I giudici regalano pensioni agli extracomunitari

La Corte costituzionale dichiara illegittima la norma che garantisce assegni di invalidità solo a chi ha la carta di soggiorno. Per l’Inps l’apertura sarebbe un tracollo. Ora si teme il turismo previdenziale degli immigrati. Tolleranza zero contro i falsi invalidi

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Roma - Per l’Inps è un colpo duro. La Corte costituzionale garantisce l’assegno mensile di invalidità anche agli stranieri extracomunitari. Non più solo a quelli che dopo 5 anni hanno ottenuto la carta di soggiorno, come previsto finora, ma a tutti quelli che hanno i requisiti (non certo i clandestini) e non possono lavorare per un handicap.

Così, mentre governo e Parlamento affrontano la crisi comprimendo lo Stato sociale e tirando la cinghia anche per i benefici agli handicappati, la Consulta va in controtendenza e allarga il numero dei beneficiari dell’assegno.

Così tanto, che alcuni prevedono ora il rischio di una forma di una sorta di «turismo previdenziale» in Italia, con l’arrivo di chissà quanti stranieri invalidi o presunti tali, attirati dalla possibilità di essere mantenuti a spese dello Stato, senza lavorare.

La decisione è già stata presa dai 15 giudici costituzionali, anche se ancora non è pubblica. C’è stata una spaccatura, nella riunione a Palazzo della Consulta, ma alla fine la maggioranza ha accolto il ricorso della Corte di appello di Torino, dichiarando costituzionalmente illegittima la norma che attribuisce l’assegno di invalidità, a italiani, cittadini comunitari ed extracomunitari solo se titolari della carta di soggiorno.

È ancora presto per valutare le conseguenze economiche di questo verdetto, ma certo il nostro già disastrato Istituto per la previdenza sociale dovrà fare i salti mortali per far fronte anche a questo onere. L’assegno è basso, 242,84 euro per 13 mensilità, ma bisogna vedere per quanti si moltiplica. E poi, una volta dichiarato invalido civile, un extracomunitario potrà ottenere a cascata gli altri benefici legati allo status, come la ben più cospicua indennità di accompagnamento e le detrazioni fiscali connesse.

Tutto nasce dalla causa di una romena immigrata in Piemonte che, dopo un incidente, è diventata invalida. Le è stato riconosciuto l’assegno perché comunitaria. Ma lei è andata oltre: ha chiesto gli arretrati, che si riferivano a un periodo in cui la Romania non era ancora entrata nell’Ue. La richiesta è stata bocciata, in base a un articolo della legge del 28 dicembre 2000, nella finanziaria 2001, che subordina appunto l’assegno sociale al possesso della carta di soggiorno. Ma in appello, la Corte di Torino si è rivolta alla Consulta, sostenendo che questa norma è «discriminatoria», contrasta con la «Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali» del 1952 e viola l’articolo 117 della Costituzione: quello che obbliga lo Stato a fare leggi, anche in materia di immigrazione, che rispettino ordinamento comunitario e obblighi internazionali.

La Convenzione stabilisce il divieto di discriminazione all’articolo 24: «Il godimento dei diritti e delle libertà riconosciuti nella presente Convenzione deve essere garantito senza alcuna distinzione di sesso, di razza, di colore, di lingua, di religione, di opinione pubblica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di appartenenza a una minoranza nazionale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione». Un principio bellissimo, ma che deve fare i conti con la realtà e le casse di ogni Paese, lasciando ampio spazio di interpretazione.

Infatti, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha affermato diverse volte che la Convenzione non determina un obbligo per gli Stati Ue di realizzare un sistema di protezione sociale o di assicurare un certo livello di prestazioni assistenziali. In linea di massima, la Corte rispetta le scelte del legislatore nazionale, che devono però avere una giustificazione oggettiva e ragionevole, per non essere discriminatorie. La norma in questione ha voluto restringere il numero dei beneficiari extracomunitari, stabilendo che per avere l’assegno di invalidità l’immigrato deve dimostrare di aver vissuto nel nostro Paese permanentemente per un periodo di tempo e non in modo episodico.

Ma la Corte costituzionale ha spazzato via questa limitazione, affermando che è in gioco un «bisogno primario» dell’individuo. Dunque, tra italiano ed extracomunitario sull’invalidità non ci può essere differenza. E l’assegno deve andare ad ambedue.

