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domenica 04 gennaio 2009, 07:47

Handicappato e carogna: "Io l'attore spastico che fa ridere gli italiani"

David Anzalone. Colpito da tetraparesi dalla nascita, gli manca solo un esame per laurearsi in scienze politiche. "Non capisco perché si possa scherzare sulla morte ma non sull'handicap"

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A 9 anni David Anzalone capì per la prima volta d’essere nato attore, il suo attuale mestiere. Ma fu il solo a rendersene conto, perché appena divenuto adolescente in municipio gli scrissero sulla carta d’identità, alla voce «professione», l’incredibile sentenza: «Handicappato». La gente, si sa, non va oltre le apparenze e le sue gli sono avverse fin dalla nascita: una tetraparesi spastica, cioè un deficit muscolare dei quattro arti, che gli provoca problemi di deambulazione e difficoltà nell’articolazione della parola. «D’estate i miei genitori mi mandavano in vacanza dalla nonna materna a Piticchio, un piccolo borgo medioevale, abitato perlopiù da anziani, nell’entroterra marchigiano. Ogni pomeriggio i nonnetti si radunavano in una piazzetta nei pressi delle mura. Mi sentivo i loro sguardi addosso. “Poverino, che disgrazia...”, mormoravano.

Pensai: vuoi vedere che stanno parlando di me? Ebbi uno scatto d’orgoglio:ma quale disgrazia, in fondo sono soltanto handicappato! Così decisi di andarmi a sedere proprio in mezzo a loro. Fuggifuggi generale. I pochi rimasti avevano l’espressione di chi pensa: “E ora? Lo guardo o faccio finta di niente?”. Finché un vecchietto prese coraggio ed esclamò: “Ma non è che per caso s’attacca?”. La “malattia”, intendeva. E io, di rimando: no, tranquillo, solamente se sputo. Ci fu un attimo di silenzio, poi tutti scoppiarono a ridere. In quel momento capii che con le risate potevo movimentare un po’ l’ambiente».

Passati 23 anni, è questo che David Anzalone continua a fare: ridere di se stesso. Su Internet, in televisione, a teatro (il suo monologo Targato H, che dal gennaio 2006 ha girato l’Italia, il 19 febbraio tornerà in scena a grande richiesta: prima tappa Milano, Teatro della Cooperativa), adesso anche in libreria, con Handicappato e carogna, edito da Mondadori, scritto a quattro mani con Alessandro Castriota. «Carogna» perché ad Anzalone, in arte Zanza, non fa certo difetto il sarcasmo, che esercita innanzitutto contro le persone nelle sue stesse condizioni. Infatti si presenta così: «Dopo tanti comici handicappati, finalmente un handicappato che fa il comico. Ci chiamano diversamente abili e tu stai tutta la vita a chiederti: ma a che cazzo sarò abile io?».

Nato a Senigallia nel 1976, vive da sempre a Cesano, una frazione spalmata sull’Adriatico. «Qui mi conoscono un po’ tutti, anche perché mi piacesocializzare. Praticamente sono stato un rompiballe fin da piccolo». Nei suoi racconti, molto crudi, Zanza prende di mira i luoghi comuni e il pietismo che lo circondano da quand’è nato e lo fa senza riguardi per nessuno. Come quando denuncia il cinismo dei genitori che accompagnano i figli handicappati alla visita della commissione medica incaricata di accertare il grado d’invalidità da cui dipende il vitalizio. «Non si chiedevano reciprocamente il nome del figlio, come si usa fare per fingere un reale interessamento. No, loro chiedevano con avida curiosità: “Ma il tuo, che percentuale ha?”. Un po’ come se si trattasse di titoli quotati in Borsa. L’apice di questo simposio d’economia alternativa fu quando fecero la domanda fatidica a mia madre e lei orgogliosa rispose: “Modestamente, il nostro è un 100 per cento!”».         

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#3 papimax2307 (447) - lettore
il 04.01.09 alle ore 22:08 scrive:
Bravo Anzalone; io sono diventato disabile ha 55 anni ed e' duro dover dipendere da altri per molte cose; fortunatamente vivo in un paese civile dove i disabili sono rispettati ed aiutati, (Inghilterra) per strada nessuno dice poverino, e se ti chiedono di aiutarti non lo fanno per pieta' ma perche' e' un piacere per loro dare un aiuto a chi ne ha bisogno, per questo l'Italia come Stato, Governo ed Istituzioni varie, dovrebbe imparare come fare e smettere di parlare parlare parlare. Qui' i disabili sono tutti uguali, in Italia abbiamo le categorie, civili, lavoro, statali, militari, ecc. le necessita' di un disabile sono le stesse a prescindere se e' disabile per incidente o per malattia, questae' la prima vergogna, poi c'e' tutto il resto, barire architettoniche, mancanza di accesso ai pubblici uffici, ecc.
#2 Marcello58 (476) - lettore
il 04.01.09 alle ore 19:30 scrive:
invece io l'ho letto tutto, l'articolo. E sono felice che delle grosse verità vengano finalmente a galla, libere da pesi e tabù. Essere diversi è una condizione fisica, mentale e sociale, pur appartenendo alla razza umana. Essere diversi vuol dire avere un corpo sano ed una mente handicappata, il contrario, oppure essere completamente sano o handicappato. Siamo tutti esseri umani, ma con condizioni diverse. Se questi mondi si dividono o vengono divisi si generano i ben conosciuti 'guasti' che portano ad incomprensioni ed ostilità. Perché un 'normale' non può parlare chiaramente ma un 'diverso' lo può fare? Allora cosa non può fare il 'diverso', solo ciò che lo rende tale? Mi sento di dire che sia necessario parlare sempre chiaramente e senza stupidi pregiudizi, e sono d'accordo con il pensiero di Anzalone, anche perché credo che molti di noi siano talmente handicappati da non capirlo....... !
#1 migpao (2232) - lettore
il 04.01.09 alle ore 15:11 scrive:
non conosco la persona ne l'attore David Anzalone e non ho letto tutto l'articolo (troppo lungo), però mi piace la sua autoironia che denota tanta intelligenza e gioia di vivere. non posso che augurare a David TANTE BUONE COSE, sia negli affetti che nella professione. un caloroso IN BOCCA AL LUPO !!! Paolo - Verona.
3 commenti
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