In Italia non ci sono solo asini in matematica?
«No, anzi. Trovo studenti bravissimi, eccezionali».
Che cosa fa in questi casi?
«Cerco di prepararli al meglio per le gare nazionali e internazionali. Poi alcuni si iscrivono qui alla Normale di Pisa. Ma è un lavoro lungo, per gradi».
L'esercizio è sufficiente?
«Hanno anche del talento».
Com'è la matematica a scuola?
«Ha due scopi. Il primo è insegnare a far di conto, il secondo è educativo: come il latino, è uno strumento per imparare a ragionare».
Si punta troppo sul primo?
«È un modo per raggiungere un maggior numero di studenti. Il rovescio è che molti altri perdono interesse: perch´ è la matematica più arida e ripetitiva. Quella che non ha profumo».
Allora basta puntare sul ragionamento?
«Il problema è che i deboli vanno ancora più in difficoltà. Al momento di promuovere non puoi pretendere che siano tutti geni, però non puoi neanche rinunciare a far ragionare gli studenti, altrimenti non si innamoreranno mai della materia».
Vale la pena rischiare?
«Una cosa è certa: se non la amano, saranno scarsi».
Come si fa a farla amare?
«Ogni anno alle Olimpiadi partecipano 300mila allievi di tutta Italia. Il primo livello è molto popolare: piace tantissimo ai ragazzi. Noi organizziamo tutto gratis. Magari qualcuno, nelle istituzioni, potrebbe pensarci».
I risultati sono buoni?
«Ottimi. Spesso riesce bene anche chi ha la media del quattro. È questione di ragionamento».
È solo un problema di stimolo?
«C'è qualcuno che proprio non ci arriva ma, per molti, è solo un blocco psicologico. Pensano: Non ci riesco. E si fermano prima di tentare».
Che cosa farebbe con uno studente in difficoltà?
«I miei nipoti sono stati tutti rimandati in matematica. Abbiamo fatto esercizi, abbiamo ragionato insieme: la matematica piace solo se la conosci e io ho cercato soprattutto di stimolare il loro interesse».
Ci è riuscito?
«Oggi uno di loro è laureato in matematica».
Allora c'è speranza anche per chi non sa fare i conti?
«Certo. I conti sono necessari nella vita quotidiana, sono come l'alfabeto. Ma la matematica, quella che fa cultura, è ragionare».
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