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martedì 14 luglio 2009, 07:00

IL CAVALLO DI TROIA

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La candidatura di Beppe Grillo nel Partito democratico è come una sua battuta: se devi spiegarla c’è qualcosa che non va, e se la spiegazione dura più di tre secondi l’imbarazzo cresce, la faccenda si aggrava, si avvita: anche perché la battuta era chiarissima.
Che c’è da spiegare? C’è un comico sessantenne che ha modernizzato il qualunquismo e ha inaugurato l’antipolitica come mestiere redditizio: sicché da circa tre anni spara a palle incatenate contro il Pd accomunandolo al Popolo della libertà sostanzialmente in tutto (per gradire la profondità dell’analisi) e così riassumendo ciò che alcuni si ostinano a chiamare messaggio: «I partiti sono morti, abbiamo solo due comitati d’affari, il Pdl e il Pd-meno-elle. Il Pd non è mai nato. All’opposizione c’è Topo Gigio Veltroni, che non è nemmeno un politico: è scemo». Prima di Veltroni, l’altro vincente delle primarie, Romano Prodi, era stato definito «Alzheimer»; Franceschini, infine, se «Veltroni era il nulla, Franceschini è oltre». E queste sono solo battute, è vero: c’è mai stato altro?
Ecco perché si fatica anche a spiegarla, la faccenda della candidatura di Grillo: perché se il dibattito interno al Pd riesce a dilaniarsi anche su questo, se cioè riesce a dibattere per più di sette secondi persino attorno a una boutade che andava liquidata in sette-secondi-sette, be’, allora il dibattito non è più la ricerca di una prognosi, ma è la diagnosi, non è la cura, ma è la malattia. Dopo l’annuncio della candidatura grillesca, domenica, Piero Fassino era partito benissimo: «Grillo non si riconosce nel Pd, anzi lo attacca e lo sfregia. Non penso si possa accettare la sua iscrizione». E non c’era altro da dire, la questione era chiusa: spostati, ragazzone, scusaci, abbiamo dei problemi da grandi, se dobbiamo farci seppellire dalle risate abbiamo risorse interne, grazie, no, non ci servono né accendini né dvd. Era finita lì. E invece no: quasi ventiquattr’ore dopo Fassino era ancora lì, a Repubblica tv, a perdere tempo, spiegare, specificare, puntualizzare. Pacatamente. Ma perché? Che cosa si teme, che cosa si esorcizza? Che c’è da spiegare? Com’è possibile che per tutto il pomeriggio di ieri le agenzie sfornassero ancora commenti e dichiarazioni di una sinistra invischiata persino in una sciocchezza del genere?
Fosse per Grillo, e l’ha detto trecento volte, il partito erede di Gramsci andrebbe bruciato, spianato e cosparso di sale; tra primarie per tesserati e primarie aperte non è affatto impossibile che possa intrufolarsi congressualmente come un cavallo di Troia (resisti alla battuta, Beppe) per riversare masse di guastatori che il Pd probabilmente non l’hanno neppure mai votato: va da sé che l’unico ad applaudire sia Di Pietro.
Ovvio, perciò, che il timore sia sempre quello: che un Pd indeciso a tutto, in un momento oggettivamente difficile della sua storia politica, cerchi di attenuare ogni presa di posizione troppo esposta e dirompente. Non ci sarebbe niente di strano se la sinistra restasse divisa tra una parte più realista e governativa e una parte più utopica e di opposizione: ma i termini della spaccatura purtroppo non sono questi. A cannibalizzare ogni evoluzione, a rendere cioè complicato persino il liquidare uno come Beppe Grillo, c’è la controfaccia parlamentare ed extraparlamentare di Grillo stesso: lui, il nientologo urlante Antonio Di Pietro, un tizio secondo il quale di antiberlusconismo a sinistra ce n’è ancora e sempre troppo poco. Solo questo può spiegare come lo stesso Fassino, sempre ieri a Repubblica tv
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47 commenti su 1  2  3  4  5  6  7  8   9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#7 dedo di francesco (148) - lettore
il 14.07.09 alle ore 9:24 scrive:
La soluzione al problema Grillo è semplicemente aritmetica. Procedere come segue: 1) contare i voti del PD alle ultime elezioni; 2) chiedere, sezione per sezione, a tutti i tesserati "se candidiamo Grillo tu strappi la tua tessera?" e detrarre il totale dei "sì" dal punto 1; 3) aggiungere il totale dei fans di Grillo e confrontare il risultato con il punto 1. In base al risultato ottenuto, decidere se dare un "vaffa" a Grillo, o accoglierlo a braccia aperte con accompagnamento di dichiarazioni di ambiguo spirito democratico.
#6 Farusman (591) - lettore
il 14.07.09 alle ore 9:19 scrive:
Chiarissimo. Ma in tutto questo guazzabuglio a soffrirne è la democrazia italiana che non ha un'opposizione degna di questo nome. Viene a mancare cioè il presupposto non solo della possibilità dell'alternanza, che è sale e fondamento delle democrazie occidentali, ma addirittura del controllo severo e della critica pressante, ma ragionata e senza pregiudizi, all'operato della maggioranza, da sempre garanzia di buon governo.
#5 km_fbi (633) - lettore
il 14.07.09 alle ore 9:10 scrive:
Nel Pd si sono veramente fumati il cervello, a partire da Fassino, che disquisisce di toni diversi da Grillo (che sottintenderebbero un comune giudizio sulla sostanza dei contenuti politici), per arrivare a Bersani, che tra "lenzuolate" e " partiti come autobus" ha - dei ragionamenti politici - una visione elementare, direi a "fumetti". Questi sono i campioni di strategia, insieme al leggenDario e al Dr. Morte, che si accapigliano al capezzale del partito mai nato... Ci vuole il forcipe !!!
#4 rbluke (965) - lettore
il 14.07.09 alle ore 8:44 scrive:
Le differenze fra il buffone professionista, Grillo e il buffone dilettante, Di Pietro sono assolutamente marginali e coerentemente nel PD hanno aperto il dibattito, magari apriranno anche un tavolo di confronto e chissà cos'altro saranno capaci d'aprire, consiglio alcune bottiglie di vodka, alla ricerca delle radici perdute.
#3 lucyvanpelt_65 (80) - lettore
il 14.07.09 alle ore 8:37 scrive:
ma siamo proprio sicuri che noi Italiani (con la I maiuscola) ci meritiamo tutto ciò? incendi, terremoti, alluvioni e catastrofi varie non erano sufficienti? cosa è successo al nostro lobo temporale sinistro? il neurone urla disperato "c'è nessuno?" e purtroppo non risponde l'eco del silenzio. No, rispondono Di Pietro e Grillo che sbraitano "Certo, ci siamo noi. Eccoci. E' qui la festa?". Il problema è che sono loro due gli unici a divertirsi a questa festa. A noi, come direbbe il buon Troisi, non ci resta che piangere.
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