I professori bocciano Monti: "La manovra è recessiva"

Dalle autorevoli cattedre degli atenei di tutta la penisola si leva un grido: Monti invece di salvare l’Italia la farà sprofondare nella più cupa depressione

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Per Mario Monti è iniziata la Luna di Fiele. Sono proprio i suo colleghi professori a criticarlo e non con i toni di una amabile disputa accademica. Dalle autorevoli cattedre degli atenei di tutta la penisola si leva un grido: Monti invece di salvare l’Italia la farà sprofondare nella più cupa depressione perché la sua è una manovra recessiva e oltretutto non è neppure equa.
A dare il «la» alla protesta il professor Gustavo Piga, ordinario di Economia politica presso Tor Vergata a Roma. Sul suo blog è pubblicata da giorni una lettera appello al governo affinché «negozi con Bruxelles e con il Consiglio Europeo una politica fiscale meno recessiva». E questo appello è già stato firmato da decine di economisti e docenti universitari.
Ma c’è posta per Monti anche dagli atenei torinesi. E non si tratta degli auguri di Natale. Sono più di venti i docenti che contestano la manovra perché non colpisce la ricchezza mobiliare, titoli ed azioni, e neppure quella immobiliare.
Grande la preoccupazione dunque da parte degli esperti. Ma che cosa sta sbagliando Monti? Praticamente tutto secondo l’economista Piga che dal suo blog spara cannonate sui provvedimenti del governo.
«Scegliere una manovra lacrime e sangue per l’Italia è una follia - avverte il professor Piga - e quello che è accaduto in Grecia dimostra che le mie non sono chiacchiere accademiche. Qui dopo una manovra lacrime e sangue stanno peggio di prima. Non soltanto il Pil è crollato ed il debito pubblico è peggiorato ma lo stesso Fondo monetario internazionale si è dovuto arrendere, riconoscendo di aver sbagliato. Non dobbiamo fare quello stesso errore proprio perché abbiamo la Grecia davanti agli occhi».
Ma non è quello che sappiamo a preoccupare il professore. Come spesso accade è quello che non si sa, quello che viene appena sussurrato a spaventarlo davvero. «È scandaloso che nessuno ne parli - denuncia Piga - bisogna smontare immediatamente l’ipotesi di nuovo patto fiscale che vogliono siglare a Bruxelles». L’ipotesi riguarda tutti i paesi che hanno un debito pubblico su Pil superiore al 60 per cento, come l’Italia. Il patto prevedere che l’Italia, ad esempio, si impegni a ridurre il debito ogni anno per un ventesimo della distanza dal valore di riferimento. Ovvero del 3 per cento ogni anno, circa 50 miliardi o forse più a causa della recessione.
«Nessuno ne parla - avverte Piga - ma se passasse porterebbe l’Italia al disastro perché ancora una volta non si potrebbe far altro che aumentare le tasse, costringendo oltretutto i prossimi governi a vendere i gioielli di famiglia». Un provvedimento insomma che sarebbe ancor più depressivo. L’aspetto più grave per Piga però è quello del silenzio che al momento circonda l’iniziativa. Non a caso nel suo blog l’articolo su questo possibile patto fiscale si intitola Gioco di ombre, salvate l’Europa, con un richiamo all’ultimo film di Sherlock Holmes. Insomma Monti o meglio l’intero establishment europeo come una specie di professor Moriarty che tira i fili dei suoi burattini mentre i cittadini vengono lasciati all’oscuro di tutto. Piga si dice convinto del fatto che il problema non sia in realtà il debito pubblico. Lo spread infatti è alto anche per la Spagna che non ha un debito come il nostro. Il punto è che i mercati non credono più nell’area dell’euro.
Come uscirne? La premessa anche per Piga è che l’Europa può farcela soltanto se resta unita. E anche la Germania «deve svegliarsi» perché da sola non può farcela. In Italia certamente si deve andare avanti lungo la via delle liberalizzazioni ma non basta anche perché servono risultati immediati. Allora si acceleri sulla strada delle riforme prima di tutto quella della pubblica amministrazione e poi con la lotta all’evasione. Davvero.
Infine, suggerisce Piga, una regola piccola piccola ma che avrebbe un effetto immediato. «Per tutti gli appalti nell’amministrazione pubblica siano resi noti tutti i costi - dice Piga - chi compra, che cosa e a che prezzo. Sappiamo tutti che lo stesso tavolino può costare un centesimo in una città e dieci volte tanto in un’altra. E quando c’è un prezzo troppo alto si mandino gli ispettori a verificare il perché».
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COMMENTI

