"Niente asilo ai bimbi senza permesso di soggiorno. Solo i figli di immigrati regolari ammessi alle materne comunali». Normale, no? Se voi leggeste un titolo così concepito sulla prima pagina di un giornale, probabilmente vi chiedereste dov’è la notizia. Che cosa c’è di strano nel fatto che i clandestini non possano accedere alle graduatorie per gli asili, o per le case popolari, o per qualsiasi altra attività? Nulla. Consultate qualunque vocabolario e accanto alla parola «clandestino» leggerete la definizione «illegale». E chi non si trova legalmente in un Paese non ha diritto a usufruire dei servizi erogati dalla pubblica amministrazione, con la naturale eccezione della tutela della salute: la vita è sacra e il medico non è tenuto a chiedere i documenti a chi cura. Ma in qualsiasi altra circostanza, il clandestino è una persona fuorilegge e come tale andrebbe segnalata alle forze dell’ordine perché l’accompagnino alla frontiera.
È proprio su queste cose che si costruisce la credibilità di un Paese e sono soprattutto le «autorità», coloro che eleggiamo come nostri rappresentanti, a dover rispettare questi elementari principi. Vi chiederete: perché questo la fa tanto lunga su simili ovvietà? Semplice: poiché il titolo di cui sopra è comparso sulla Repubblica, e poiché l’amministrazione «colpevole » è quella di Milano, maggioranza di centrodestra, sindaco Letizia Moratti, ecco che un provvedimento di puro buonsenso è diventato «una scelta razzista », «un’azione discriminatoria », «un atto cinico», una manifestazione di «livore xenofobo », «un’ignominia». L’assessore Mariolina Moioli s’è affannata a spiegare che non è cambiato nulla rispetto al passato. «Anzi - ha aggiunto - i figli di clandestini possono essere accolti nei servizi a condizione che i posti non siano tutti occupati e che dispongano dei documenti richiesti». Di quali documenti possa essere in possesso il figlio di due clandestini resta vagamente misterioso. Comunque, anche questa concessione non è servita a preservare l’assessore e il suo sindaco dagli improperi e dalle accuse di razzismo piovute per tutto il giorno da esponenti di centrosinistra e della Cgil.
A distinguersi nella dichiarazione
scandalizzata sono
stati però due ministri: Paolo
Ferrero, rifondarolo titolare
del dicastero della Solidarietà
sociale, e Rosy Bindi,
devota ministra alla Famiglia.
Per il primo, «si tratta
di razzismo». Per la seconda,
«è intollerabile: anche
i figli degli immigrati privi
di permesso di soggiorno
hanno diritto a frequentare
l’asilo».
Se può consolare la Moratti
e la Moioli, sono gli stessi
due ministri che si scagliarono
contro i carabinieri per
la famosa vicenda del «bacio
gay» al Colosseo. «Follia
inconcepibile», definì Ferrero
il fatto che due omosessuali
romani fossero stati denunciati
per atti osceni. «Eccesso
di zelo da parte dei militari
», rincarò la dose la
sua collega. Poi saltò fuori
che non di «bacio» bensì di
«fellatio» in pubblico si trattava.
Ma la Bindi non si
scompose: «Indagine eccessiva
», scandì. Già, l’importante
è dichiarare, mica capire
di che cosa si parla.
