domenica 01 giugno 2008, 12:20
Il Consiglio di Stato: Rete 4
può continuare a trasmettere
Respinto il ricorso di Europa 7. Adesso il ministero dello Sviluppo economico dovrà assegnare le frequenze secondo quanto stabilito dalla Corte Ue
da Roma
«Rete 4 va avanti tutta». Il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, è soddisfatto della sentenza del Consiglio di Stato che ha respinto il ricorso in appello di Europa 7 contro la sentenza del Tar Lazio nella quale si dichiarava «inammissibile e irricevibile» il ricorso di primo grado volto all’annullamento dell’autorizzazione alla radiodiffusione tv di Rete 4.
L’emittente del gruppo Mediaset, ha aggiunto Confalonieri nel corso del Festival dell’Economia di Trento, «non è mai stata in dubbio, come abbiamo sempre sostenuto». La battaglia parlamentare sulla questione, quindi, è una «batracomiomachia», una contesa inutile. «Il signor Di Pietro ha cavalcato una causa che sapeva non essere nei termini che diceva», ha puntualizzato Confalonieri rispondendo anche a uno spettatore che lo contestava. «Berlusconi - ha detto - è proprietario solo di un terzo di Mediaset che per due terzi è dei fondi di investimento. Si può dire che non vada bene che uno faccia il presidente del Consiglio e abbia quote in una tv, però gli elettori hanno votato per tre volte questo signore».
Ma Antonio Di Pietro non ha rinunciato al ruolo di ultimo paladino dell’antiberlusconismo militante. «Ecco la ragione per cui Berlusconi voleva in fretta e furia inserire nel decreto l’emendamento “salva Rete 4”. Sapeva che di lì a qualche giorno poteva uscire la decisione che riconferma e impone al governo italiano di adeguarsi alla sentenza dell’Europa per la redistribuzione delle frequenze televisive. In un Paese normale, solo per questo fatto, sarebbe stato chiesto l’impeachment per il presidente del Consiglio», ha dichiarato il leader Idv.
I fatti anche questa volta non paiono dargli ragione. E non solo perché il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso dell’emittente di Francesco Di Stefano, ma anche perché i giudici di Palazzo Spada, relativamente ad altri ricorsi, hanno stabilito che è il ministero dello Sviluppo economico a doversi pronunciare sull’assegnazione delle frequenze in base a quanto sancito dalla Corte Ue lo scorso gennaio con la sentenza nella quale si metteva in luce la mancanza di «criteri obiettivi e trasparenti» per la loro attribuzione.
«Il ministero da me rappresentato - ha assicurato il sottosegretario Paolo Romani titolare della delega alle Comunicazioni - si muoverà non appena le motivazioni della sentenza avranno chiarito i termini esatti della questione e lo farà in coerenza con quanto richiesto dall’Europa». Romani, sottolineando come sia stata chiusa «l’annosa questione» di Rete 4, non si è pronunciato su un’altra decisione del Consiglio di Stato, ovvero il rinvio all’udienza del 16 dicembre 2008 per l’esame di merito della domanda di risarcimento di Europa 7 che è stata parzialmente accolta (in origine l’emittente di Di Stefano chiedeva 2 miliardi in caso di ottenimento delle frequenze e 3 miliardi senza; ndr). Respinto, invece, il ricorso di Di Stefano relativo a 7 Plus, tv «bocciata» nella gara indetta dal ministero delle Comunicazioni nel 1999. Il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, ha invece annunciato per martedì prossimo l’insediamento di una commissione tecnico-giuridica per dar seguito alla sentenza del Consiglio di Stato resa nota ieri.