E quindi, a ottobre lancio in grande stile del concentrato di mela nel Regno Unito con tanto di istruzioni per vincere la famosa cena da Tiffany stampigliate sulle migliaia di lattine che sono state ben posizionate, come impone la forza della Coca Cola, negli scaffali più redditizi dei supermercati delle Isole britanniche. E sul contenitore dell’Appletizer non solo c’era scritto come partecipare al concorso (bisognava inviare un sms con la parola «Apple» seguita dal codice trovato sulla lattina a un numero dedicato dal quale subito avrebbero risposto «hai vinto» oppure «ritenta») ma c’era anche l’inconfondibile silouhette della Hepburn. Insomma, più Tiffany di così era impossibile. Resta da capire quanto fosse sensata ed efficace una strategia di marketing che proponeva ai sudditi di Elisabetta II l’accostamento dei diamanti più glamour del Nuovo Mondo con una bevanda gassata, e analcolica, nata in Sudafrica, ottima per far digerire ai bambini le pizze e i kebab divorati sul divano durante Liverpool-Manchester United.
Comunque, per ora il risultato è il seguente: Tiffany porta in tribunale la Coca Cola e chiede che i giudici della High Court di Londra impongano alla multinazionale delle bibite gastrodilatatorie di distruggere le lattine incriminate nonché di pagare danni e spese di giudizio. Anzi, una bella causa milionaria anche contro le quattro aziende della grande distribuzione che hanno messo in vendita i barattoli con sopra la mitica testimonial di Tiffany. «Non c’è alcuna cena nella nostra saletta Vip. E neppure il personal shopping - ha detto papale papale al Daily Telegraph un portavoce della gioielleria -. Queste sono cose organizzate soltanto su nostro invito. Coca Cola ha agito senza autorizzazione». La replica dei produttori dell’Appletizer: «Siamo scioccati dalla reazione di Tiffany: noi abbiamo agito in buona fede e nel pieno rispetto della legge. Resisteremo in tribunale».
A occhio e croce la Coca Cola ha torto marcio. Bastava che chi ha avuto la bella pensata all’origine della vicenda avesse ricordato il senso del dialogo fra George Peppard, il protagonista maschile di Colazione da Tiffany, e un commesso della gioielleria. Il primo, con la Hepburn al fianco, chiede se è possibile fare eseguire un’incisione. E il secondo replica: «Beh, credo di sì. Sì, senza dubbio. Ho l’impressione, però, che prima dovrebbero effettuare qualche acquisto... Se non altro per disporre di un oggetto su cui eseguire l’incisione».
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