E la sua è una sorta di vera e propria sfida ad arrivare in fondo, a farsela tutta a piedi come era stabilito da giorni e come «deve essere» perché - confida a Claudio Scajola - «non posso mica dargliela vinta». Un modo, dirà, per ribadire il giorno della chiusura della campagna elettorale che «i nostri sono mondi diversi». Con Forza Italia a indignarsi per «la feroce contestazione» e Massimo D’Alema a dirsi «dispiaciuto per l’episodio di inciviltà». Così Berlusconi cammina quasi un’ora tra chi lo applaude e lo bacia e i tanti che lo insultano. Ma non cede un attimo e più d’una volta ingaggia duelli verbali con questo e con quello. E pure se un uovo lo ha appena sfiorato andando a colpire dritto sul collo uno degli uomini della scorta, lui non perde l’occasione per un faccia a faccia con una signora che non va per il sottile. «Lei mi fa schifo!», grida senza sosta. Il Cavaliere sorride un po’ amaro e replica: «Questa è la sua democrazia, complimenti». Altri insulti, altra chiosa. «Evidentemente - dice - quando si guarda allo specchio la mattina perde tutto il buon umore».
Una contestazione spontanea, quella di Sestri. Nel senso che Ds, Rifondazione e Pdci si sono ben guardate dal prendervi parte. Dietro alla protesta ci sono una cinquantina di ragazzi della sinistra estrema, concentrati a rumoreggiate già da qualche ora prima dell’arrivo del Cavaliere. Prima a cantare Bella Ciao, poi a intonare Berlusconi a San Vittore e infine a lanciare uova. Dei trascinatori se riescono a portarsi dietro un nutrito gruppetto di ragazzini, anche loro fieramente antiberlusconiani e pronti a gridare il loro disappunto tra i sorrisi degli agenti antisommossa che si vanno lentamente schierando. Sorrisi legittimi, visto che l’allegra brigata è capeggiata da Antonino, che si presenta così «Ho 14 anni e una lettura fissa: La Gazzetta dello Sport».
Il serpentone si trascina per un’ora, con i più grandi che non smettono un attimo di contestare. «Quattro illiberali che urlano insulti scontati», chiosa Berlusconi nella ressa. Che si dedica soprattutto ai sostenitori, tra strette di mano, baci e abbracci. Poi sorride, perché che «non sarebbe stato come fare un brindisi» lo sapeva fin dall’inizio», e arrivato alla fine del girone dantesco saltella sulla pedana della sua auto blindata, saluta i sostenitori e via a intonare Chi non salta comunista è.
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