I sondaggi affondano il Pd. E Veltroni rincorre Tonino

Il leader dei democratici spezza il dialogo con il Pdl. E Di Pietro rilancia: "Non mi scuso con Berlusconi"

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Roma - Di certo non è un caso che Walter Veltroni, ieri, abbia scelto le colonne di Repubblica per liquidare definitivamente la breve stagione del fair play con la maggioranza. E per dichiarare riaperta la stagione del «Caimano»: certo lui si guarda dal chiamarlo così, il premier, «non ho mai dato giudizi personali e continuo a non darli», ma ci pensa l’intervistatore. Il terreno scelto dal leader del Pd per dichiarare «sepolto» il dialogo, come Repubblica gli chiede incalzante da settimane, è quello dell’emergenza giudiziaria che affligge il Paese e che tiene da circa tre lustri nel mirino innanzitutto Berlusconi. Un’emergenza che, dice Veltroni, non può diventare in alcun modo una «priorità» politica, perché è solo una «urgenza» personale del premier che vuole «norme per sé e non per la democrazia». Di qui la chiusura netta ad ogni disponibilità dell’opposizione non solo sull’emendamento «blocca-processi», ma anche sul lodo che dovrebbe mettere al riparo le alte cariche dello Stato. Per Veltroni se ne può anche discutere, ma deve essere trasformato in legge costituzionale (dunque con tempi assai più lunghi e maggioranze blindate) e deve «scattare dalla prossima legislatura». In sintesi, non deve riguardare Berlusconi. Un muro, insomma.

Nell’imboccare la strada del muro contro muro, Veltroni è incalzato da ragioni contingenti: basta scorrere le cifre del sondaggio pubblicato ieri dal Corriere della Sera per capirlo. Il Pd in pochi mesi ha perso 5 punti (dal 33,1 % del 13 aprile al 28%), e Di Pietro ne ha guadagnati 3 (dal 4,4% al 7,4%). La Sinistra recupera almeno 1 punto, e intanto il Pdl schizza di oltre 7 punti: dal 37,4% al 44,6%. Sia pur fatta la tara sull’attendibilità dei sondaggi (questo è stato realizzato il 25 giugno scorso, il giorno dopo l’approvazione in Senato della norma «salva-premier»), resta il trend preoccupante per il Pd, schiacciato tra il protagonismo di Berlusconi e quello dell’ex pm, che si è entusiasticamente auto-incoronato nel ruolo di antagonista del Caimano, e non ha alcuna intenzione di mollare la presa: «Io scusarmi con Berlusconi? È lui a dover chiedere scusa agli italiani perché obbliga il Parlamento a fare leggi nel suo interesse».

E però, all’interno del Pd, il timore che per frenare l’emorragia di consensi Veltroni ceda alla tentazione di inseguire il trebbiatore Tonino sul terreno del giustizialismo e dell’antiberlusconismo d’antan inizia a circolare. Qualche allarme si è levato ieri dall’area post Dc, con Fioroni che avverte: basta «risse», perché «le urla fanno solo un favore a Berlusconi»; con Follini che invita a non passare dal «sogno del dialogo» con Berlusconi all’«incubo del giustizialismo alla Di Pietro»; con Soro che assicura che «il Pd non inseguirà nessuno sulla strada inutile e perdente del giustizialismo e degli insulti gratuiti e volgari». Tace invece l’area dalemiana del Pd. Che in verità, sul tema giustizia, ha più volte mostrato, recentemente, spiragli di disponibilità.

Sulla questione intercettazioni, dopo la presentazione del progetto di legge della maggioranza, Nicola Latorre è stato esplicito: «Se i magistrati diffondono le intercettazioni devono essere puniti penalmente». Marco Minniti, ministro ombra agli Interni, è tornato alla carica due giorni fa, nel pieno del polverone sulle telefonate a Saccà: «Su un punto di civiltà non si può transigere: i contenuti delle intercettazioni devono restare fuori dalla lotta politica». Le aperture di Luciano Violante sull’obbligatorietà dell’azione penale e sul lodo Schifani sono state assai decise. E le riflessioni di Felice Casson sul ruolo abnorme di una certa magistratura, chiarissime.

Del resto, l’insofferenza di Massimo D’Alema verso un certo giustizialismo data a ben prima del caso Unipol, tuttora aperto visto che il Parlamento europeo deve deliberare sulla richiesta di autorizzazione nei suoi confronti. E mentre Veltroni indurisce la linea sulla giustizia, nel Pdl c’è chi pensa che proprio tra i suoi antagonisti interni, riuniti sotto le bandiere della dalemiana «Red», possa aprirsi una nuova sponda.

