Parole roboanti e stringati comunicati di condanna che, anche in quest’occasione, sono uscite in serie, sia pure con qualche variazione di aggettivi e avverbi, dalle stanze del potere. Dal Quirinale fino all’ultimo consiglio circoscrizionale e circolo di borgata. Parole che ci permettono, puntualmente, di ricavare una tranquillizzante certezza: gli anarchici che spediscono pacchi-bomba, così come gli estremisti di Prima linea, come gli esagitati che spaccano tutto, statue della Madonna comprese, infiltrandosi nei cortei più o meno pacifici, così come i duri, puri e violentissimi che, da anni, mettono a ferro e fuoco la Val di Susa e tengono in scacco e sotto tiro le forze dell’ordine, sono figli di nessuno. Nessuno li conosce, nessuno li ha mai coperti, nessuno li incoraggia né li ha mai incoraggiati. Ridicolo, no? Già, ma tristemente ridicolo. Perché, se si cominciasse dal fondo, cioè dalla Val di Susa e dalla protesta No Tav e qualcuno avesse l’ardire di dimostrare che nessuno conosce nessuno, beh allora sarebbe illuminante andare a sfogliare, dal 2003 ad oggi, le tante, troppe dichiarazioni di consenso e di solidarietà alla protesta contro l’alta velocità, arrivate da autorevoli partiti come Verdi, Rifondazione comunista, Comunisti italiani. E sarebbe altrettanto illuminante analizzare gli ondeggiamenti sistematici espressi, riguardo alla delicatissima, esasperata ed esasperante questione, dal Pd, con tutti i suoi leader passati e presenti (dalla ex governatrice del Piemonte Mercedes Bresso all’attuale sindaco di Torino, Piero Fassino) che, per motivi di oscura bottega, o forse di botteghe oscure, ha fatto sempre finta di non sapere, di non sentire, di non vedere.
Eppure ci sono siti come quello di «Ora e sempre No Tav» o quello di Indymedia, o di Askatasuna, dove i frequentatori di centri sociali et similia, possono dare libero sfogo alle loro non sempre edificanti azioni e opinioni, che non possono essere sfuggiti agli indulgenti perbenisti della perbenista sinistra, che è sempre pronta a condannare e a solidarizzare. Rischiamo di passare le feste con l’incubo del terzo pacco bomba (un altro, prima di quello a Equitalia, era già stato recapitato dalla Fai al presidente della Deutsche Bank, Josef Ackermann) che, circolando da un ufficio postale, starebbe per rimbalzare sulla scrivania di qualcuno. Magari sulla scrivania di un altro incolpevole signore come il direttore dell’agenzia di Equitalia. E magari qualcuno, per colpa di un nuovo attentato, potrebbe persino rimetterci la pelle. Così, mentre su mille e un sito, si posso trovare slogan inneggianti all’attentato e battute tipo: «Bomba a Equitalia, ecco i primi effetti positivi della manovra» o «pacco bomba in agenzia Equitalia. Ora ha 60 giorni per presentare ricorso». O ancora: «Esplode pacco bomba in Equitalia. Era la prima rata», c’è chi solidarizza ma, sotto sotto, unito dal solito fil rouge, sorride. E fa finta di non sapere, non vedere, non sentire. Fa finta di non vedere anche che fra le 15 persone denunciate perché, tanto per cambiare, stavano abbattendo le recinzioni del cantiere Tav di Chiomonte c’è anche un ex terrorista di Prima linea, Stefano Milanesi. Ma queste sono senz’altro coincidenze, solo coincidenze.
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