I rischi delle scorie nucleari? Tutte bufale

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Quando nacque il movimento antinucleare, negli anni Settanta del secolo scorso, gli attivisti strillavano che una eventuale esplosione in un reattore nucleare avrebbe causato 100.000 morti immediati. Quando, alla fine, l'esplosione ci fu (a Chernobyl) i morti furono 3. E furono 3 perché quella di Chernobyl non fu un’esplosione nucleare, né poteva esserlo: per ragioni tecniche che spiegherò un’altra volta, un'esplosione nucleare in un reattore nucleare è impossibile. I disinformatori in servizio permanente effettivo cambiarono mantra: quello delle scorie - stanno ripetendo, come un disco rotto - è un problema irrisolto. Lo hanno ripetuto talmente tante di quelle volte che è diventata una verità data, urbi et orbi, per assodata. Ma è una delle tante leggende metropolitane, perché l’allocazione sicura dei rifiuti radioattivi è invece un problema di ingegneria semplicissimo e facilmente risolvibile. Innanzitutto, senza sapere né leggere né scrivere, basta guardare i fatti. Avete mai visto qualche cittadino francese o giapponese additare il problema da cui la Francia o il Giappone - che pure hanno quasi 60 reattori nucleari ciascuno - dovrebbero essere assillati, nel caso fosse, quello delle cosiddette scorie, come un problema veramente irrisolto? Per capirne meglio la portata, dovete poi sapere che per produrre 1 gigawatt-anno elettronucleare è necessaria 1 t (tonnellata) di uranio fissile. I consumi elettrici italiani si attestano, oggi, a 40 GW, quindi se tutto il fabbisogno elettrico italiano fosse soddisfatto dal nucleare, gli elementi di combustibile (che contengono il 99% della radioattività) conterrebbero 40 t di scorie radioattive, di volume nominale di circa 4 metri cubi. I volumi reali sarebbero molto maggiori, anche perché l'uranio fissile (U-235) è solo il 5% dell'uranio nell'elemento di combustibile, essendo il 95% U-238, che non è fissile. Esso, però, sia chiaro, non è rifiuto prodotto dalla centrale, ma è presente in natura, e dalla natura è stato prelevato per essere poi utilizzato. E non è neanche rifiuto in sé, perché, pur non essendo fissile, l'U-238 è però fertile, cioè è ottimo combustibile per i reattori cosiddetti «veloci», come lo sono alcuni reattori della ventura IV generazione. A ogni modo: sarebbero questi volumi di rifiuti radioattivi - 5 o 5000 mc/anno che siano - un problema? C'è un'altra cosa che dovete sapere: ogni anno l'Italia produce 50 milioni di mc di rifiuti solidi urbani e 5 milioni di mc di rifiuti tossici altamente pericolosi (cioè pericolosi come le scorie radioattive). Come si vede, i volumi di rifiuti radioattivi in più - anche nell'ipotesi che tutto il fabbisogno elettrico italiano fosse soddisfatto dal nucleare - non sposterebbero la realtà attuale più di tanto. Un'altra scemenza che viene detta e a pappagallo ripetuta è che le scorie radioattive sarebbero pericolose per migliaia di anni. Chi la dice non capisce che è, questo, un pregio e non un difetto dei rifiuti radioattivi: la pericolosità dei rifiuti radioattivi diminuisce nel tempo, fino ad esaurirsi del tutto; al contrario di ciò che accade per i (mille volte più voluminosi) rifiuti tossici altamente pericolosi che già produciamo, la cui pericolosità è, invece, per sempre. L'allocazione sicura dei rifiuti radioattivi, lungi dall'essere un problema irrisolto, è invece, dicevo, un problema di ingegneria semplicissimo e facilmente risolvibile. Ma esso diventa un problema risolto a una sola condizione: che si individui il sito per un deposito, anche solo di superficie, di questi rifiuti, e si metta in cantiere la sua rapida realizzazione. Energia elettronucleare o no, il Paese produce rifiuti radioattivi, e allocarli in un appropriato deposito come fa tutto il resto del mondo non è un'opzione, ma un dovere, verso noi stessi e verso le generazioni future.

Il successo di quanto detto dipende solo dal successo con cui si veicola il seguente messaggio: un deposito di rifiuti radioattivi non è, come irresponsabilmente strillano gli ambientalisti, una discarica radioattiva, ma è un centro di radioprotezione a tecnologia avanzata, e gli abitanti vicini a esso - oltre a godere dei benefici per la presenza di tal centro e per gli inevitabili compensi da chi vi alloca i propri rifiuti radioattivi - potranno vantarsi di essere, senza alcun dubbio, i cittadini meglio radioprotetti del Paese.  

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COMMENTI

93 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#93 rokko (2824) - lettore
il 29.12.09 alle ore 10:16 scrive:
#92 giovanni_70zz: ovviamente ero ironico. Volevo solo dire che quelli che premettono di possedere determinati titoli allo scopo di dare valore alle sciocchezze che scrivono, di solito quei titoli non ce li hanno. Parlo in generale, senza riferimenti a qualcuno specifico.
#92 giovanni_70zz (2409) - lettore
il 28.12.09 alle ore 23:59 scrive:
per #90 rokko. Bastasse così poco! L'unica cosa di cui non c'è bisogno sono i fisici :-)
#91 giovanni_70zz (2409) - lettore
il 28.12.09 alle ore 23:54 scrive:
per #88 Wolf. Caro signore, non capisco perché si arrabbia tanto. Se proprio lei dice che il bienno di Fisica, Matematica ed Ingegneria è pressoché identito (cosa più o meno vera), allora mi spiega perché io la meccanica quantistica l'ho studiata al terzo anno (Istituzioni di Fisica Teorica) e solo per i fondamenti ho seguito 50 ore di lezione? Se poi lei ha studiato nel solo corso di Fisica II sia elettromagnetismo, ottica e meccanica quantistica... Be' non è che il corso era così approfondito. Bugiardone ...
#90 rokko (2824) - lettore
il 28.12.09 alle ore 21:08 scrive:
Però, quanti geniacci della fisica e dell'ingegneria che scrivono post qui ! Ci fosse la stessa percentuale nella società, saremmo fuori della crisi da un pezzo !
#89 Giorgio Prinzi (496) - lettore
il 28.12.09 alle ore 10:28 scrive:
A leggere certi commenti ci sarebbe da mettersi le mani nei capelli per il grado di idiozia di certe asserite conoscenze scientifiche, forse originariamente corrette come informazione primaria, senz'altro distorte e stravolte dall'interpetrazione dei troppi scienziati del commento telematico. Per mia fortuna (o sfortuna) sono un "diversamente capellone".
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Alessandro Sallusti
Per una volta un pm aveva chie­sto di non processare Berlusco­ni. Ma niente, non è basta­to  continua..
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