"I miei figli strappati via da un giudice distratto"

Parla il papà dei fratellini di Basiglio (Milano), allontanati dalla famiglia dopo che era stato trovato un disegno osceno sotto il banco di uno di loro. Così nasce una clamorosa ingiustizia

di -
da Basiglio (Milano)

«Ciao, chi sei? Se vuoi ti faccio salire». Era più di due mesi che non succedeva. La prima volta, da sessantadue giorni, che la piccola G. si sveglia nel suo letto, apre gli occhi ed è in camera sua, li apre e la prima cosa che vede sono i suoi genitori. E quando suona il citofono all’ora di pranzo è lei che corre a rispondere, perché aspetta il papà che è uscito un momento e sta per tornare. «Ciao», risponde con la voce che squilla, e lo senti che è allegra e sta meglio, e se glielo chiedi ti dice «sto bene» e «grazie» perché è una bimba educata. La madre, invece, ha un tono che tradisce tensione. È cortese, ma «mio marito sarà qui tra non molto». Di parlare, non ha voglia. Poi il marito arriva.
Ha il volto stanco e scavato, ma «sembra che l’incubo sia finito» è la prima cosa che dice. Anzi, «è quasi finito». Perché «mio figlio non è ancora tornato a casa», «il figlio grande», come lo chiama, che «ancora non ce l’hanno ridato» e che solo giovedì prossimo potrà lasciare l’istituto in cui un giudice ha deciso di chiuderlo dal 14 marzo scorso. Lontano anche dalla sorella, in un’altra comunità. Aspetta solo lui, quest’uomo dai modi gentili che accenna un sorriso nonostante i due mesi «passati quasi senza toccare cibo», «disperati» lui e la moglie e non lo nasconde, perché «la casa era vuota» senza i due bambini, e tutto il tempo passato a chiedersi «per quale ragione ci è toccata tanta sofferenza».
Cosa è accaduto, non sa nemmeno spiegarlo. Sa soltanto che di colpo si è trovato da solo, e «prima che ci lasciassero vedere i nostri bambini sono passati quarantasette giorni». Sette settimane «senza nemmeno poterli sentire una volta almeno al telefono». E non ci vuole pensare, perché è «un’esperienza che non auguriamo a nessuno di vivere, mai», e «una cosa del genere non si deve ripetere», ma «che almeno a questo possa servire quello che è accaduto a noi».
Di chi sia la colpa, se ne è fatto un’idea. «Ma è presto per poterne parlare, aspettate ancora qualche giorno e saprete tutto». «Saprete», perché «nei documenti che abbiamo ci sono le prove che tutto questo inferno poteva essere evitato», e «aspettiamo solo che mio figlio torni a casa, e poi penseremo a regolare i tutti i conti». Quali, non lo vuole dire. Però, quel giudice. Lo capisci che su quel giudice qualcosa da dire ce l’avrebbe eccome. Ma sospira, si morde il labbro e ingoia il veleno.
Una cosa, una soltanto, non la trattiene. Che il pubblico ministero del tribunale dei minori «è stato superficiale». Ecco, quel magistrato ha deciso con leggerezza che la sua famiglia era «inadeguata» a tutelare due bambini, e allora «si metta una mano sulla coscienza e ci pensi se ha fatto tutto quello che doveva fare, o se non ci ha fatto soffrire per niente». Alla fine si ferma. Ci pensa un attimo, ma «per adesso basta così».
E poi c’è Basiglio, e c’è la sua gente. In questo comune che è tra i più ricchi d’Italia, con le ville e le residenze che hanno i nomi di alberi e piante, case curate e i balconi che sono fioriti tutti, il verde attorno e la macchine che scorrono lontane. Un’oasi, dove pare impossibile che certe cose succedano. «E invece è successo, ma ringrazio tutti quelli che ci sono stati vicini, è stato importante sentire la solidarietà della gente». Sono molti, «sono la maggior parte delle persone che abitano qui, ma non sono tutti». Qualcuno, vuol dire, ha fatto finta di niente. Non lo dice, ma - è probabile - pensa a quanti hanno fatto fatica ad accoglierlo nella «comunità», lui che vive in un paese a cinque stelle senza condividerne il lignaggio. Pensa alla direttrice della scuola dalla cui denuncia questo incubo ha avuto inizio, e - soprattutto - alle famiglie i cui figli vanno nella stessa classe dei suoi bambini. Le stesse che, quando l’istituto ha raccolto le firme per chiedere che i due piccoli tornassero a casa, si sono voltate dall’altra parte.
E alla fine, saluta di nuovo. «Abbiate pazienza fino a giovedì, poi saprete tutto», ripete come aspettasse anche lui il momento per liberarsi di un peso che l’ha soffocato per più di due mesi. Entra nell’edificio color mattone, e «adesso vado da mia figlia che sì, ora sta meglio», e a nove anni c’è tutto il tempo per lasciarsi quest’incubo alle spalle. «Aspettiamo suo fratello», che di anni ne ha fatti 13, tifa Inter e questa sera la partita con papà non se la può guardare, perché un disguido come nemmeno la peggiore burocrazia ha costretto a un supplemento di solitudine. Mancano quattro giorni, poi la famiglia sarà di nuovo unita. Il peggio è passato, e il peggio - dice un’ultima volta - «sono stati quei 47 giorni senza poter vedere i miei figli, e nemmeno parlare con loro. Ma vi sembra possibile?». No, davvero.
Ingrandisci immagine

