Il raid punitivo del Pm dopo il viaggio saltato
Si sa come vanno queste cose. Si va in un'agenzia di viaggi, si giocherella con i propri sogni, poi si punta su una casella. Ignazio M., Sostituto procuratore in una città del Veneto, aveva comprato un pacchetto per Luxor, in Egitto. Poi, qualcosa va storto: il tour salta, lui chiede la restituzione dei soldi: 1.300 euro. Niente. Al danno si aggiunge la beffa: non solo Ignazio M. ha perso l'occasione di visitare uno dei siti più suggestivi al mondo, ma l'agenzia nicchia. Anzi, la situazione degenera: l'impresa fallisce, la titolare, Piera F., viene indagata per bancarotta, il Sostituto procuratore viene premurosamente informato dai colleghi che seguono il dossier e fa la sua querela. Fin qui, maledizione dell'Egitto a parte, niente di male. Ci mancherebbe. Quel che segue però è davvero sconfortante. La denuncia finisce infatti nelle mani del brigadiere Gabriele C. Attenzione: una regola elementare della giustizia è che dei reati commessi o subiti non fa differenza dai magistrati di una certa città si occupino quelli di un altro centro. Elementare: per una causa nel Veneto si va in Trentino. Ed e` ovvio, a tutela della collettività, che sia così. Ma la strana coppia Gabriele C. & Ignazio M. straccia le regole. Tutte. E di fatto organizza una spedizione punitiva ai danni della titolare dell'agenzia: il 31 luglio 2003, 14 giorni dopo la presentazione della denuncia, Ignazio e Gabriele entrano nell'agenzia, invitano Piera F. a seguirli, la fanno salire su un'auto di servizio, la portano nell'ufficio del brigadiere. Qui la signora viene identificata, poi si passa agli avvertimenti. Espliciti. Pesantissimi. Inammissibili. I due secondo il capo d'incolpazione le dicono che non ha scampo: finirà in carcere almeno per 8 mesi, senza la possibilità di difendersi; aggiungono che sanno tutto di lei, anche dei suoi due figli. Considerati evidentemente un punto debole su cui fare leva per intimidire la donna. Ancora, le fanno capire che stracceranno tutto se lei ridarà i soldi entro 3 giorni. Infine, aggiungono una nota di perfidia e arroganza insieme: purtroppo per lei è il loro discorso Piera F. è incappata in un magistrato. Le è andata male. Ora deve rimediare o, par di capire, andrà incontro a gravi conseguenze. E deve fare in fretta, perch´ il sostituto procuratore rivuole i soldi nell'arco di 72 ore. Il tutto, come nota il Csm, dentro la cornice dell'illegalità più assoluta: «Tali attività venivano compiute al di fuori di qualsiasi delega e di incarico formale, ed erano palesemente viziate per la incompetenza dell'ufficio che (almeno apparentemente) procedeva, per la inesistenza di un procedimento regolarmente registrato». Doveva essere in Trentino, non certo in Veneto, l'indagine. Ma poi, che inchiesta è questa? Insomma, qua siamo dalle parti della giustizia fai da te: la divisa e la toga si coalizzano per piegare la furbetta di turno che si è mangiata 1.300 euro. La sentenza arriva il 17 febbraio 2006. La sanzione adeguata per una vicenda così grave e sconfortante è la perdita di anzianità di mesi 2.