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COMMENTI

23 commenti su  1  2  3  4  5   pagine dal più vecchio | dal più recente
#23 utordone (2261) - lettore
il 30.06.08 alle ore 22:00 scrive:
E' chiaro che il giustizialismo sta vivendo una stagione di mutazione: è iniziato con gli inalberatori di cartelli "borrelli facci sognare !!" quindi con un giustizialismo tutto stalinista usato per far scomparire gli avversari politici, si è evoluto mediante l'impiego di "certe" istituzioni sempre per mettere a tacere gli avversari politici ed ora sta mutando nel giustizialismo "di pietrista": il cerebroleso di Montenero, sta raccogliendo attorno a se tutta l'accozzaglia radical chic e girotondina, ex bolscevichi che hanno da sempre visto nel Cavaliere il demone capitalista origine unica di tutti i mali del proletariato: insomma gli irriducibili del marxismo: quelli che non riescono ad accettare la realtà del fallimento dell'ideologia nella quale hanno creduto sin dall'infanzia. Non credo che questa accolita, possa rappresentare un pericolo reale: in sostanza non saranno mai numericamente significanti ; però è vero il detto de saggio: la madre degli stupidi è sempre incinta !!!!
#22 paoladigenova (1831) - lettore
il 30.06.08 alle ore 18:51 scrive:
Un commento su Veltroni lo diedi ieri ma non è stato pubblicato, lo sinetizzo: è evidente che la sinistra è in pezzi, stanno giocando al "tutti contro tutti" ma soprattutto contro Veltroni, sempre più debole ed in affanno. Non avendo nè partito nè crattere sufficiente a imporsi si è lasciato ammanettare da Di Pietro che nella sua testarda politica dell'antiberlusconismo crede di trovare consensi, in realtà non è così: la gente è stanca del suo solito copione. Nel PD ognuno tira l'acqua al suo mulino e Veltroni inconsapevole di avere degli amici che amici non sono è destinato a fare la vittima sacrificale. Il più insidioso,è Red Baffino che sta attuando una strategia molto sofisticata ai danni del segretario del partito che non c'è. Infatti il PD non esiste se non come eterogeneo insieme di diversità in lotta fra loro. Se Veltroni non si affranca dal terribile Tonino finisce isolato e senza speranza. Si fermi, rifletta, valuti: e riapra il dialogo con il PdL se vuole sopravvivere.
#21 Beppe46 (266) - lettore
il 30.06.08 alle ore 18:31 scrive:
Povero Walter, chi gliela fatto fare di andarsi a cacciare in tutto questo cas.....no.Lui che s'era costruito la sua nicchia a Roma, lontano da tutti i suoi "compagni" e da tutte le bufere di palazzo. Come sindaco, bastava continuare ad organizzare qualche festival per arrontondare il suo stipendio di sindac,o cammuffando sempre tutto, avrebbe avuto vita facile. Vedi i vari casi di Bassolino, Jervolino che malgrado siano stati scoperti continuano a governare in tutta tranquillità e lontano da quello che succede nei palazzi romani. A Milano questi soggetti li chiamano "pir....a".
#20 mittler (1106) - lettore
il 30.06.08 alle ore 18:00 scrive:
Se il pd non vuole dare il dialogo al Pdl, poco ce ne cale, non serve, non contano. Governo avanti tutta anche a colpi di fiducia! Un appello al direttore de Il Giornale: nopn pubblichi in prima pagian alcuna foto di questi individui e se possibile neanche articoli che li riguardano, tantomeno interviste. Se proprio bisogna pubblicare uqalcosa su uòlter ed il trebbiatore ignorante lo si faccia in quinta o sesta pagina. Ignorali è il modo migliore per far sentir loro tutto il nostro disprezzo.
#19 angela guareschi (868) - lettore
il 30.06.08 alle ore 17:30 scrive:
Ma che dialogo e dialogo,Il governo precedente a furia di "dialogare" ha mandato quasi in bancarotta il Paese. Gli Italiani hanno dato Mandato a Berlusconi con una MAGGIORANZA ASSOLUTA,perchè sanno che Lui è un uomo concreto,un imprenditore che tutte le esperienze che ha intrapreso le ha portate al successo e,sperano che faccia lo stesso con l'Italia. Basta con IPOCRITE CHIACCHIERE e continuiamo a lavorare ,mi pare che nei due primi mesi ,nonostate i Magistrati col coltello tra i denti, si stiano cominciando a vedere i primi risultati.
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Alessandro Sallusti
Gli Stati Uniti lo salutano come il "salvatore d'Europa", lui elogia Berlusconi "statista" ma poi sale in cattedra  continua..
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