Con Galgano e Ingroia abbiamo voluto fare solo un esempio: di magistrati esternatori (e presenzialisti) son piene le cronache, con una decisa supremazia degli Ingroia sui Galgano e con una marcata differenza di trattamento per gli uni e per gli altri. In sostanza un magistrato (Galgano) non può permettersi di affermare che troppi pm sono mossi da «un fanatismo derivante dalla perfetta osservanza delle leggi» tale da provocare quelle «sofferenze alla gente e alla collettività» che rappresentano «il costo che i cittadini devono pagare all’autonomia della funzione giurisdizionale». Ma può permettersi di dire (Ingroia) che Berlusconi deve dimettersi per farsi poi comodamente processare. Non basta, dunque, che si dia assenso a un magistrato - chiamato ad applicare la legge - di opporsi e addirittura minacciare scioperi per impedire al Parlamento - chiamato a farle, le leggi - di legiferare in materia di giustizia. Gli si permette anche di esercitarsi nella politica politicante, purché essa sia d’indirizzo antiberlusconiano.
Anche se la tentazione è forte, sarebbe ingiusto affermare che una magistratura inoperosa, politicizzata e che come è stato detto usa depositare gli atti in edicola, è marcia. C’è una sua parte silenziosa e operosa, non presenzialista e attenta a separare la giustizia dalla politica che ne salva l’onore. Però si addice al sistema giudiziario un vecchio proverbio che recita: il pesce puzza dalla testa. E la testa si chiama Csm, lo stesso che riconobbe una «laboriosità molto elevata» e «particolari doti organizzative» al magistrato Angela Rosa Bernardini. Della quale poi si seppe che nel 60 per cento dei casi depositava le sentenze non entro i già larghi limiti (15 mesi), ma con ritardi che toccavano l’anno, ciò che tra l’altro permise a una ventina di mafiosi già condannati di tornarsene liberi (e ovviamente uccel di bosco). Lo stesso che lascia le briglie sciolte agli Ingroia e impone la mordacchia ai Galgano. Lo stesso che alla sola ipotesi di un controllo della produttività dei singoli magistrati sbraita all’attentato alla indipendenza e all’autonomia dei medesimi. Lo stesso che con furore belluino si oppone alla separazione delle carriere dei magistrati e censura preventivamente l’opera del legislatore. Quella è la testa, e quella puzza.
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