Il feto sopravvissuto? È l’aborto choc che nessuno racconta

Il piccolo è rimasto in vita due giorni. Succede spesso se l’interruzione avviene oltre la metà della gravidanza. In questi casi i neonati vengono lasciati morire senza assistenza

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Il cappellano del nosocomio di Rossano, in provincia di Cosenza, sabato scorso aveva saputo che la mattina presto era stato eseguito un aborto terapeutico nel suo ospedale, e verso le 12, dopo aver celebrato la messa e aver fatto il giro dei malati nelle corsie, si è avviato nella sala operatoria dove era avvenuta l’interruzione di gravidanza, per pregare per un’altra anima mai venuta al mondo.

Il prete si è avvicinato al tavolo di metallo dove, in un fagottino di tela bianca, era stato deposto il feto di 22 settimane abortito da oltre quatto ore… e con orrore ha notato un movimento. Quando ha scostato il telo ha potuto constatare che il feto non solo non era morto, ma era ancora vivo, respirava e si muoveva, nonostante il cordone ombelicale non legato, il tempo trascorso dall’uscita dall’utero materno, e il freddo dell’aria condizionata, sempre accesa in sala operatoria. Fatta la drammatica scoperta il cappellano ha chiesto aiuto, ha protestato per la mancanza di cure e di assistenza e quindi il piccolo bambino abortito è stato infilato in un’incubatrice di Neonatologia nell’ospedale civile dell’Annunziata di Cosenza dove ha smesso di respirare ben due giorni dopo, lunedì mattina.
La Procura ha aperto un’inchiesta e l’opinione pubblica griderà allo scandalo e all’orrore per questo caso. Ma è necessario sapere che casi del genere succedono di frequente. Proprio così.
Una gravidanza regolare dura quaranta settimane, per cui se un feto viene abortito oltre la metà delle settimane di gestazione, ma spesso anche prima, è molto probabile che nasca vivo. Anzi molto spesso nasce vivo. In sala operatoria il medico abortista consegna il feto abortito, a cui non viene legato il cordone ombelicale per accelerarne la morte, né viene riservata alcun tipo di assistenza, ad un’infermiera che lo avvolge in un fagotto di garze, appunto, e lo pone su un tavolino lì vicino, mentre le attenzioni di tutti i presenti si concentrano nuovamente sulla donna adulta e viva, che ha appena partorito, spesso in anestesia, mentre il feto appena nato viene abbandonato in solitudine al suo destino, che è appunto quello di essere stato abortito. Nessuno dell’équipe medica e infermieristica operativa e in nessun modo ha l’autorizzazione, il compito, e la facoltà di sopprimere il feto nato vivo, né di accelerare la sua fine, per cui si attende, lasciandolo senza assistenza medica né assistenza terapeutica, che la vita, o la morte, faccia il suo «naturale» decorso.
Molte volte, come nel caso di Cosenza, un feto, anche se malformato, può resistere in vita anche diverse ore, con grande disagio ed imbarazzo del personale infermieristico che non può interrompere il servizio, né rendere agibile la sala operatoria per un altro intervento, prima che tutto il precedente sia compiuto e che la procedura sanitaria successiva sia terminata e certificata.
Non c’è nemmeno una norma o legge che impegni il personale sanitario a monitorare il feto che nasce vivo, o a praticare su di lui alcunché, anche perché il medico che interrompe la gravidanza è abilitato appunto all’esecuzione dell’aborto, e quindi alla eliminazione definitiva del feto stesso.
Coloro che parleranno di questo caso come «caso raro», mentono o non conoscono, o non hanno mai frequentato le sale ginecologiche né le sale operatorie, in genere allestite per la salvaguardia e la tutela della vita umana, ma talvolta adibite a scopi opposti.
Fortunatamente le molte madri mancate non conoscono queste storie dolorose, non conoscono nemmeno il sesso del proprio bambino, non vengono a conoscenza e non sanno quasi mai se il loro figlio abortito abbia respirato, vagito, o mosso gli arti in attesa della fredda morte, vissuta in completa solitudine e abbandono terapeutico, anzi nessuna di loro si pone proprio il problema, mai reso pubblico e tanto crudele da sembrare inverosimile tanto da invocare la strage degli innocenti.
In proposito mi vengono solo in mente i versi del poeta francese Guillaume Apollinaire il quale, scrivendo delle madri rinunciatarie, recitava: «Mettono bruscamente al mondo dei bambini, che hanno appena il tempo di morire».
Ecco, alcuni di loro, i più sfortunati certamente, hanno «abbastanza» tempo di morire…

