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mercoledì 22 febbraio 2006, 00:00

Il Manifesto di Pera per il Polo «L’Occidente ritrovi l’identità»

Il presidente del Senato incontra Berlusconi: approvato il documento che sarà firmato da intellettuali e politici dell’area del centrodestra

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Mario Sechi

da Roma

Quaranta minuti di faccia a faccia tra Silvio Berlusconi e Marcello Pera hanno dato il via libera al manifesto che il Presidente del Senato presenterà ufficialmente domani e sarà il primo passo della «sfida per l’Occidente» di Forza Italia e della Casa delle Libertà.
L’incontro tra Berlusconi e Pera si è svolto in un clima di grande amicizia, piena la sintonia sui temi di fondo del manifesto e convinto il sostegno del presidente del Consiglio su una iniziativa che riprende i temi della politica estera e le battaglie fatte in Europa da Berlusconi per inserirle nel filone culturale che Pera ha portato avanti fin dall’11 settembre 2001, data in cui «il mondo non sarebbe mai stato più lo stesso». Il manifesto è il compimento di cinque anni di lavoro politico, la prosecuzione naturale degli esiti del convegno di Norcia (intitolato «A Cesare e a Dio») e della collaborazione tra istituzioni laiche e cattoliche (in particolare, la Fondazione Magna Carta, la Fondazione per la Sussidiarietà e la Compagnia delle Opere). Berlusconi ha dato il suo contributo e i suoi consigli e con Pera ha convenuto che i contenuti del manifesto debbano trovare non solo l’appoggio di Forza Italia e degli alleati, ma possa contare anche su un gruppo di punta di candidati che se ne facciano poi interpreti in Parlamento. Circolano i nomi di Magdi Allam, editorialista del Corriere della Sera e profondo conoscitore del mondo arabo, Fiamma Nirenstein, scrittrice esperta di Israele e Medio Oriente e Gaetano Quagliariello, professore di storia contemporanea alla Luiss e consigliere politico di Pera, ma questo è un capitolo ancora in fieri. Il primo passo è quello del manifesto, un testo agile - in linea con la volontà di Berlusconi di comunicare con chiarezza i contenuti agli elettori - con un linguaggio semplice ma senza allusioni. Non c’è spazio per il non-detto. L’incipit è già un programma politico - «l’Occidente è in crisi» - e le ragioni di questa crisi sono nel fatto che «attaccato dall’esterno dal fondamentalismo e dal terrorismo islamico, non è capace di rispondere alla sfida». Sono le prime parole di un preambolo che si snoda in vari punti che Pera illustrerà domani nell’incontro alla sala della Stampa Estera a Roma. Il manifesto fa la diagnosi sulla malattia dell’Occidente «minato dall’interno da una crisi morale e spirituale» che «non trova il coraggio per reagire». Non lo trova perché «ci sentiamo colpevoli del nostro benessere, proviamo vergogna delle nostre tradizioni, consideriamo il terrorismo come una reazione ai nostri errori», mentre «il terrorismo è un’aggressione diretta alla nostra civiltà e all’umanità intera». Il riferimento al confronto (non lo scontro) tra Islam/Occidente è il primo punto dell’agenda globale e ovviamente anche del manifesto ma subito, nel preambolo, è il Vecchio Continente a finire sul banco degli imputati: «L’Europa è ferma. Continua a perdere natalità, competitività, unità d’azione sulla scena internazionale. Nasconde e nega la propria identità». Al punto da fallire «nel tentativo di darsi una Costituzione legittimata dai cittadini». La scelta più importante del quinquennio del governo Berlusconi - l’alleanza con gli Stati Uniti - viene ribadita e si lancia l’allarme sull’Europa che «provoca una frattura con gli Stati Uniti e fa dell’antiamericanismo una bandiera».
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