COMMENTI

16 commenti su 1  2   3  4   pagine dal più vecchio | dal più recente
#6 Enrico Maria (747) - lettore
il 18.05.08 alle ore 10:44 scrive:
Sarebbe molto meglio se certi Magistrati rifuggissero dal delirio d'onnipotenza, dalla superficialità nel compiere il loro lavoro. E sarebbe molto meglio che chi sbaglia pagasse carissimi i propri errori.
#5 docorm2 (85) - lettore
il 18.05.08 alle ore 10:43 scrive:
Tra le tante urgenze della nostra povera Italia, quella della responsabilità della magistratura è tra le prime. Solo quando il governo sarà in grado di fare unalegge che preveda la responsabilità dei magistrati e ne preveda l'allontanamento definitivo in caso di errore grave e provato o di connivenza, potremo dire che la nostra nazione è sulla stradaper diventare un paese civile. Troppo facile e troppo comodo fare il magistrato in questo modo: "tanto anche se sbaglio, se rovino una famiglia, se mando in galera un innocente, a me non accade niente". Questa è la filosofia dei magistrati. Basta. Troppi magistrati incapaci rovinano il lavoro di altre centinaia di magistrati oberati da lavoro, per mancanza di logica e delirio legislativo nel quale si trovano ad operare. Il principio della campagna elettorale "chi sbaglia paghi" deve valere per TUTTI, magistrati in testa. A quando questo ?
#4 fullspade (436) - lettore
il 18.05.08 alle ore 10:22 scrive:
EVVIVA! *** Avevo sperato che il Giornale non "mollasse la presa" sull'indegno episodio di Basiglio e sono davvero lieto per questo articolo. Proporrei di introdurre il reato di "ritardo colposo nell'adozione di provvedimenti di restituzione di minore alla famiglia". In ogni caso mi interesserebbe una ricostruzione dettagliata delle competenze (o meglio, incompetenze!) burocratico-giudiziarie nella vicenda di Basiglio.
#3 peppiluisu (38) - lettore
il 18.05.08 alle ore 10:11 scrive:
Chi sbaglia con dolo o superficialità nella gestione della giustizia deve pagare di tasca, risarcendo le sue vittime e andando a fare un altro lavoro (sempre che sia in grado). Basta con questa gente che fa il bello ed il cattivo tempo, che combatte le sue frustrazioni esercitando il potere sui poveracci senza difesa, infischiandosene di rovinare famiglie intere con le loro spocchiosità. Salvo poi inginocchiarsi davanti al potente di turno, politico o mafioso, al quale trovano tutte le scappatoie legali che gli consentono di continuare indisturbato la sua vita. Questi "suonati" sono un cancro per la società che ha già il suo da fare per campare, la loro impunità un offesa per le vittime dei loro provvedimenti. Ci attendono tempi duri e sapere che questi, in delirio di onnipotenza, stanno ancora al loro posto, pagati da noi, non mi incoraggia di certo. Esprimo tutta la mia solidarità ai genitori e gli auguro di ottenere, alla fine quella giustizia che gli è stata finora negata.
#2 peppiluisu (38) - lettore
il 18.05.08 alle ore 9:52 scrive:
Chi sbaglia con dolo o superficialità nella gestione della giustizia deve pagare di tasca, risarcendo le sue vittime e andando a fare un altro lavoro (sempre che sia in grado). Basta con questa gente che fa il bello ed il cattivo tempo, che combatte le sue frustrazioni esercitando il potere sui poveracci senza difesa, infischiandosene di rovinare famiglie intere con le loro spocchiosità. Salvo poi inginocchiarsi davanti al potente di turno, politico o mafioso, al quale trovano tutte le scappatoie legali che gli consentono di continuare indisturbato la sua vita. Questi "suonati" sono un cancro per la società che ha già il suo da fare per campare, la loro impunità un offesa per le vittime dei loro provvedimenti. Ci attendono tempi duri e sapere che questi, in delirio di onnipotenza, stanno ancora al loro posto, pagati da noi, non mi incoraggia di certo. Esprimo tutta la mia solidarità ai genitori e gli auguro di ottenere, alla fine quella giustizia che gli è stata finora negata.
16 commenti su 1  2   3  4   pagine RSS commenti | Cosa sono?

ANNUNCI GOOGLE

Alessandro Sallusti
Gli Stati Uniti lo salutano come il "salvatore d'Europa", lui elogia Berlusconi "statista" ma poi sale in cattedra  continua..
Scrivi al direttore

L'opinione

di Nicola Porro
Siciliotti è quel signore biondo, con i capelli quasi più ridicoli...
di Stefano Filippi
A che gioco gioca Silvio Berlusconi? Leggete l’intervista che...
di Marcello Foa
Gran bel colpo della Stampa, che stamane pubblica un’intervista...
di Alberto Taliani
 Mentre infuria la polemica sui mammoni e sull’illusione del posto...
di Paolo Giordano
Se poi te li ritrovi qui, tra i velluti di un cinque stelle con vista...
di Dan Segre
Perché la Cina segue la Russia nel bloccare le sanzioni contro la...
di Sum ergo Cogito
Per credere nell’infinito occorre accorgersi che il mondo é...
- correlati
+ correlati