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domenica 18 maggio 2008, 09:39

"I miei figli strappati via da un giudice distratto"


Parla il papà dei fratellini di Basiglio (Milano), allontanati dalla famiglia dopo che era stato trovato un disegno osceno sotto il banco di uno di loro. Così nasce una clamorosa ingiustizia

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da Basiglio (Milano)

«Ciao, chi sei? Se vuoi ti faccio salire». Era più di due mesi che non succedeva. La prima volta, da sessantadue giorni, che la piccola G. si sveglia nel suo letto, apre gli occhi ed è in camera sua, li apre e la prima cosa che vede sono i suoi genitori. E quando suona il citofono all’ora di pranzo è lei che corre a rispondere, perché aspetta il papà che è uscito un momento e sta per tornare. «Ciao», risponde con la voce che squilla, e lo senti che è allegra e sta meglio, e se glielo chiedi ti dice «sto bene» e «grazie» perché è una bimba educata. La madre, invece, ha un tono che tradisce tensione. È cortese, ma «mio marito sarà qui tra non molto». Di parlare, non ha voglia. Poi il marito arriva.
Ha il volto stanco e scavato, ma «sembra che l’incubo sia finito» è la prima cosa che dice. Anzi, «è quasi finito». Perché «mio figlio non è ancora tornato a casa», «il figlio grande», come lo chiama, che «ancora non ce l’hanno ridato» e che solo giovedì prossimo potrà lasciare l’istituto in cui un giudice ha deciso di chiuderlo dal 14 marzo scorso. Lontano anche dalla sorella, in un’altra comunità. Aspetta solo lui, quest’uomo dai modi gentili che accenna un sorriso nonostante i due mesi «passati quasi senza toccare cibo», «disperati» lui e la moglie e non lo nasconde, perché «la casa era vuota» senza i due bambini, e tutto il tempo passato a chiedersi «per quale ragione ci è toccata tanta sofferenza».
Cosa è accaduto, non sa nemmeno spiegarlo. Sa soltanto che di colpo si è trovato da solo, e «prima che ci lasciassero vedere i nostri bambini sono passati quarantasette giorni». Sette settimane «senza nemmeno poterli sentire una volta almeno al telefono». E non ci vuole pensare, perché è «un’esperienza che non auguriamo a nessuno di vivere, mai», e «una cosa del genere non si deve ripetere», ma «che almeno a questo possa servire quello che è accaduto a noi».
Di chi sia la colpa, se ne è fatto un’idea. «Ma è presto per poterne parlare, aspettate ancora qualche giorno e saprete tutto». «Saprete», perché «nei documenti che abbiamo ci sono le prove che tutto questo inferno poteva essere evitato», e «aspettiamo solo che mio figlio torni a casa, e poi penseremo a regolare i tutti i conti». Quali, non lo vuole dire. Però, quel giudice. Lo capisci che su quel giudice qualcosa da dire ce l’avrebbe eccome. Ma sospira, si morde il labbro e ingoia il veleno.
Una cosa, una soltanto, non la trattiene. Che il pubblico ministero del tribunale dei minori «è stato superficiale». Ecco, quel magistrato ha deciso con leggerezza che la sua famiglia era «inadeguata» a tutelare due bambini, e allora «si metta una mano sulla coscienza e ci pensi se ha fatto tutto quello che doveva fare, o se non ci ha fatto soffrire per niente». Alla fine si ferma. Ci pensa un attimo, ma «per adesso basta così».
E poi c’è Basiglio, e c’è la sua gente. In questo comune che è tra i più ricchi d’Italia, con le ville e le residenze che hanno i nomi di alberi e piante, case curate e i balconi che sono fioriti tutti, il verde attorno e la macchine che scorrono lontane. Un’oasi, dove pare impossibile che certe cose succedano. «E invece è successo, ma ringrazio tutti quelli che ci sono stati vicini, è stato importante sentire la solidarietà della gente». Sono molti, «sono la maggior parte delle persone che abitano qui, ma non sono tutti». Qualcuno, vuol dire, ha fatto finta di niente. Non lo dice, ma - è probabile - pensa a quanti hanno fatto fatica ad accoglierlo nella «comunità», lui che vive in un paese a cinque stelle senza condividerne il lignaggio. Pensa alla direttrice della scuola dalla cui denuncia questo incubo ha avuto inizio, e - soprattutto - alle famiglie i cui figli vanno nella stessa classe dei suoi bambini. Le stesse che, quando l’istituto ha raccolto le firme per chiedere che i due piccoli tornassero a casa, si sono voltate dall’altra parte.
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16 commenti su  1  2  3  4   pagine dal più vecchio | dal più recente
#16 Adelio (339) - lettore
il 18.05.08 alle ore 18:09 scrive:
Io non credo nella distrazione del Giudice. Il Giudice non si deve distrarre., "SE" si distrae deve pagare. Nessun appartenente alle forze dell'ordine si distrae, se si distrae il Giudice lo "PROCESSA IMMEDIATAMENTE". Ognuno deve rispettare le regole per il bene di tutti, dico tutti e non alcuni.
#15 Lucio Ronco (71) - lettore
il 18.05.08 alle ore 17:42 scrive:
Vicende giudiziarie condotte in maniera superficiale, raffazzonate alla ''vala'che vai bene'' . Ma tant'e', non si illuda il padre dei bimbi: nessuno paghera'. La casta delle caste e' esente da sbagli, esente da giudizi, esente da critiche. Dietri il paravento dell'indipendenza fanno quel che garba loro senza preoccuparsi delle conseguenze: non sono loro a pagarle. RIDIMENSIONIAMOLI PER FAVORE.
#14 canadien (1435) - lettore
il 18.05.08 alle ore 17:32 scrive:
L'unico modo per evitare questi "crimini" e` rendere il magistrato effettivamente responsabile di eventuali errori. Non c'e` altra via !
#13 spalella (2894) - lettore
il 18.05.08 alle ore 15:38 scrive:
Sembra un normale caso di menefreghismo, approssimazione professionale ed arroganza da impunità, classica dei dipendenti statali (giudici) della peggior specie!
#12 antopini (1) - lettore
il 18.05.08 alle ore 15:00 scrive:
E' ora che i magistrati siano più competenti, attenti a quello che fanno ed alle con seguenze. E come tutti quelli che lavorano , se sbagliano , che paghino anche più degli altri perchè con i loro comportamenti rovinano la vita alle persone. E' veramente ora che qualcuno pensi a punirli e rimuoverli definitivamente dal loro posto.
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