Liberalizzazioni, i tassisti non ce la fanno più Quello di Monti è un decreto "spacca Italia"

Dopo otto ore di Consiglio dei ministri, il governo ha dato il via libera al pacchetto di liberalizzazioni. Ma la protesta in Italia continua. Caos a Roma. A Milano un "crumiro" aggredito dai colleghi. In Sicilia la "rivolta dei forconi" non si ferma, mentre i benzinai annunciano nuove serrate. La gente ha sfiduciato il governo. Le misure anti crisi: tribunale sprint per le aziende e impresa giovane con un euro. Professioni: via le tariffe minime, in arrivo 5mila nuove farmacie. Frequenze tv: alt al beauty contest per 90 giorni, Mediaset si infuria. Tutte le principali novitàFarmacie: raccontaci la tua protesta. VIDEO: Ma quale lobby, tanto lavoro e pochi soldi: una giornata da tassista / C. Gigante

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Qualcosa sta accadendo. Non è più solo una piccola crepa, la protesta dei tassisti o dei forconi, di autotrasportatori, avvocati o farmacisti, forse non è neppure più una questione di liberalizzazioni. Tutto questo in fondo ci sta. Il governo butta giù alcuni muri, toglie a certe categorie vecchie certezze, e chi subisce il danno resiste, sciopera, s’incavola, qualcuno ci specula, qualcun’altro perde la pazienza. A tutto questo probabilmente Monti e la sua squadra erano preparati. Quello che davvero può fare male è il clima che si respira.

Non c’è fiducia e sembra quasi un paradosso. Questo governo dei tecnici nato con la benedizione della Merkel e di Sarkozy, della burocrazia europea e delle banche, con il Quirinale come lord protettore e una maggioranza parlamentare mai vista in natura non ha calcolato che da qualche parte, nascosti, impauriti, disorientati, senza un grammo di speranza, c’erano pure gli italiani qualunque. Quelli che ormai hanno capito che questa crisi non è solo questione di spread e che non basta trovare un capro espiatorio per farla sparire. Come ricorda ogni tanto Tremonti, citando Steinbeck e ricordando Furore, la grande depressione non graffiò la pelle della gente nel ’29 ma nel ’33. Il crollo delle borse era diventato reale, ad altezza di marciapiede. È quello che sta accadendo.

Roma, Circo Massimo, i tassisti sono lì e vanno avanti con la loro protesta. Alcuni seguono la conferenza stampa del premier smanettando con iPhone e iPad. Non capiscono a cosa serva una nuova authority, che a occhio e croce ha il sapore di altra burocrazia o di un ministero parallelo. L’unica cosa certa è che non si fidano di nessuno, neppure dei sindacati. A Napoli invadono il San Carlo e se la prendono con i colleghi che hanno scelto di lavorare: insulti, tensioni, cartelli all’aeroporto con su scritto crumiri.

A Palermo alcuni studenti in appoggio al movimento dei forconi e degli autotrasportatori brucia la bandiera italiana. Sono passati cinque giorni dalla mobilitazione che sta mettendo in ginocchio la Sicilia. Per legge ora devono smetterla. Eseguiranno. Ma assicurano che non è finita qui. La rabbia intanto si estende in Abruzzo e nel Lazio. Obiettivo: bloccare tutto. Dopo i benzinai e i tassisti scioperano anche gli avvocati: sette giorni, i primi il 23 e il 24 febbraio, gli altri a marzo.

Monti pensa che quello che sta facendo sia la ricetta migliore, forse l’unica. Liberalizzare significa far pagare meno ai consumatori. In teoria un giorno avremo medicine meno care, gas e luce, assicurazioni e avvocati, perfino la benzina, tutto meno caro. Il problema è capire se e quando, e soprattutto quanto. Magari è così, ma una cosa è chiara: troppa gente non ci crede. Monti ha ottenuto una cambiale in bianco. Ha convinto poteri forti e istituzioni, fatica a convincere i famigerati mercati finanziari, gli manca tutto il resto. E anche se non devi fare i conti con gli elettori quel resto non è poco. La protesta delle categorie, dai forconi agli avvocati, può essere screditata e contenuta.

I guai cominciano se questo malumore dilaga, contagia i precari, gli universitari senza prospettive, gli imprenditori disperati, i commercianti con affitti troppo alti e clienti sempre più poveri, il Nord stanco di tasse e il Sud avvelenato dal clientelismo. In questa palude ci sono buoni e cattivi, c’è chi lavora e chi è sfaccendato. Tutti però con gli stessi problemi: arrivare a fine mese. Tutti con lo stesso pensiero: non si fidano più dei partiti e dei sindacati. Cosa risponde Monti? La prossima settimana il governo tratterà con i sindacati e andrà in Parlamento. Ma il futuro del suo governo per la prima volta non dipende da loro, ma dagli altri, da chi sta fuori. Saranno loro, quelli che non si sentono più rappresentati da nessuno, a dire basta, a contare i giorni dei tecnici al potere.

