martedì 09 febbraio 2010
 
 INTERNI
lunedì 22 ottobre 2007, 10:05

Il giallo della strage di Bologna. Ecco le prove della pista araba

Il 2 agosto 1980 Thomas Kram, terrorista rosso vicino all'estremismo islamico, era in città. Riaperto un capitolo nascosto per troppi anni. Dell'uomo misterioso parla l'ex capo della polizia De Gennaro

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nostro inviato a Bologna

Il governo Prodi mente sulla strage di Bologna. Incalzato da due interrogazioni parlamentari di Enzo Raisi (An) l'Esecutivo ha dato, di fatto, la netta sensazione di voler aiutare un terrorista di sinistra tedesco a crearsi un alibi a posteriori per la bomba alla stazione del 2 agosto 1980. A scoprire il bluff governativo sulla presenza nel capoluogo emiliano di Thomas Kram, legato all'estremismo arabo del network terroristico di Carlos «lo Sciacallo», è stato un blog di sinistra, curato da Gabriele Paradisi (gabrieleparadisi.splinder.com) una sorta di poeta intellettuale bolognese che si è messo a spulciare minuziosamente le versioni ufficiali della procura rivelatesi piene di errori e contraddizioni. E così quando il sottosegretario Scotti, a nome del governo, ha risposto a Raisi sui motivi per cui non si era mai voluto indagare sulla presenza di un terrorista di quel calibro a Bologna il giorno della strage, sono stati i segugi del blog a smascherare reticenze e gravissime omissioni. La prima: il governo ha spiegato che Kram non poteva essere coinvolto nella strage perché aveva preso un treno in Germania l'1 agosto, ed era arrivato in Italia dopo la strage.
Il treno che non c’è
I blogger sono andati a consultare l'orario delle ferrovie europee di quell'anno, e hanno scoperto che il treno di cui parla il governo non esisteva, e che comunque quel treno non era quello citato nel rapporto di polizia, che invece datava il viaggio del Kram al 31 luglio, quindi in tempo utile per la strage del 2 agosto. Sbugiardato e messo all'angolo, il rappresentante del governo Prodi replicava che evidentemente si era trattato di un errore dovuto alla nota della procura che citava un altro treno... Purtroppo per Scotti, i soliti blogger nello scoprire che il sottosegretario citava treni impossibili, arrivano a ipotizzare che una strana coincidenza segnava la risposta ufficiale del governo italiano: sembrava ricalcare a pieno l'alibi che aveva fornito lo stesso Kram in una intervista al Manifesto dell'agosto scorso. Secondo il nostro governo, quello che diceva Thomas Kram era tutto vero. E siccome date e orari non tornavano, ecco che il governo sistemava le discrepanze. Kram, costituitosi in Germania dopo 26 anni di latitanza (iniziata, guarda caso, proprio il 2 agosto 1980) nell'intervista si giustificava dicendo di essere stato sì a Bologna, ma di aver notato, appena uscito dall'albergo, una certa confusione, e di aver preferito quindi non andare in stazione, ma andare in taxi a prendere una corriera per andare a Milano da una sua amica. I blogger hanno però scoperto che dal suo albergo era impossibile vedere la stazione ferroviaria, e poi la stazione delle corriere era proprio accanto a quella ferroviaria. Quanto alla supposta amica milanese di Kram, interrogata dalla Digos, ha smentito categoricamente di aver visto il tedesco in quei giorni.
A questo punto il sottosegretario Scotti, in palese difficoltà, replicava che le informazioni del governo provenivano direttamente dalla procura di Bologna, e che quindi eventuali imprecisioni andavano addebitate a loro. Ma aggiungeva, involontariamente, un dato clamoroso: «Il fascicolo relativo a Thomas Kram venne distrutto nel 1997 in seguito all'entrata in vigore dell'Accordo di Schengen», perché Kram a quel punto era solo un cittadino tedesco che aveva diritto alla sua privacy. Kram, però, non era un cittadino tedesco qualsiasi essendo ricercato nel mondo per una serie di attentati.
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