La tecnica di Cetera, come hanno appurato i finanzieri nel corso delle accurate indagini eseguite, era collaudata. Fin da primo incontro con la coppia interessata, il primario si preoccupava di eseguire una sorta di check-up economico, per capire se aveva le disponibilità per questa sorta di ticket... supplementare. Che vuoi che siano poche migliaia di euro di fronte al sogno della maternità. Per cui, una volta ottenuto il via libera, il medico provvedeva a fissare un secondo appuntamento, stavolta non in ospedale ma lontani da occhi indiscreti, in luoghi pubblici, tipo bar, stazioni delle corriere, parcheggi, caselli autostradali. Non prima, però, di aver spiegato ai taglieggiati che i soldi erano richiesti per una buona e nobile causa: finanziare la ricerca dei biologi di una società bolognese specializzata in tecniche di fecondazione assistita e in stretto contatto con l'ospedale di Pieve di Cadore. Inutile aggiungere che, a seguito degli scrupolosi controlli eseguiti dalle Fiamme Gialle, detta società non ha ricevuto neanche un centesimo. Una volta sgombrato il campo da equivoci, Cetera passava alla spiegazione dei dettagli. Il pagamento doveva essere eseguito rigorosamente in contanti. In un caso i finanzieri sono riusciti a filmare l'esazione. È successo in un bar di San Donà di Piave (Venezia): si vede il passaggio di una busta contenente 2.000 euro in contanti dall'aspirante mamma al primario dispensatore di speranze. Il video è stato diffuso da tutti i siti e ha scatenato commenti assai poco lusinghieri nei confronti del guru delle facondazione assistita. E dire guru è dire poco, visto che qualche mese fa era stato giustamente elogiato per essere riuscito a inseminare artificialmente una donna che ha 48 anni ha poi partorito il secondogenito. Pochi dubbi, insomma, sulla sua competenza e professionalità. Per questo le coppie taglieggiate, di tutti i ceti sociali, hanno aperto i portafogli senza farsi troppe domande. Ore le domande, a Cetera, le faranno i giudici.
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