L’impressione è che Monti abbia difficoltà a dialogare con questo fronte di disillusi. Lo si capisce quando in agenzia appare questo annuncio del premier: «Nei prossimi mesi spending review, già al lavoro». È la revisione della spesa. Il governo si prepara a tagliare gli sprechi dello Stato. Ma lo spending review è la distanza che separa il Paese dai tecnici.

Non saranno i tassisti il problema. Monti dovrà fare i conti con l’esasperazione di chi va in banca e non riceve più da tempo credito, mutui e prestiti. È lì che la crisi sta colpendo chi non ha privilegi e roccaforti da difendere. Non sarà la rivolta di chi non vuole le liberalizzazioni, ma la disperazione dei senza futuro. È questa la risposta che deve dare Monti. Se questa è la fase due, allora serve una fase tre. Se la crisi è cominciata con le banche, è con le banche che deve finire.

La protesta dei tassisti
La protesta dei tassisti
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COMMENTI

83 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#83 Tommaso Berretta (571) - lettore
il 21.01.12 alle ore 18:50 scrive:
Certo è che i partiti politici dovranno render conto al momento debito del comportamento tenuto in parlamento nella discussione del DL sulle liberalizzazioni; e dovranno rendere conto al proprio elettorato del loro comportamento. Sapevamo che il PD era per le liberalizzazioni selvagge, ma non possiamo condividere l'atteggiamento del PDL che nulla ha fatto per paralizzare il 'sacro furore' di Monti e Catricalà. Intanto alle prossime elezioni bisogna far sentire la propria voce e quindi non recarsi alle urne; è un modo di protesta previsto, democratico e forse è l'unico che può dare uno scossone a questa classe imbelle di politici che ha pensato solo ed esclusivamente alla propria poltrona evitando di 'liberalizzare' le proprie prebende. FANNO LETTERALMENTE SCHIFO!!!!
#82 robertoguli (1044) - lettore
il 21.01.12 alle ore 18:34 scrive:
Caro Macioce mi sembra di intravedere, tra le parole dei commenti, un certo grado di soddisfazione personale, da parte di chi lo sottoscrive, quasi una rivincita sul passato nauseabondo. Eppure tutti hanno mangiato e molti si sono arricchiti (più o meno onestamente) Solo pochi decenni fa, dopo la fine della seconda guerra mondiale, bambine e bambini di anni 10, 11, 12 etc. erano costretti a lavorare per procurarsi il proprio cibo e non pesare sulla famiglia. Molti non conoscono o hanno dimenticato che l'Italia di oggi nasce da radici difficili, ma senza odio per nessuno. Scusate lo sfogo. Distinti saluti. Roby
#81 edoardo2 (54) - lettore
il 21.01.12 alle ore 18:17 scrive:
L’arte della politica ovvero come far finta di seguire un consiglio e poi fare l’esatto contrario: bozza catricalà: “integrare l’art. 36-bis del D.L. 6 dicembre 2011, n. 201, … prevedendo … il divieto a carico dell’operatore bancario, in fase di erogazione di un mutuo, prestito personale o altro finanziamento, di figurare contemporaneamente quale soggetto beneficiario e soggetto intermediario (più in generale collocatore) della polizza assicurativa”. Decreto del governo banchiere: “Le banche, gli istituti di credito e gli intermediari finanziari se condizionano l'erogazione del mutuo alla stipula di un contratto di assicurazione sulla vita sono tenuti a sottoporre al cliente almeno due preventivi di due differenti gruppi assicurativi.” Voilà! Le banche sono state autorizzate per la prima volta a subordinare la concessione dei mutui all’accettazione, da parte del mutuatario, di indegne assicurazioni che alzano costi e interessi. Alla faccia delle liberalizzazioni!
#80 settelillo (507) - lettore
il 21.01.12 alle ore 17:41 scrive:
Ho letto tutti i commenti fin'ora pervenuti; moltissimi condivisibili,qualcuno fuori tema ma ci stanno lo stesso, qualche altro non appropriato. Io non commento perche' mi sono posto una domanda alla quale io stesso non ho saputo rispondere e che per questo la giro ai lettori che hanno commentato: cosa sarebbe successo se i provvedimenti che sta adottando il governo in carica li avesse adottati un qualsiasi governo politico,sia di destra che di sinistra eletto dal cosiddetto popolo sovrano? Desidererei conoscere il vostro parere a riguardo. Secondo il mio modesto punto di vista l'errore che è stato commesso dall'esecutivo è stato quello di aver cominciato a tagliare i viveri a partire dai ceti medio bassi, mentre sarebbe stato più giusto l'incontrario. Saluto cordialmente e resto in attesa. Grazie.
#79 Luigimariagallo (45) - lettore
il 21.01.12 alle ore 17:36 scrive:
Dimenticavo il punto Quarto: I taxisti pagano le loro automobili un bel pò meno di tutti gli altri cittadini e lavoratori, ma un bel pò meno. Scusate.
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Alessandro Sallusti
Le celebrazioni dei vent’anni dal­l­’inizio di Tangentopoli hanno rag­giunto il culmine della retorica e dell’inganno. Mani pulite fu sì un’opera meritoria,ma anche altro  continua..
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