Siamo a Serra San Bruno, 7000 anime in provincia di Vibo Valentia, terra di arte - celebre l’antica Certosa - ma anche di criminali, uno dei vertici del triangolo della morte delimitato da Gioiosa Ionica e Soverato. Un luogo in cui è importante dare segnali contro la ’ndrangheta, anche quelli piccoli piccoli. Nel 2009 l’amministrazione cittadina di centrosinistra, guidata dal 2006 da Raffaele Lo Iacono, ha intitolato una strada, via Catanzaro, alle «Vittime della mafia». Tutto normale? No. Il cambio di nome ha infastidito i residenti. Che a metà luglio hanno mandato al primo cittadino una laconica letterina, agghiacciante quanto a motivazioni. «Le famiglie residenti alla via Catanzaro – recita la missiva, recapitata al Comune a metà luglio – chiedono alla Signoria vostra di adoperarsi affinché la nuova denominazione della via (Vittime della mafia) venga cambiata con altro nome in quanto quello scelto è inopportuno e inappropriato (sottolineato in neretto, ndr). Tenga presente che la suddetta è una strada privata, e alle famiglie residenti avrebbe fatto piacere che fossero state coinvolte nella scelta del nome». Segue un elenco di firme delle 12 famiglie, quelle residenti nella strada in questione. Il sindaco Lo Iacono non perde tempo. La giunta viene convocata il 30 luglio, presenti il primo cittadino e metà degli assessori, tre su sei. Ed ecco che le «Vittime della mafia», «inopportune e inappropriate», vengono cancellate. La giunta approva, nuovo nome della strada «Traversa I^ via Catanzaro». Istanza accolta. Arrivederci e buone vacanze. Alla faccia di chi, per combattere la mafia, è morto davvero. Tutto in silenzio, senza clamori. Se ne accorge, tornando dalle vacanze, un consigliere Pdl, Mirko Tassone. E il caso scoppia. Il sindaco Lo Iacono, interpellato dal Giornale, cerca di minimizzare: «Non è il caso di fare chiasso, hanno protestato perché non vogliono che la parola mafia compaia sulla loro carta d’identità, sono tanto contro la mafia che neanche vogliono sentirla nominare». Dubbi sul fatto che togliere quella denominazione sia stato poco opportuno, per non dire altro? «No – risponde Lo Iacono – le famiglie hanno detto che a loro va bene l’intestazione a un morto di mafia, quello che non vogliono è il riferimento generico alla mafia. Ne parlerò col prefetto, nell’ambito della stessa giunta abbiamo lanciato l’idea di un’intestazione a Rocco Chinnici (il procuratore di Palermo ucciso nel 1983, ndr)». Dopo il colloquio col Giornale il sindaco ha cambiato ancora idea. E, giocando d’anticipo, ha trasmesso ai giornali locali una smentita preventiva che nulla smentisce, pubblicata sul Quotidiano di Calabria, in cui sostiene che «nella trascrizione da parte degli uffici della modifica del nome della strada approvata in giunta a causa di un errore puramente materiale è rimasta solo la dicitura “I^ traversa via Catanzaro” senza l’inserimento del nome del magistrato ucciso dalla mafia». Annuncia inoltre che revocherà e farà correggere la delibera per «evitare possibili polemiche e per rispondere in anticipo a eventuali strumentalizzazioni».
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