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#144 Angelo48 (4183) - lettore
il 29.12.11 alle ore 19:32 scrive:
#143 profiler : leggo solo ora la tua risposta e per non sembrarti irrispettoso (tra l'altro non lo meriti) provo a sintetizzarti il mio pensiero non potendomi dilungare, perche' in altre vicende impegnato. Per quanto attiene alla mancanza di riforme liberali, condivido il tuo malcontento. Di diverso avviso sono per la parte inerente il debito pubblico; considerata infatti la promessa elettorale, non devi dimenticare 2 fattori importanti e determinanti causa della loro mortificazione: l'enorme crisi mondiale e il tradimento di Fini & soci maturato - credimi - per mere questioni di gestione del potere. Un'altra accusa che muovo a Silvio, e' questo appoggio a prescindere al governo Monti. Le decisioni che il governo tecnico sta adottando, viaggiano in una direzione opposta a quella sottoposta e votata da noi elettori di cdx e quindi non andrebbero sostenute. La tua manovra - scusami - non l'ho capita per mia mera deficienza: se puoi rispiegamela in altra occasione. Un abbraccio.
#143 profiler (1819) - lettore
il 29.12.11 alle ore 15:40 scrive:
No Angelo. troppo semplice e troppo comodo cavarsela con " chi avutu a avutu chi ha datu e datu..etc..etc..". I conti col passato bisogna farli sempre. E per sgombrare il campo da equivoci ti dico subito che io non imputo affatto a B. le responsabilitā storiche nč del debito pubblico nč dei gap di crescita economica che da vent'anni a questa parte scontiamo con gli altri paesi. Semmai l'accuso di aver promesso di frenare il primo ed incentivare la seconda con misure liberali e liberiste , da me non condivise ...io sono per una economia sociale di mercato (..molto sociale...quasi socialista..) che io non ho mai visto. E credo neanche tu. Vuoi che mi apro? Ok.Mi apro. Io la manovra l'avrei fatta cosė. Esproprio all'1% della pop.ita. ,che possiede il 10% della ricchezza , di tutte le attivitā reali e finanziarie. In soldoni 900 Miliardi di euro. E un altro contributo l'avrei chiesto al restante 9% che possiede l'altro 30%. Manovra equissima, debito annullato. Ma scommetto che non t'č piac
#142 graffias (1172) - lettore
il 29.12.11 alle ore 0:55 scrive:
Ma l'egregio Professor Piga ha esaminato l'eventualitā che l'Italia abbandoni l'area dell'euro ? quello che ci sta imponendo l'Europa sta diventando via via insopportabile, se poi si dovesse procedere a botte di 50 miliardi all'anno di tasse , allora vorrebbe dire mettere una seria ipoteca su una prossima rivoluzione. Fermiamo Monti e facciamo presto nuove elezioni , solo un governo politico rappresentato da un Presidente del Consiglio autorevole e deciso potrā mettere alle corde taluni personaggi che l'Europa pensano di essersela giā comprata.
#141 simpatizzante (175) - lettore
il 29.12.11 alle ore 0:36 scrive:
Fortunatamente ci sono persone che adoperano il cervello con raziocinio conoscono la materia e la tramandano con l'insegnamento. I loro interessi non confliggono con le metodiche che si debbono adottare per affrontare la guerra Finanziaria in atto. Sfortunatamente per l'Italia a mio modo di vedere a seguito della lettura dei curriculum di costoro che conflittualmente eseguono ordini mirati a sottomettere la Nazione Sovrana asservendo il duo Franco/Tedesco con fare "Bambinesco" (mi scuso con i bambini) il gioco delle tasse il pių semplice che porterā ad una miserevole fine.
#140 02121940 (7430) - lettore
il 28.12.11 alle ore 22:33 scrive:
Non solo la manovra č recessiva, ma lui - Monti - studia di notte il modo di appesantirla. La sua "manovra" era accettabile solo come un tappo messo temporaneamente per evitare cha la cassa rimanesse "completamente" vuota. Ma un "professore" serio si sarebbe subito mosso verso la radicale riforma dello Stato, promuovendo le necessarie ed urgenti riforme della Costituzione, che incredibilmente lui ha mostrato di non conoscere e dietro alla quale la Casta - a ranghi compatti - si č subito schierata quando sono stati fatti i primi tentativi, timidi quanto sbagliati sul piano giuridico, di intervento: alludo alle misure concernenti le province (subito ritirate da Monti) e le "sante" retribuzioni dei parlamentari, sulle quali le Camere hanno immediatamente reclamato la loro assurda autonomia. Purtroppo ha ragione Sartori, come detto in altra parte del giornale: la classe politica esistente č fatta da poverelli che vogliono diventare ricchi, e sono pure troppi. C134
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