Interessante, invece, un dettaglio che emerge proprio dalle dichiarazioni congiunte relative al «prestito», previste dalla legge sul finanziamento ai partiti e allegate al comunicato stampa. Entrambe, sia quella dell’erogazione che quella della restituzione, sono sottoscritte da Crimi e Bianconi per il Pdl, e - per An - da Francesco Pontone. Proprio lo «storico» tesoriere di An, a lungo fedelissimo di Fini, costretto a dimettersi solo al culmine dello scandalo della casa di Montecarlo, venduta alla Printemps con un atto firmato proprio da Pontone, da qualche tempo fuoriuscito dal Fli e rientrato nel Pdl. Di certo alla data del bonifico, agosto 2010, così come a quella della dichiarazione alla Camera, 28 ottobre, Pontone era di provata fede finiana. Appena due giorni prima di quest’ultima data, il 26 ottobre, il senatore infatti esultava alla notizia della richiesta di archiviazione dei pm romani per l’affaire immobiliare nel Principato: «Era un’azione sballata contro Fini e me. Continueremo la nostra battaglia politica contro quelli che speravano o si illudevano di poter bloccare l’azione del presidente della Camera».
Ma se davvero in quel prestito c’era qualcosa di losco, se era un tentativo dei colonnelli di An passati al Pdl di svuotare le casse dell’ex partito, possibile che Pontone e Fini, in quel momento in guerra aperta con gli ex alleati, non abbiano colto l’attimo e denunciato subito tutto, pur avendo il tesoriere controfirmato quell’atto? Molto rumore per nulla, dunque? Così parrebbe, anche a leggere le ultime dichiarazioni di Italo Bocchino. Ieri il capogruppo del Fli, non esattamente una colomba, ha ridimensionato il caso, smentendo l’esistenza di un malloppo: «È una vicenda dolorosa e triste - ha spiegato - ma è un fatto interno: nessuno ha sottratto un euro».
GMC-MMO
Ingrandisci immagine
