Il sindacalista filosofo che ama il "ma anche"

Il leader Cgil è passato dall’esperienza del Psi alla tessera Ds. Ora è pronto per le Europee. Nel 2002 disse no all'abolizione dell'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori e dichiarò guerra a destra

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da Milano

Se Walter Veltroni è l’interprete indiscusso della filosofia del ma-anchismo, Guglielmo Epifani ne è certamente il padre putativo. Un po’ per studio (laurea alla Sapienza con tesi su Anna Kulisciov, la femminista riformista storica compagna di Filippo Turati), un po’ per pedigree: romano con un’infanzia a Milano e maturità ancora capitolina, il leader Cgil ha sempre viaggiato sul treno delle convergenze parallele. Si ritrova socialista nonostante il padre Giuseppe fosse un fanfaniano. A nulla vale l’esperienza da volontario cattolico negli anni ’70 alla Bufalotta, con i ragazzi poveri del doposcuola. Il Psi fu una scelta presa «per esclusione», confessò qualche anno fa al Giornale, perché la paterna Dc era «conservatrice» e il comunismo «nemico della libertà». Tra il ’73 e il ’77 lavora all’università e vince il concorso da ricercatore: qui scova le lettere di Giovanni Amendola a Vittorio Emanuele III dopo lo «strappo» dell’Aventino del giugno 1924. Di sera, invece, incontra Enrico Boselli, Roberto Villetti e un giovanissimo Enrico Mentana nella sede romana dei giovani socialisti della Fgsi.
Debutta alla Cgil come direttore della casa editrice Esi, poi è un’escalation fino alla segreteria confederale, passando per i lavoratori poligrafici e cartai. Nel curriculum del 58enne sindacalista sosia de noantri di Harrison Ford brilla orgogliosamente la scelta di opporsi all’ala comunista della Cgil che non voleva la scala mobile («Avevamo ragione noi a fare la fronda - ama ricordare - quel referendum voluto da Berlinguer era sbagliato, e infatti fu perso»). Ma per non farsi mancare nulla, il colto sindacalista filosofo è anche uno dei pochi ex socialisti (giolittiani ma anche un po’ craxiani) iscritto all’ex Correntone Ds.
Forse per questo si spiega la sua strategia doppiopesista al tavolo delle trattative Alitalia, magnificamente riassunta nelle due lettere pubblicate dal Giornale e in una frase in perfetto sindacalese: «Abbiamo firmato per il personale di terra con Cisl, Uil e Ugl che rappresentano il 51% dei lavoratori, ma non per il personale di volo, perché non si può fare un accordo separato se si rappresenta meno della metà dei lavoratori». Requiem per Alitalia, ma anche per l’unità sindacale, visto che per Raffaele Bonanni Epifani è «il becchino di un’azienda morta».
Amici pochi, anche se nella sua lunga carriera sindacale ha incrociato la scrivania con Giuliano Amato (all’ufficio economico della Cgil nel ’74), Bruno Trentin (nel ’91) e Ottaviano Del Turco, di cui prese il posto come segretario aggiunto. Qualcuno maligna che nel ’92 Epifani sostenne economicamente la campagna elettorale del suo ex compagno di partito e sindacato Maurizio Sacconi, oggi ministro del Welfare.
Ma i tempi cambiano, e anche i «ma-anche». Con il centrodestra di governo è stato subito scontro. Prima ancora di sedere sullo scranno che fu di Luciano Lama, nel giugno del 2002 Epifani rivendicò la linea dura della Cgil sull’abolizione dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (che avrebbe esteso a tutte le aziende la facoltà di licenziare senza giusta causa) in nome di una strategia che «avrebbe premiato in consenso e credibilità». Nella breve parentesi di centrosinistra al governo, invece, fecero scalpore i sonori fischi incassati il 7 dicembre 2006 a Mirafiori, quando Epifani (al debutto nel tempio operaio di Torino) dovette spiegare alle tute blu il perché del «sì» Cgil al protocollo sul Welfare voluto dall’Unione, che prevedeva anche il passaggio del Tfr dalle casse dell’azienda a quelle dell’Inps. Toni stonati per chi ama tutta la musica, la lirica ma anche «il jazz di Keith Jarrett» e, perché no, «pure i Pink Floyd».
Non è ancora sicuro se, come si mormora nei corridoi del Palazzo, per scrollarsi di dosso il peso del fallimento della trattativa Alitalia il Pd lo manderà a Bruxelles alle prossime elezioni europee. Il suo predecessore Sergio Cofferati, a fine mandato, disse a Radio anch’io: «Per un ex segretario Cgil passare dalla rappresentanza sociale a quella politica sarebbe un errore, non è la strada giusta». E se lo dice lui...
felice.manti@ilgiornale.it
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COMMENTI

