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domenica 19 marzo 2006, 00:00

Il Beppe Grillo dei poveri: «Con Prodi taglio delle pensioni e Bot congelati»

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Il Beppe Grillo dei poveri si chiama Eugenio Benetazzo ma, per un fatto di giustizia, i suoi genitori 32 anni fa avrebbero dovuto registrarlo all’anagrafe di Sandrigo (Vicenza) col nome Dow Jones. Per via dell’indice: come lo punta lui, non lo punta nessun altro. Contro le Borse, contro le banche, contro i politici, contro i petrolieri, contro tutti. Persino contro se stesso. Ha scritto un samizdat da 10 euro che sta andando a ruba: Duri e puri. Aspettando un nuovo 1929. Il libro si prefigge in copertina di spiegare «come salvare i propri risparmi e sopravvivere a un mutamento di scenario epocale senza precedenti». Per molto meno all’economista Paul Samuelson conferirono il premio Nobel.
Benetazzo fa il trader professionista, cioè l’operatore di Borsa indipendente. Vive sei mesi all’anno nel Veneto e sei mesi a Malta («ho portato le chiappe al sicuro nel caso che vinca la sinistra»), con frequenti soggiorni in terra elvetica. A chi gli chiede se è sposato, risponde: «Sì, con la sterlina. E mio suocero si chiama Franco Svizzero». La sua bravura, confida, «consiste nell’individuare livelli borsistici di entrata e di uscita, anche fulminea, su azioni, valute, indici e commodity», vale a dire i beni primari: grano, zucchero, cereali. In pratica è uno speculatore come Randolph e Mortimer Duke, gli spregiudicati finanzieri del film Una poltrona per due. Anzi, per essere più precisi, lui assomiglia a Billy Ray Valentine, il loro astuto manager nero interpretato da Eddie Murphy, che nel finale s’inchiappetta i due avidi vecchietti giocando d’anticipo sulle quotazioni del succo d’arancia congelato.
Però in questo momento Benetazzo è tutto preso dal nuovo ruolo di Beppe Grillo dei poveri. Gira l’Italia col suo «one man live show», spettacolo dal vivo che s’è scritto da solo e che recita da solo. S’intitola Blekgek. Ogni settimana inventa uno slogan per attirare il pubblico. A Thiene era Schiavi senza catene, alla ricerca della verità che vi renderà liberi dalla schiavitù del turbocapitalismo multinazionale. A Milano l’aveva un po’ asciugato: Duri e puri in tour. A Montegrotto Terme virava sul catastrofico: Prepàrati al peggio. Prima che tocchi tutte le 20 tappe previste – da Roma a Verona, da Piacenza a Pontedera – chissà quanti altri slogan avrà partorito la fervida immaginazione del protagonista. Il quale ovunque vada riempie le sale, anche perché il suo manicheismo lo dispensa gratis, a differenza del comico genovese che vende a 20 euro il biglietto d’ingresso meno caro.
Del resto ci vorrebbe un bel coraggio a farsi pagare dagli spettatori dopo avergli profetizzato, con un profluvio di cifre, percentuali e citazioni, l’esaurimento del petrolio, il rischio di un nuovo crac di Borsa simile a quello del 1929, il taglio delle pensioni e il blocco dei depositi bancari in caso di vittoria del centrosinistra alle elezioni del 9 aprile, il congelamento dei Bot e degli altri titoli di Stato, una super patrimoniale sulle case, l’esplosione della bolla immobiliare, nuovi disastri finanziari al cui confronto le truffe Cirio e Parmalat sembreranno marachelle da scolari. E quando non è impegnato in tournée a disegnare cupi scenari per le ansiose platee, Benetazzo tiene sermoni economico-politici su una propria emittente, Radio Wall Street, che si ascolta su Internet.
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