martedì 09 febbraio 2010
 
 INTERNI
domenica 21 giugno 2009, 08:33

Il disegno politico del pm anti premier che militava nelle fila di Lotta Continua

Già a 17 anni Pino Scelsi militava nel movimento di Sofri. E da magistrato ha sempre rivendicato il suo stare "a sinistra". Bari, gli atti segreti della Procura finiscono subito su "Repubblica"

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Milano Come tanti magistrati, giornalisti e manager della sua generazione viene da Lotta Continua. Pino Scelsi entrò giovanissimo nel movimento guidato da Adriano Sofri e lì cominciò a elaborare la sua cultura politica, a forgiare le sue idee, a duellare con gli avversari. Nell’inverno del 1971, a soli 17 anni, prendeva già parte, come un politico navigato, ad assemblee infiammate e discuteva fra urla, strepiti e insulti, colonna sonora di quell’album. Il pm che oggi ha fra le mani l’inchiesta sulle ragazze squillo di cui parla tutta Italia, non era un militante qualsiasi. Dai pensieri deboli e dai colori stinti. No, ci fu un suo intervento memorabile per difendere la linea meridionalista di Sofri e la rivolta di Reggio Calabria, quella del boia chi molla. La falange dei marxisti leninisti imbufaliti quasi gli impedì di aprire bocca, ma lui imperterrito proseguì fino alla fine.
Scelsi è fatto così: la politica ce l’ha nel sangue. E da allora non ha mai smesso di aggiornare gli ideali che certa sinistra, gruppettara e non ortodossa, svincolata da una stretta appartenenza partitica, ha tenuto alti come una bandiera. Dal liceo Orazio Flacco e da Lc all’università e al Collettivo di giurisprudenza e scienze politiche. Poi, altro salto, ecco la professione e la scelta di Magistratura democratica, il grande laboratorio della sinistra in toga, la corrente ultrà, insieme ai Movimenti riuniti, dentro l’Anm e nel Csm. Scelsi ha sempre frequentato questo ambiente, è sempre stato dentro questo perimetro, ha sempre dato al suo lavoro una forte connotazione sociale.
È un po’ la cifra di Md: l’idea che la Costituzione debba essere interpretata a vantaggio dei lavoratori e contro i potenti, il concetto che la sinistra giudiziaria possa fiancheggiare quella politica per introdurre un nuovo ordine sociale, per colpire le diseguaglianze, per combattere sul fronte dell’ambientalismo, del diritto al lavoro, della trasparenza e via elencando come in un tazebao.
Difficile dire dove finisca la politica dei partiti e cominci quella delle toghe rosse, ma su questo confine e sull’ambiguità dei legami che tengono insieme le varie anime della sinistra, si è costruito un pezzo della storia italiana recente.
Scelsi appartiene a questo mondo. Nel 2005 va alla tribuna del congresso di Magistratura democratica e arringa i colleghi, come faceva nel 1971: «A nessuno di voi è sfuggito che la Puglia è cambiata. E non perché uomini o donne che si richiamano ai valori della sinistra sono al governo delle istituzioni. Non che questo non conti», precisa Scelsi consacrando così l’ascesa del governatore Nichi Vendola e del sindaco ed ex pm Michele Emiliano. «Anche la nostra corrente - rivendica lui orgoglioso -, la nostra storia collettiva e individuale si ispirano a quei valori. Ma quel che è successo in Puglia è qualcosa in più». Addirittura. E che cosa?
La Puglia per Scelsi è cambiata anche perché sono diventate patrimonio della classe politica quelle questioni che prima si agitavano negli alambicchi di Magistratura democratica. E ora sono quasi le tavole della legge: «In questa stagione politica hanno trovato rappresentanza le domande che salgono dalle vecchie povertà degli emarginati e dalle nuove povertà del lavoro dipendente, dai ceti giovanili che vivono l’angoscia di un futuro pieno di incognite, hanno trovato cittadinanza le domande di sanità, ambiente, lavoro. E anche i magistrati di Bari e di Lecce... hanno saputo cogliere i segni di questa nuova stagione politica e sociale».
