Bella è costosa per il paziente che deve acquistare tutti i farmaci. Sarebbe incomparabilmente meno cara per il SSN confrontata con i costi stratosferici delle terapie convenzionali (Chemio, Radio, Chirurgia, ospedalizzazione ecc. ecc.) con un notevolissimo vantaggio indiretto per le tasche dei contribuenti. C'è da dire che, nonostante la disinformazione voluta sicuramente da qualcuno, tanti pazienti in terapia, potendo dimostrare i miglioramenti ottenuti sia in termini di riduzione dei tumori sia in termini di qualità e durata della vita, hanno ottenuto dai Tribunali, che le ASL di competenza rimborsassero o sostenessero le spese per le cure. Dovrebbe essere interesse di tutti chiedere il riconoscimento della libertà di cura come da Costituzione, a prescindere da sperimentazioni più o meno cinicamente pilotate. A me è bastato sapere di un caso guarito per voler fare questa cura. Per il momento me la pago. Poi si vedrà. Buona giornata
#4 felicefranca (70) - lettore
il 19.01.12 alle ore 9:04 scrive:
Vorrei chiedere, anche un po' polemicamente, cosa impedisce al Professore di somministrare lo stesso farmaco a donne fra i 70 e gli 80 o fra i 60 e i 70.
#3 francescoraffaele (114) - lettore
il 07.01.12 alle ore 18:29 scrive:
ecco finalmente un medico senza peli sulla lingua che ci conferma quello che il prof. Di Bella si sgolo per anni a dire e che tutti hanno fatto l'orecchio da mercante. se a questo si aggiunge il fatto che la cura si può fare a domicilio e continuando a lavorare e quindi i grandi (luminari) o alchimisti( dipende dal punto di vista che li si guarda)il resto è tutto chiaro. Quindi a questo punto dovrebbe essere lo stato ad imporre una sana sperimentazione e per maggior sicurezza che i vari Balsamo non facciano scherzi come hanno gia fatto nel novantotto. Ristrutturare la vecchia torre marchigiana dove il primo balsamo finì i suoi giorni od in alternativa ripristinare la pena capitale.
#2 puppet (15) - lettore
il 22.12.11 alle ore 21:30 scrive:
Se nella terapia DiBella sono utilizzati farmaci a bassissimo costo, mi domando sul perchè il suo costo è cosi alto; leggevo in questa rubrica che una paziente ha dovuto affrontare una spesa di circa 20000€.
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