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COMMENTI

46 commenti su  1  2  3  4  5  6  7  8  9  10   pagine dal più vecchio | dal più recente
#46 Saltovitale (179) - lettore
il 28.04.10 alle ore 17:45 scrive:
Vorrei rispondere ad Andrea B. La sua tesi è: dal momento che la 194 permette l'aborto a 22 settimane solo in caso di malformazione, pericolo per la madre, allora giocoforza questo caso presuppone che fossimo in presenza o di una malformazione o di un pericolo per la madre. Questo presuppone due fatti: 1) che la legge sia stata scrupolosamente applicata e 2) che quando dichiarato corrisponde al vero. Sul primo punto c'è da dire che in effetti i consultori hanno una idea incredibilmente vasta di "malformazione": un labbro leporino è malformazione, un dito in meno malformazione. Tutte cose che, oltre ad essere rare, sono curabili o sopportabili. Della salute della donna si ha poi una visione onnicomprensiva, facendo leva sulla "salute psichica". un figlio ti cambia la vita? certo. Allora è grave. Sul secondo punto poi : e chi secondo lei tutela il fatto che le dichiarazioni dei consultori siano sempre veritiere? Una volta morto il bambino (e muore sempre) le prove spariscono.
#45 enrico.ca (1) - lettore
il 28.04.10 alle ore 11:52 scrive:
A leggere l'articolo, pare che l'atroce sorte del feto sia il frutto della legge 194.I fatti descritti nell'articolo sono invece, a mio parere, un terribile caso di malasanità, strumentalizzato dalla giornalista per propagandare l' ideologia antiabortista.L'art. 7 della 194 prevede che il medico deve prendere tutte le misure necessarie per garantire la sopravvivenza del feto nel caso sia capace di vita autonoma. In caso contrario, evidentemente, l'aborto sarà eseguito con le normali procedure che prevedono la morte del feto. Quindi, si è trattato di un imperdonabile errore da parte del medico, e non di un episodio di "tortura di stato".Non è scritto da nessuna parte che il feto debba essere lasciato morire di morte "naturale" su un tavolo. Questa bestialità esiste solo nella testa della giornalista.Dire che queste cose accadono frequentemente perché è la legge che lo prevede, è sintomo di malafede o di un delirio troppo spesso presente nella "forma mentis" di certa militanza cattolica
#44 Farusman (715) - lettore
il 28.04.10 alle ore 1:24 scrive:
Faccio notare che se si uccidono dei cuccioli di cane appena nati, come facevano una volta i contadini, si viene arrestati. Giustamente..
#43 sisssi08 (335) - lettore
il 27.04.10 alle ore 23:16 scrive:
Ho letto la notizia del feto abbandonato a se stesso e, di prim'acchito, ho provato una gande angoscia. Poi ci ho riflettuto, soprattutto ho riflettuto sull'età del feto: 22 settimane! Sorge spontanea la domanda. Quale motivazione ha addotto quella madre per ottenere l'aborto a 22 settimane? L'articolo non ne parla. Io vorrei sapere chi e cosa ha consentito il non rispetto di quanto previsto dalla legge 194 laddove pone dei limiti temporali per il ricorso all'aborto. Sono a conoscenza di alcuni casi dove, giustamente, è stato negato l'aborto passati i 90 giorni previsti dalla legge. In un caso, la donna che era al 91 esimo giorno, è stata rimandata a casa col suo bimbo in grembo).
#42 Oliverus8 (785) - lettore
il 27.04.10 alle ore 23:05 scrive:
Nessuno, ripeto nessuno, mi venga a raccontare che questo non è un omicidio bello e buono. La madre aveva bisogno, era nella necessità, non poteva... OK gente, ma questi bambini vengono assassinati nell'indifferenza generale. E questa sarebbe una società moderna e progressista? Sarebbe questo che la tro***ta aspirante governatore del Lazio ha sempre difeso, insieme ai suoi alleati? La madre ha il diritto di decidere? E il bambino/a chi li difende se non possono parlare? Aborto a queste condizioni? NO GRAZIE.
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