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148 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#148 Sergio Sanguineti (154) - lettore
il 22.06.09 alle ore 14:30 scrive:
Proprio tanti (troppi!) ceffi al pari di questo, in Italia vomitando verdetti e sentenze, sono i primi a sbandierare l’esigenza dell’assoluta “terzietà, autonomia ed indipendenza” della magistratura, mentre operano esattamente al contrario, secondo l’usato metodo del “dire per non dover negare e negare per non dover dire”, così spudoratamente portando allo sfascio la società italiana, la famiglia, la Scuola, le istituzioni, l’economia e, dulcis in fundo, il cittadino, malauguratamente incappato nella ragnatela giudiziaria italiana… Al punto di decretare la “morte civile” di chi hanno preso di mira… Io, padre defraudato del figlio, perseguitato al punto di essere stato privato della potestà genitoriale (invenzione sessantottina pari a quella dell’”esproprio proletario” inventato di questi “GENI” sinistroidi), io sono tra quelli che, se ci fosse la Siberia in Italia, vi sarei già da oltre trent’anni!... Berlusconi: NON mollare! Va’ giù a muso duro contro questi icononoclasti senza Dio!
#147 scala A int. 7 (158) - lettore
il 22.06.09 alle ore 13:46 scrive:
#78 Muff @ = Il dover dar conto , anche moralmente , al suo nucleo familiare , formato dalla moglie , figli e nipoti . Certe licenze , noi comuni mortali ce li possiamo " permettere " piu' facilmente di una figura " pubblica " come la sua .
#146 muff@ (1724) - lettore
il 22.06.09 alle ore 9:52 scrive:
#127 treumann : Non uno, treumann, ma ventuno. All'ineffabile magistrata Anna Rosa De Paolo non sono infatti bastati 450 giorni per scrivere e quindi depositare la sentenza entro la scadenza prevista. Scarcerazione dei condannati avvenuta tra le lodi sperticate dell'ANM alla suddetta ineffabile magistrata per la sua «elevata laboriosità», «grande attaccamento al lavoro», «ottima preparazione tecnico-giuridica», «particolari doti organizzative», «equilibrio e assoluta indipendenza di giudizio». Vedi: http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=354938
#145 dasinistra (53) - lettore
il 22.06.09 alle ore 9:10 scrive:
L'obbiettivo finale dell'inchiesta è la Cocaina. Repubblica oggi continua ad insistere sull'argomento, nonostante la droga non riguarderebbe "ancora" l'indagine, l'argomento "coca" viene inserito quasi come un "avvertimento". Ho il timore che, si abbia già qualche testimonianza (fasulla), come paventava Feltri e che questo filone sarà l'estrema ratio, nel caso in cui Berlusconi dovesse ancora Resistere. Prima che sia troppo tardi, bisogna fare tutto per evitarlo: Elezioni anticipate e rendere retroattivo il ddl sulle intercettazione, per evitare il Golp strisciante in atto si realizzi. Bisogna, evitare che venga schiacciata la Democrazia che, attraverso il voto, ha dato alla destra un'ampia maggioranza. I volta gabbana stiano attenti ad essere compatti per evitare che il Premier faccia la fine di Craxi. Stiano attenti!
#144 jackstarr (14) - lettore
il 22.06.09 alle ore 8:55 scrive:
Estremizzo volontariamente: se sgozzo mia mamma, ha rilevanza conoscere l'orientamento politico del giudice? Non capisco il tono di questo articolo (anzi lo capisco...). Riportando però la vicenda dei "festini"su un piano più consono devo dire lascia più perplessi sul piano etico e morale che su quello civile o penale (sul quale potrebbero non esserci rilievi di alcun tipo). La pratica delle escort è comune in tanti ambienti lavorativi di medio-alto livello e non mi stupirei affatto di ritrovarla in politica, come già successo peraltro. Tuttavia è opportuno sospendere ogni giudizio in attesa di un quadro più chiaro di quello che è successo. Certo è che le foto qualche cosa cominciano a raccontare.
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