Se c’è timore per la tenuta del Pdl, però, il Cavaliere sembra ottimista sulle alleanze. Ripete che «con Bossi è tutto chiarito e alla fine andremo insieme» mentre è convinto che alla fine anche l’Udc rispetterà gli apparentamenti. Almeno in quelle amministrazioni dove già si governa insieme e che tornano al voto: in sette l’asse è tra Pdl e Lega mentre in undici è tra Pdl e Udc. L’obiettivo, insomma, è bissare le alleanze già esistenti. A brevissimo, quindi, partiranno i tavoli locali con Carroccio e centristi con Maurizio Lupi che non esclude «l’ipotesi delle primarie» per la scelta del candidato. Anche se il nodo vero rischia di essere proprio la Sicilia dell’ormai celebre 61 a 0 portato a casa da Forza Italia alle politiche del 2001. A sindaco di Palermo, infatti, la candidatura unitaria del Terzo polo che sostiene Massimo Costa rischia di essere un problema di non poco conto per Angelino Alfano. Che nella sua Sicilia potrebbe finire per «cedere» Palermo, governata negli ultimi undici anni dall’azzurro Diego Cammarata. Anche perché nella partita si inserirà certamente Gianfranco Micciché che con il segretario del Pdl non ha certo buoni rapporti e che può contare su un discreto pacchetto di voti.
Altro capitolo quello della legge elettorale. Che, spiega Ignazio La Russa, «deve avere la più larga condivisione possibile proprio come dice Bossi». Insomma, una mano tesa alla Lega. Il punto è che al di là della buona volontà di tutti, le divisioni restano molte. Nel Pdl ma anche nel Pd, visto che tutta l’area non bersaniana guarda con sospetto la proposta Franceschini-Violante sul premio di maggioranza alle prime tre coalizioni. Insomma, non ha torto Gaetano Quagliariello quando spiega che «adesso dalle parole bisogna passare ai fatti» o Maurizio Gasparri quando dice che «si può fare tutto e si può fare bene». Il problema è riuscire a conciliare posizioni così distanti non solo nel merito di quella che dovrà essere la nuova legge elettorale ma anche della cosiddetta road map visto che c’è chi vuole partire con la riforma del sistema di voto e chi sostiene invece che si dovrebbe iniziare dall’architettura istituzionale. È questa la ragione di un Berlusconi a dir poco cauto. «C’è ancora troppa confusione. Cerchiamo di andare avanti sulle riforme, ma - il consiglio del Cavaliere ai suoi - stando attenti a non esporci troppo, perché il rischio è che un eventuale fallimento venga imputato a noi».
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Silvio Berlusconi, leader del Pdl
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