È in Toscana per dare lezioni di cucina. Che cosa può insegnare un inglese di una tradizione così storica?
«Non si può cambiare la cucina toscana, proprio per la sua storia. È lei che cambia te».
Le piace?
«La amo molto: non è pretenziosa, è affascinante, vera».
Insomma un inglese può davvero dare lezioni in proposito?
«Io sono scozzese».
Va bene...
«E poi soprattutto europeo. E come tale posso insegnare in Toscana, certo, perch´ le tecniche si coniugano alle tradizioni e agli ingredienti locali, che sono fantastici».
Senza che cosa non potrebbe vivere?
«Una bottiglia di olio extravergine di oliva appena spremuto».
Per quale celebrità vorrebbe cucinare?
«L'altra settimana, mentre tornavo da New York, ho visto un documentario su Ayrton Senna: mi piacerebbe cucinare per lui».
Complicato. Magari in paradiso.
«Sì, magari in paradiso...»
E che cosa gli preparerebbe?
«Qualcosa di piccante, speziato, che gli piaccia: per esempio degli agnolotti, o delle pappardelle ai tartufi».
È vero che la cliente più difficile è sua mamma?
«Assolutamente. Sì, è lei la più esigente».
Il suo piatto preferito?
«Ne ho circa duemila. È l'aspetto più eccitante del mio lavoro. Fra quelli italiani, adoro gli agnolotti».
L'ingrediente di cui non può fare a meno?
«Pancetta, olio extravergine di oliva, limoni di Amalfi».
Tutti italiani?
«Già, tutti italiani».
Com'è nata la passione per la cucina?
«Quando sono venuto a lavorare in Europa. Ho trascorso tre anni in Francia, poi su una barca fra Sardegna e Sicilia. Mi affascinava soprattutto che la cucina cambiasse sempre, a seconda delle stagioni».
È sempre così antivegetariano?
«Ma io scherzo sui vegetariani. È una scelta, però quello che si perdono, se uno ama il pesce e la carne, è incredibile. E credo che nel caso dei bambini sia una imposizione».
C'è un collega italiano che ama in particolare?
«Nadia Santini del Pescatore. Ho trascorso del tempo con lei, ho visto come lavora nel suo ristorante. Straordinario».
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