«Non ce la faccio ad andare avanti»: con queste parole, senza usare mezzi termini, Renzulli spiega la sua iniziativa. E tiene a precisare di essersi sempre rivolto alle forze dell’ordine. Ma le rapine sono proseguite. L’ultima risale a martedì scorso, quando un bandito a volto coperto e armato di pistola è entrato nel supermercato di via San Severo, ha fatto tutto il giro del negozio come se niente fosse e dovesse semplicemente fare la spesa per poi impossessarsi del denaro minacciando una cassiera. Alla quale, prima di andarsene, ha detto con estrema tranquillità: «Grazie, buon lavoro». Insomma, tutto si è svolto nel giro di pochi minuti, un copione sempre uguale che si è ripetuto complessivamente per 23 volte. E alla fine il commerciante ha detto basta. Anzi ha stampato la parola «basta» a lettere cubitali gialle sullo sfondo rosso dei poster su cui è anche precisato che è «vietato rapinare».
A quanto pare è solo la prima di una serie di iniziative già messe in cantiere. Renzulli, infatti, si prepara a una vera e propria campagna per la legalità: il progetto prevede l’affissione di tremila manifesti per le strade di tutta la città. Del resto sono tanti i commercianti nella stessa situazione, visto che a Foggia le rapine sono all’ordine del giorno. Le forze dell’ordine intervengono con tempestività, i banditi a volte vengono anche arrestati. «Ma dopo due, o tre giorni escono», commenta Renzulli. Il quale, come diversi titolari di negozi grandi e piccoli, si chiede se sia il caso di correre il rischio di essere rapinati ogni settimana. Anche perché i clienti sono calati, soprattutto di sera.
A Foggia e in tutta la provincia è ormai emergenza sul fronte della criminalità. E la zona di via San Severo, dove si trova uno dei supermercati Despar, è tra quelle maggiormente prese di mira dai banditi. Che agiscono quasi sempre con le stesse modalità. Renzulli ha tentato di correre ai ripari. Non solo presentando puntualmente denuncia, ma anche cercando di fare qualcosa sul fronte della prevenzione: ha fatto installare telecamere a circuito chiuso e si è rivolto a servizi di vigilanza, ma non è stato sufficiente per fermare le rapine. Tanto che alla fine ha deciso di puntare sui manifesti.
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