Così, quando nel bellissimo paesino in provincia di Massa Carrara, arrivano tredici rifugiati dalla Libia sbarcati a Lampedusa, parte una vera e propria gara di solidarietà. Si spalancano le porte dell’ostello in piazza. Il comfort e la qualità della sistemazione non fanno una piega. E per la sistemazione se ne vanno 17 dei 46 euro al giorno di rimborso messi a disposizione dallo Stato. Non si può mica far la cresta sugli ultimi del mondo. E allora il Comune decide di assoldare due donne per fare le pulizie nelle camere. Anche per pranzo e cena il sindaco e l’amministrazione ci tengono a far bella figura. Nel borgo dei miracoli la manica larga è un obbligo: e così la prima colazione viene servita direttamente nell’elegante bar in piazza, mentre pranzo e cena al ristorante. «Naturalmente convenzionati» - ci tiene a sottolineare il sindaco, Gianfranco Lazzeroni.
E i paesani? Accoglienza qui è una parola d’ordine a cui non si sfugge. Ma qualche malumore comincia a serpeggiare. C’è chi a mezza bocca butta là il dubbio: ma almeno le camere non potevano pulirsele da soli? Possibile che la vita da rifugiati debba trasformarsi in villeggiatura?
I borbottii incalzano, ma sempre sotto traccia. A dire certe cose ad alta voce da queste parti ti becchi subito il marchio di razzista. Il sindaco però capisce l’antifona e prova una soluzione alternativa, meno sfacciata: una foresteria con cucina di proprietà del Comune. L’esperimento però fallisce dopo meno di un mese. I profughi non vanno d’accordo tra loro, i litigi sono all’ordine del giorno, accendono i riscaldamenti nonostante sia estate. Così vengono riportati nell’ostello. Lì effettivamente è un’altra vita. Non c’è il problema di cucinare, di pulire. Servizio di lusso. «Tutti hanno paura a parlare per non passare per razzisti- dice una signora di Bagnone che implora di mantenerla anonima. - Però non mi sembra giusto. Sono ragazzi giovani e forti. Perché devono passare le giornate al bar a oziare?».
Un’associazione prova a smuovere le acque coinvolgendo i rifugiati nel servizio di accompagnamento per i bambini della scuola materna. Li aiutano a scendere e a salire. Un compito semplice, ma delicato. E a Bagnone nessuno può dire di conoscere la storia di questi profughi. «All’inizio non riuscivo a crederci - mormora una mamma-. Non sappiamo niente di questa gente. Lei lo lascerebbe in mano loro il suo bambino?». Neppure il marito della signora è molto convinto: «Sappiamo solo che sono fuggiti dalla Libia. E se fossero scappati da qualche prigione? Non parlano neppure italiano. Come fanno a comunicare con i bimbi?». Le voci si fanno sempre più insistenti. Le mamme e i papà si lamentano: «Non sarebbe meglio fargli fare lavori di giardinaggio?». Qualcuno guarda all’amministrazione di Berceto, il cui sindaco Luigi Lucchi ci tiene a sottolineare la differenza: «Da noi - racconta - ne sono arrivati otto. La mattina lavorano. Hanno appena finito di verniciare le panchine e aiutato a sistemare le strade».
A Bagnone, invece, l’altra sera la goccia che fa traboccare il vaso. «Eravamo in piazza io e alcune amiche quando è passato uno di questi ragazzi - racconta una signora che abita in centro. Si è fermato davanti al lampione e si è messo a fare pipì davanti a noi. Evidentemente una provocazione visto che l’ostello era proprio lì, a un metro». Anche nel regno del politicamente corretto la pazienza ha un limite.
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