#5 papimax2307 (594) - lettore
il 21.09.08 alle ore 23:28 scrive:
Molto comodo fare il doppio gioco abituale dei sindacalisti con migliaia di euro al mese di stipendio. Tanto passato il periodo sindacale, c'e' sempre la politica come il signor sindaco di Bologna.
#4 cantastorie (5360) - lettore
il 21.09.08 alle ore 19:15 scrive:
Un tempo nelle aziende statali e forse in qualche grande privata, per i manager che raggiunti livelli di un certo peso si rivelavano inadatti, venivano promossi in posizioni ancora più elevate ma disassate, in modo da non nuocere alla macchina produttiva. Si chiamava cimitero degli elefanti. Oggi questo luogo è stato affiancato dal parlamento europeo....
#3 giusto (45) - lettore
il 21.09.08 alle ore 12:43 scrive:
Forse è perchè non amo, anzi li vedo come fumo negli occhi, i sindacalisti ma epifani è il dna della CGIL e di conseguenza dei suoi padroni. Mi sembra di vedere il sorriso sotto i baffetti di baffino alle uscite ed ai comportamenti di epifani. I sindacalisti in genere se non fanno il doppio gioco non sono sindacalisti. E dicono di essere svincolati dai partiti. Ora il Rutelli torna vivo e dice che bisogna attivarsi per salvare alitalia .Evviva, ma che bell'appello. Ordinatelo a epifani!
#2 Roberto1032 (80) - lettore
il 21.09.08 alle ore 10:18 scrive:
Questa la frase di Epifani «Abbiamo firmato per il personale di terra con Cisl,Uil e Ugl che rappresentano il 51%.......della metà dei lavoratori»per la quale,se qualch'uno e' in grado di darmelo,vorrei un chiarimento. Si e' detto che i lavoratori di Alitalia sono piu' di 20.000,percepiscono stipendi compresi tra i 158.000 Euro di certi piloti ed i 20.000 Euro dei lavoratori dei servizi a terra. Leggendo i vari sondaggi si capisce che gli italiani attribuiscono il ritiro di CAI a CGIL ed ai Piloti da cui il chiarimento che chiedo e': quali sono le forze in termini numerici di Piloti,Assistenti di volo,Assistenti di terra (al check-in per intenderci),Addetti ai servizi a terra degli aereomobili,Addetti alle manutenzioni programmate,Personale amministrativo,ecc. per ogni sigla?? Chiedo cio' perche' credo sia bene che la gente sappia che per l'ingordigia di alcuni verra' penalizzata la maggioranza dei lavoratori col reddito piu' basso,quelli che non ha ancora esternata la loro incazz.
#1 steacanessa (2363) - lettore
il 21.09.08 alle ore 10:09 scrive:
se gli altri sindacalisti non lo isolano epifani ed i suoi mentori del pd (il cooperativo bersani in testa) porteranno alla rovina quello che resta dell'industria italiana. Non guarda mai in faccia l'interlocutore, è cattivo, è il perfetto esempio del burocrate tanto privo di idee nuove quanto prono agli slogan di partito.
Alessandro Sallusti
Gli Stati Uniti lo salutano come il "salvatore d'Europa", lui elogia Berlusconi "statista" ma poi sale in cattedra  continua..
Scrivi al direttore

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