Il giudice regala a De Benedetti altri 45 milioni

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Quarantacinque milioni di euro. Una cifra da jackpot del superenalotto intascata in una sola giornata dalla holding di una famiglia che non ha certamente bisogno, quella dell'ingegner Carlo De Benedetti. Questa volta però la dea bendata della fortuna non c'entra. Responsabile della pioggia d'oro è il giudice Riccardo Mesiano che riconoscendo alla Cir di De Benedetti un risarcimento record, 750 milioni, da parte di Fininvest ha messo le ali alle azioni in Borsa. Ieri il titolo Cir, che capitalizza 1,2 miliardi di euro, è arrivato ai massimi dell'anno ossia 1,72 euro, una cifra che non vedeva da 52 settimane, chiudendo a fine giornata con un più 8,21% tra scambi vorticosi (oltre 24 milioni di pezzi, pari a circa il 3% del capitale), otto volte superiori ai tre milioni della media dell'ultimo mese. E dato che De Benedetti di Cir possiede il 45%, quasi la metà dei 100 milioni guadagnati in Borsa da Cir, ossia circa 45 milioni, gli è arrivata in tasca. Anche se non direttamente perch´ Cir è a sua volta controllata da un'altra società, Cofide di cui De Benedetti possiede il 51%, che infatti è salita del 6% anche lei ai massimi dell'anno.
Alla fine dunque la giornata borsistica dell'Ingegnere è più che positiva ma non certamente per merito delle tre società controllate dalla sua holding. L'editoria, si sa, non va a gonfie vele e neppure la componentistica per auto e così il Gruppo Espresso e Sogefi quest'anno non hanno distribuito dividendo. Le cose sono andate meglio per Sorgenia con 26 milioni di utile in sei mesi. Ma a portare in un sol colpo più di 10 anni di guadagni della piccola società elettrica nella cassaforte della famiglia De Benedetti ci ha pensato il tribunale. Anche se si tratterebbe di un incasso straordinario gli analisti hanno sentenziato che, se in appello la decisione del tribunale fosse confermata, il prezzo obiettivo delle azioni di Cir passerebbe da 1,9 a 2,3 euro riducendosi a 2,1 se dovesse ricevere solo metà della cifra. Per contro le cose non sono andate male per i titoli della galassia Fininvest che fa capo alla famiglia Berlusconi. Dopo un avvio debole infatti le quotazioni dei tre titoli (Mondadori, Mediaset e Mediolanum) sono girati in positivo e hanno chiuso guadagnando terreno. Molti analisti hanno segnalato infatti che, pur essendo immediatamente esecutiva, la sentenza potrà essere contestata in appello, passo del resto già annunciato dalla stessa Fininvest. In ogni caso, anche se fosse confermata, gli esperti notano che «non avrebbe alcun impatto sulle controllate della finanziaria. Le società non sono infatti in procinto di fare aumenti di capitale, n´ hanno necessità di liquidità da parte degli azionisti a monte e quindi di Fininvest».
Al limite hanno spiegato gli analisti, «negli anni a venire le controllate potrebbero decidere di distribuire dividendi più generosi, in modo da far fluire più rapidamente cash alla stessa Finivest, anche se si tratta solo di ipotesi». A Piazza Affari la prospettiva comunque non dispiace e ha contribuito a sostenere i titoli legati alla finanziaria di casa Berlusconi. A fine giornata Mondadori ha addirittura guadagnato il 3,83%, Mediaset un più contenuto 0,76% e Mediolanum lo 0,27%.

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COMMENTI

#2 Gensca (983) - lettore
il 06.10.09 alle ore 12:19 scrive:
E' insider trading! Un grande aiuto a De Benedetti, l'editore svizzero, che, in crisi nera, si è visto fare un simile regalo grazie alla sentenza del Mesiano! Oltre che aberrante sotto il profilo giuridico, il "teorema" disegnato dal giudice monocratico è destabilizzante sul piano economico-finanziario in danno soprattutto dei piccoli risparmiatori ed a favore dei grandi speculatori di borsa, tra cui ovviamente va incluso il padrone del gruppo repubblikella2009-l'espressino. Sentenza emessa da un giuice unico che va messo dunque sullo stesso piano di un relatore di un collegio giudicante, che, secondo la tesi del Mesiano, è il deus ex machina del processo, sia esso penale che civile. Perciò, egli ha manipolato se stesso strumentalizzando il fine di giustizia per l'affermazione della propria ideologia (vedasi il richiamo in sentenza a Mgistratura Democratica, talché excusatio non petita acusatio manifesta!) o del proprio odio antiberlusconiano. Andrebbe processato altro che tutelato!
#1 Anita (583) - lettore
il 06.10.09 alle ore 11:04 scrive:
E male che vada, i sedici milioni di elettori del centro-destra compreranno tutti un libro Mondadori, ma non di un autore di sinistra per carità, e così dimostreremo che a destra si legge e che sappiamo fare quadrato.
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