Ora si dà il caso che il gip valuti le prove raccolte dal pm e decida, se il ragionamento dell'accusa gli è parso convincente, l'arresto, ma qui il gip di Napoli non avrebbe raggiunto nemmeno il minimo sindacale. Il tribunale del riesame, impietoso, parla di «totale, testuale trasposizione della richiesta del pubblico ministero» e carenza di «qualsiasi accenno di autonoma valutazione in ordine agli elementi indiziari emersi nel corso delle indagini preliminari, omettendo», così, «ogni controllo e ogni valutazione sul risultato delle indagini preliminari». Addirittura, secondo il riesame il giudice si sarebbe dimenticato perfino di sostituire le parole, «questo pm» con «questo gip».
Risultato: l'ordine di arresto per concorso esterno in associazione camorristica è finito nel cestino. Gaetano Riina non è stato scarcerato perch´ a luglio era già stato ammanettato: questa volta su input della procura di Palermo che lo considera il nuovo boss di Corleone. Dunque, l'aspirante padrino resta dentro. Ma questo nulla toglie alla gravità dell'episodio che conferma un vecchio vizio di parte della magistratura italiana: la sciatteria e insieme la sudditanza culturale dei gip ai pm. Non è sempre così, naturalmente, ma da Mani pulite in poi l'allarmante fenomeno è stato denunciato infine volte dagli avvocati che dovrebbero essere sullo stesso piano dei pm e invece si trovano spesso spalle al muro. Incalzati dai pm e anche dai gip che sembrano ufficiali di complemento dell'accusa.
È questa una delle ragioni da pesare a favore della separazione delle carriere, argomento di cui si parla a vuoto da quasi vent'anni. Ma la prima rivoluzione è quella che dovrebbe avvenire nelle teste dei giudici, non di tutti, ci mancherebbe, perch´ proprio l'epilogo della vicenda napoletana insegna che molti giudici fanno, e bene, il loro mestiere. Il riesame esclude addirittura che il gip «abbia realmente preso cognizione del contenuto delle ragioni esposte nella richiesta del pm». Un disastro. I giudici hanno annullato l'arresto di Riina ma anche quelli di altri otto indagati, compreso il fratello di un altro celebre padrino: Nicola Schiavone che sta a Francesco detto Sandokan come Gaetano sta a Totò Riina.
La girandola si è chiusa con la giustizia rossa di vergogna, ma in concreto poco è cambiato: solo tre indagati, quelli con le posizioni meno pesanti, sono stati scarcerati. Gli altri restano in cella, raggiunti da altri provvedimenti. E la procura corre ai ripari: la Direzione distrettuale antimafia di Napoli sta valutando se chiedere un nuovo arresto per Riina. L'indagine ha scoperchiato un accordo fra Cosa nostra e i Casalesi: alleati di ferro nel riscuotere il pizzo sul commercio di frutta e verdura fra la Sicilia e il resto d'Italia.
Ingrandisci immagine