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COMMENTI

174 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#174 maan (754) - lettore
il 09.10.11 alle ore 14:50 scrive:
Il lettore Michele Calò con la pacatezza di chi scrive sapendo ciò che dice dà una lezione che sarebbe ovvia se non ci fossero tanti caxxoni in giro che danno aria ai denti così come la danno al buco del sedere.
#173 Michele Calò (430) - lettore
il 27.05.10 alle ore 20:58 scrive:
#nuvolagrigia.Di solito non rispondo a chi si cela dietro l'anonimato del nickname(nel suo caso nuvolagrigia è da una parte presuntuoso dall'altra indicativa)ma farò un'eccezione.Intanto dovrebbe comprendere cos'è lo Stato di diritto ma non voglio sottoporre il suo unico neurone ad uno sforzo immane.Quanto agli emigranti italiani v'è una differenza enorme rispetto agli extracomunitari ed ai clandestini. Intanto gli Italiani non erano tutti ignoranti e sprovveduti:moltissimi hanno risposto alle forti richieste industriali di altri paesi in cui non v'erano problemi di forte disoccupazione o di crisi degli alloggi, e comunque erano sottoposti ad un rigidissmo vaglio da parte delle autorità di polizia prima di essere ammessi al lavoro anche se provenienti dall'Italia e non da uno stato disastrato di suo e senza un reale controllo della popolazione. Ma lei dovrebbe conoscere la situazione nelle altre nazioni europee, negli USA e in Canada o in Australia,cosa che non è. Tanto per la cronaca, ho due cittadinanze ed ho lavorato molto all’estero e le assicuro che per maturare un minimo di pensione, per accedere alle tutele previdenziali, per non parlare della cittadinanza,ce ne vuole. Ma lei non ci provi nemmeno ad andarci, chè con la sua testina la rimanderebbero indietro. Regards
#172 nonparlopiu (1598) - lettore
il 27.05.10 alle ore 12:59 scrive:
#173 FedericoV--> i nostri emigranti in australia, usa ecc, quanti atti di richiamo per ricongiungimenti hanno fatto? sai anche che, a volte, si sposavano anche per procura allo scopo di ricongiugere la propria fidanzata? e sai anche che, il voniuge ricongiunto e che non ha mai lavorato nell'australia, ha diritto alla pensione pari al marito ed è denominata "pensione al coniuge"? ma smettila e non fare l'ignorante come a certi elettori della lega!!!
#171 FedericoV. (67) - lettore
il 27.05.10 alle ore 10:21 scrive:
…. Seconda parte…. In un mondo perfetto non ci sarebbe nulla di male a concedere sussidi anche agli stranieri invalidi, tuttavia così facendo, come scritto nell’articolo si finirà per attirare (grazie soprattutto ai ricongiungimenti familiari) nuovi immigrati intenzionati solamente a beneficiare delle varie pensioni, questo mentre il governo è costretto, vista la situazione economica, a chiedere ulteriori sacrifici a tutti quegli italiani, che qui residenti da innumerevoli generazioni, hanno contribuito insieme ai loro progenitori, a rendere nel bene e nel male il nostro paese ciò che oggi è.
#170 FedericoV. (67) - lettore
il 27.05.10 alle ore 10:19 scrive:
Gli italiani hanno ormai perso da tempo la propria sovranità popolare, limitata sia dalle utopiche convenzioni internazionali sia dalle ottuse ed ideologiche interpretazioni che ne da certa magistratura, infatti queste regolamentazioni dovrebbero essere per me di competenza del parlamento democraticamente eletto. Invece ci tocca così mantenere anche gli stranieri invalidi (o presunti tali), magari appena giunti in Italia, e che prima del loro arrivo non hanno mai logicamente pagato tasse. Inoltre grazie a questa sentenza aumenterà probabilmente il numero di persone che chiederà il ricongiungimento familiare di qualche parente invalido, visto che già ora è abbastanza frequente fra gli immigrati ricongiungere un congiunto anziano, privo di reddito, per concedergli la pensione sociale a spese dei contribuenti. fine prima parte .... continua
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Alessandro Sallusti
Fu il ministro a opporsi al decreto "salva Italia". E Berlusconi dovette dimettersi...  continua..
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