Il doppiogiochismo di Napolitano

Il capo dello Stato che bocciò i decreti di Berlusconi ha firmato senza battere ciglio quelli di Monti. Brunetta: "E' la prova che avevamo ragione, con la crisi l'urgenza c'è

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Questa volta, bisogna riconoscerlo, Roberto Calderoli qualche ragione ce l’ha. All’ex ministro leghista della Semplificazione il decreto sulle semplificazioni appena varato dal governo tecnico ha fatto venire la mosca al naso: e non (soltanto) perché a Monti è riuscito di fare quello che Calderoli e i suoi colleghi avevano soltanto, e parzialmente, impostato. Ma anche, e soprattutto, perché «buona parte dei contenuti del decreto sono gli stessi, o quanto meno una loro variante, del decreto per la crescita predisposto dal sottoscritto con Castelli, Romani e Brunetta, che mai ha visto la luce a causa dell’indisponibilità del presidente Napolitano a firmarlo». La conclusione di Calderoli è apertamente polemica: «Due pesi e due misure, caro presidente Napolitano, che mi amareggiano e che fanno vacillare la stima che avevo per lei».
A sostegno della ricostruzione del ministro leghista interviene Brunetta: «È vero, fummo impossibilitati a fare un maxiemendamento al decreto perché ci furono le perplessità del Colle». Del resto, non è un mistero che il Quirinale, per tradizione e per cultura politica, sia da sempre restìo alla decretazione d’urgenza, preferendo invece l’iter parlamentare classico e privilegiando dunque il confronto con le opposizioni rispetto all’efficacia e alla rapidità della decisione.
Nei confronti del governo Berlusconi più volte Napolitano è intervenuto, dietro le quinte o apertamente, per bloccare questo o quel decreto. Nel febbraio dell’anno scorso inviò una lettera ai presidenti delle Camere e al presidente del Consiglio per «richiamare l’attenzione sull’ampiezza e sulla eterogeneità delle modifiche fin qui apportate nel corso del procedimento di conversione del decreto-legge cosiddetto “milleproroghe”». In quel testo, in effetti, c’era di tutto, secondo una tradizione antica che risale alla Prima Repubblica: nella grande palude del bicameralismo perfetto spesso l’unico modo per approvare un provvedimento è infilarlo di straforo in un decreto. Non sarà costituzionalmente irreprensibile, ma può essere di grande utilità.
Lo scorso novembre, nel pieno della crisi finanziaria e con il governo Berlusconi oramai agli sgoccioli, il Quirinale intervenne di nuovo per bloccare il decreto che avrebbe reso immediate le misure che il governo stava per approvare in risposta alla famosa lettera di Bruxelles. Secondo Napolitano alcuni dei provvedimenti ipotizzati - per esempio quelli sul Welfare, il diritto del lavoro e i licenziamenti - non potevano essere affrontati con uno strumento d’urgenza, ma andavano inseriti nel maxiemendamento alla legge di stabilità che in quei giorni era al vaglio del Parlamento.
In un paio di mesi, tutto è cambiato. Di licenziamenti e riforma dell’articolo 18 si è già cominciato diffusamente a parlare, e la più grande riforma delle pensioni che l’Italia abbia mai avuto è già stata fatta: per decreto. Il «salva-Italia» e il «cresci-Italia» sono due decreti-omnibus che contengono l’equivalente di una ventina di leggi e forse più: se fossero mai venuti in mente a Berlusconi (o a chiunque dei suoi predecessori), l’opposizione sarebbe insorta e il Quirinale avrebbe mandato i corazzieri. Ha dunque ragione Brunetta quando osserva, con una punta di sconsolato rammarico, che «avevamo ragione noi. Se si vuole avere un impatto immediato sul Paese, sull’economia e sui mercati occorre lavorare per decreto. Lo dicevamo noi, adesso Monti lo fa». Merito (o colpa) della Grande Crisi, naturalmente, che impone scelte rapide e decisioni immediate. E su questo nessuno discute: altrimenti perché mai avremmo mandato al governo una squadra di tecnici? E siccome sono tutti dei simpatici secchioni, c’è da giurare che i loro decreti siano inappuntabili, e che giustamente il Quirinale s’affretti a firmarli quasi senza leggerli.
Però il problema rimane, e prima o poi meriterà una riflessione più approfondita. È vero che la democrazia in Italia non è sospesa, visto che il governo dispone della (larga) maggioranza del Parlamento. Ma è anche vero che il Parlamento mostra ogni giorno di più la sua inutilità: non esprime ministri né sottosegretari, non scrive le leggi, non disegna le riforme. Ai parlamentari non è rimasto altro che qualche comparsata in tv e un voto di fiducia settimanale. Dalla centralità del Parlamento siamo rapidamente passati alla sua eclissi totale: per decreto, e senza neppure accorgercene.
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COMMENTI

156 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#156 slaterza (142) - lettore
il 07.02.12 alle ore 8:55 scrive:
le macchie marroncine che incoronano la fronte del comunista Napolitano sono segni di arteriosclerosi da demenza senile.-in questo stato di cose la Costituzione non prevede le dimissioni e/o allontanamento del capo dello stato non più in grado di reggere il mandato con giusta equità.-è ora che se ne vada con tutti i suoi consiglieri,hanno fatto già gran male alla repubblica ed al suo popolo.-salve
#155 velenosoveleno (1525) - lettore
il 30.01.12 alle ore 8:49 scrive:
I golpisti ed i mafiosi fanno tutti capo a roma , al capo dei capi.
#154 vittoriomazzucato (1087) - lettore
il 30.01.12 alle ore 8:04 scrive:
Sono Luca. Perchè stupirsi, è come Scalfaro Oscar Luigi. GRAZIE.
#153 lorel (57) - lettore
il 30.01.12 alle ore 7:58 scrive:
Tutto il mio personale dispresso per questo "sovietcomunista" che con in colpo di stato (come da regimi a lui cari) ha tolto potere a chi "DEMOCRATICAMENTE" dato dagli Italiani con il voto! Tutto il mio disprezzo a questo falsissimo sinistro figuro per il suo passato! Tutto il mio disprezzo per ciò che fa oggi...ebbè da un siffatto figuro il doppiogioco è da aspettarselo!! ..raggiungi il tuo amico và và....delinquente
#152 gulliver (148) - lettore
il 30.01.12 alle ore 7:42 scrive:
Ma nessuno si è accorto che Napolitano ha fatto un colpo di stato? Altro che ribaltone. Come mai codesto Guru all'italiana non ha imposto a Bersani, di appoggiare il governo Berlusconi per la "semplice" questione di una emergenza impellente? Ma i provvedimenti per le riforme che Berlusconi portò a Bruxelles per l'approvazione non erano stati accolti? Perchè c'è voluto il prof.Monti per metterli in atto? Ce lo spieghi il Presidente Napolitano!. Ho letto da qualche parte che Napolitano, al tempo dell'occupazione dell'Ungheria con i carri armati da parte dei sovietici, diede il suo assenso. E' vero? Se si, è la conferma che il lupo perde il pelo ma non il vizio e che Dio ce ne liberi.
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Alessandro Sallusti
Le celebrazioni dei vent’anni dal­l­’inizio di Tangentopoli hanno rag­giunto il culmine della retorica e dell’inganno. Mani pulite fu sì un’opera meritoria,ma anche altro  continua..
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