Il più comico ovviamente è sempre il cabarettista del Travaglino, l’Ugo Intini di Antonio Di Pietro: sull’Unità di ieri, ormai appaltata definitivamente all’Italia dei Valori immobiliari, è riuscito a scrivere che «è giunta notizia delle dimissioni di Di Pietro junior dall’Idv per un paio di semplici raccomandazioni: un gesto di grande dignità». Una dignità mai vista, roba d’altri tempi, tipo quando Travaglio faceva il giornalista e non era pagato a verbale. Cioè: neppure la Dc morotea sarebbe riuscita a inventarsi le dimissioni senza dimissioni come ha fatto il dipietrino, sicuramente in accordo con il padre-padrone dell’Italia dei Favori.
Vediamo la sequenza: prima Cristiano Di Pietro finisce su tutti i giornali per un’intercettazione telefonica di cui si vociferava da mesi (e di cui il padre era a conoscenza da un anno emezzo, ma non vuol dirci perché) ed ecco che dopo, solo dopo, cioè quando i fondamentalisti del suo partito hanno espresso qualche perplessità via internet, ecco che il ragazzo allora annunciava il grande gesto: mi dimetto dall’Italia dei Valori, sigh, non sarò più capogruppo, sob, e scusatemi se però manterrò la carica di consigliere provinciale ed entrerò solo nel gruppo misto che a Campobasso oltretutto non c’è; scusatemi se prenderò i soldi del contribuente esattamente come prima; scusatemi per questamia «decisione forte ed estremamente sofferta», che «compio con sofferenza e dispiacere» anche se in sostanza non mi cambia un tubo, perché è solo una commedia da strapaese: tanto che poi è arrivato il «coordinamento regionale dell’Italia dei Valori», ieri, e ha diramato una nota buffonesca dove si spiega che «non condividiamo l’atto delle dimissioni di Cristiano Di Pietro dall’Italia dei Valori, Cristiano è un ragazzo buono, che ha lavorato in questi anni con entusiasmo e grande senso di responsabilità» eccetera, questo prima di esprimere «la più profonda vicinanza» ad Antonio Di Pietro e annunciare che alcuni signori ora avranno «il compito di indirizzare le scelte e gli orientamenti politici, di raccordo con la segreteria nazionale del partito, dell’Italia dei Valori molisana».
A quando il rientro del figliolone prodigo, con grande festa in masseria e cavatelli al sugo? Ma soprattutto: di quali «scelte» e «indirizzi politici» vanno cianciando? Non ci sono scelte, non ci sono indirizzi: c’è Di Pietro. C’è un «partito» che appartiene a Di Pietro per statuto notarile, e così purei finanziamenti pubblici. Il cabarettista del Travaglino è riuscito a dire, l’altro giorno: «Non è reato segnalare amici per incarichi, è però malcostume, quindi bene ha fatto Di Pietro a tirare le orecchie a suo figlio. Nel suo, come negli altri partiti, ci dovrebbe essere immediatamente l’intervento del collegio dei probiviri che esamina i casi non penalmente rilevanti e decide sanzioni».
Peter Gomez, cronista vice-Travaglio ma po’ più savio di lui, un paio di giorni prima aveva scritto la stessa cosa sul suo blog: «Deve essere il collegio dei probiviri dell’Italia dei Valoria esaminare il caso di Cristiano Di Pietro e degli altri iscritti i cui nomi sono comparsi sui giornali. Deve essere aperta un’istruttoria, devono essere ascoltati i protagonisti, e alla fine deve essere presa una decisione. Insomma, va seguito un percorso istituzionale al termine del quale i probiviri potranno sospendere, espellere, ammonire, censurare o scagionare gli iscritti».
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